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Luis Evelis Andrade Casama è presidente del Fondo indigeno latinoamericano ed è portavoce del movimento indigeno colombiano. In Italia è stato invitato dal Coordinamento italiano per il Fsm ed il Fse per promuovere il prossimo forum sociale mondiale che si svolgerà a Belem, in Amazzonia, dal 27 gennaio al primo febbraio.

Quali sono le novità di questo forum rispetto al passato?

wsf2009 Le novità consistono in tre aspetti fondamentali. Innanzitutto la scelta della sede del forum, l’Amazzonia, luogo di grande importanza per la sostenibilità ambientale globale e per la sua biodiversità, nel quale sopravvivono culture e popoli che l’hanno tutelata in questi millenni per il bene di tutta l’umanità e oggi sono minacciati dall’estinzione a causa dello sviluppo indiscriminato e degli interessi voraci delle multinazionali, che guardano a questa regione della Terra semplicemente come a una risorsa da sfruttare. In questo senso noi popoli nativi siamo semplicemente un ostacolo ai loro interessi e l’assenza di regole precise sul piano internazionale fa sì che l’Amazzonia in questo momento sia il luogo cruciale del conflitto tra chi vuole lo “sviluppo” a tutti i costi, inclusi la distruzione di interi popoli e dell’ecosistema più importante del Pianeta, e chi dall’altro lato immagina un mondo che metta al centro i diritti e la sostenibilità invece che la crescita economica. Leggi il seguito di questo post »

acqua4L’oro blu sarà dietro la prossima crisi globale. Quello dell’acqua è un problema simile ad una bomba ad orologeria innescata che, prima del petrolio e di una nuova impennata dei prezzi delle materie prima agricole, potrebbe deflagrare. E’ questo il clima che si respira a meno di due mesi dal Forum Mondiale sull’acqua che si terrà a Istambul, in Turchia dal 16 al 22 marzo, secondo il capo dell’Unità della Fao di Sviluppo e Gestione dell’acqua Pasquale Steduto, che ha fornito i numeri di quella che appare come una guerra annunciata: nel mondo 1,1 miliardi di persone non hanno accesso sufficiente a fonti d’acqua pulita e 2,6 miliardi non dispongono di servizi igienici adeguati. “C’é un’atmosfera di alto rischio di conflitto – ha detto all’Ansa Steduto – come è accaduto nel caso dei prezzi”. Leggi il seguito di questo post »

AMMORTIZZATORI
«Non togliete al Sud per trasferire al Nord» Fondi Ue, si teme lo scippo

lavoro_precario«Siamo di fronte al gioco delle tre carte. Il governo alimenta una drammatica guerra tra poveri, sposta ingenti risorse destinate alle politiche sociali e infrastrutturali del Sud dirottandole al sostegno della crisi produttiva del Nord», secondo Niki Vendola, presidente della regione Puglia. Ieri il governo ha annullato l’incontro con le regioni sulla rimodulazione dei Fondo Sociale Europeo ( FSE) e del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) per sostenere le misure anticrisi. Non ha dato motivazioni ufficiali.
«Chiedetelo al ministro Fitto perché il Governo non si è presentato», risponde ad un cronista Vasco Errani, presidente della conferenza delle regioni. Il governatore dell’Emilia Romagna ha illustrato il contenuto di una lettera delle regioni inviata ieri al governo e alle parti sociali dove si esprime: «1) preoccupazione per la eccessiva dilatazione dei tempi e per la confusione ingenerata dalla diversità di posizioni nel Governo; 2) disponibilità a orientare le risorse del FSE su interventi mirati in funzione anticiclica e integrati con politiche attive e passive del lavoro». Leggi il seguito di questo post »

Ancora repressione, e non solo a Melfi
*di Gianni Rinaldini


rinaldini01gCaro Francesco, nella tua lettera denunci e descrivi giustamente la situazione esistente alla Fiat (Sata) di Melfi, ma potrei aggiungere di buona parte degli stabilimenti Fiat. Non condivido il giudizio sulla conclusione della lotta dei 21 giorni con un accordo che fu approvato dal 75% delle lavoratrici e dei lavoratori di Melfi, ma non è questo il cuore della lettera che illustra una storia personale come parte di una storia generale, quella di un’organizzazione del lavoro fondata su condizioni molto pesanti e una struttura gerarchica e di potere autoritaria. Esattamente l’opposto di ciò che è stato «venduto» per anni, presentando la Sata come il futuro, la fine della fabbrica fordista, invece una fabbrica fondata sul lavoro di gruppo, sulla partecipazione, sul superamento delle gerarchie che diventò un fatto mediatico con la diffusione di documentari televisivi sulle meraviglie della fabbrica del futuro. Leggi il seguito di questo post »

LAVORO LETTERA di Francesco Ferrentino

fiat_melfi2La fabbrica, i ritmi, lo sfruttamento. Vi racconto il mio secondo licenziamento L’ingresso in fabbrica nel ’95, un lavoro stressante e alienato e finalmente la rivolta dei 21 giorni contro un’organizzazione disumanizzante. Fu un momento straordinario, ma il risultato inferiore alle attese. Fondammo un nuovo sindacato, fui eletto delegato e «quindi» licenziato. Vinsi la causa contro l’azienda e fui reintegrato, per essere di nuovo licenziato per quel che dissi al processo. Il mio è un caso tra i tanti Mi chiamo Francesco Ferrentino e sono, non voglio dire ero, un operaio della Sata di Melfi. La mia storia è abbastanza comune a molti operai sindacalizzati del gruppo Fiat che hanno fatto la mia stessa esperienza. Vado per ordine. Sono entrato in Sata nel 1995. Vengo da Baragiano, un piccolo paese della Basilicata. Dalla calma piatta mi sono ritrovato nello stabilimento automobilistico, in quel periodo, più avanzato d’Europa: «il prato verde» della Fiat, che all’esterno richiamava l’idea della massima produttività, dell’alta tecnologia e di un modo di lavorare nuovo, migliore e più sicuro. Per noi operai era un manicomio. Ritmi incredibili. Leggi il seguito di questo post »

Un milione di morti a est grazie alle riforme-shock

di Astrit Dakli

privatizzazioniUn milione di morti. Questo potrebbe essere il terribile bilancio reale delle privatizzazioni accelerate imposte ad alcuni paesi dell’ex Unione sovietica negli anni ’90, secondo uno studio dell’università di Oxford pubblicato ieri dalla più autorevole rivista medica internazionale, Lancet. La mostruosa cifra, una delle più alte che si possano direttamente associare a un deliberato atto politico, è la traduzione di quel 12,8 per cento di aumento della mortalità che gli analisti di Oxford hanno riscontrato nella dinamica demografica del decennio scorso nei paesi presi in esame: un aumento (quasi interamente fra i maschi in età lavorativa) che lo studio mostra essere strettamente legato, nel tempo e nello spazio, al parallelo aumento della disoccupazione provocato dall’applicazione forsennata delle politiche neoliberiste – e in particolare i programmi di privatizzazione di massa – dopo il crollo dei regimi «socialisti». Leggi il seguito di questo post »

FOGGIA Presidio“Con lo sguardo rivolto alla Palestina diciamo: fermate il massacro”

Domenica 11 Gennaio 2009 ore 18

Isola pedonale Foggia

Adesioni a : ufficiostampa.prcfoggia@gmail.com

aceiweb“Leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?Chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria muore di guerra o di pace? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto? E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.”

Abbiamo scelto di riportare uno stralcio della lettera di Mustafa Barghouthi, parlamentare palestinese, perché esprime il senso di rabbia e di dolore di chi, in questi giorni, assiste all’attacco del proprio paese e alla distruzione del proprio popolo. La guerra, iniziata a Gaza lo scorso 27 dicembre, dopo una tregua di sei mesi, ha colpito centinaia di uomini, donne e bambini. Al momento si contano 555 persone uccise e 2.800 feriti. I morti e i feriti di Gaza sono l’ennesima testimonianza di una guerra di occupazione, di apartheid, di violenza militare sull’intera popolazione palestinese e israeliana.

Bisogna chiamare le cose con il proprio nome, cioè crimine di guerra e bisogna che la popolazione palestinese non si senta sola. E’crimine di guerra: tenere sotto assedio Gaza; attuare l’embargo da parte di Israele; privare un milione e mezzo di persone di cibo e di altri beni di prima necessità; bombardare abitazioni, università, carceri, scuole, ministeri; innalzare un muro che divide palestinesi da palestinesi; uccidere bambini; impedire il trasporto dei feriti in ospedale ma anche lanciare razzi da Gaza per colpire i civili israeliani. Leggi il seguito di questo post »

Ramallah, 27 dicembre 2008.
Fonte: Peacereporter di : Mustafa barghouti

mustafa-barghoutiE leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili – e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? – se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas – tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia – ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Leggi il seguito di questo post »

gazaneedsourvoices«Alla gente innocente di Gaza: la nostra guerra non è contro di voi ma contro Hamas, se non la smettono di lanciare razzi voi vi troverete in pericolo». E’ la trascrizione di una registrazione che è possibile ascoltare rispondendo al telefono queste ore a Gaza. L’esercito israeliano la sta diffondendo illudendosi che i palestinesi non abbiano occhi e orecchi. Occhi per vedere che le bombe colpiscono quasi esclusivamente obiettivi civili, come moschee (15, l’ultima quella di Omar Bin Abd Al Azeez di Beit Hanoun) scuole, università, mercati, ospedali. Orecchie per non udire le urla di dolore e terrore dei bambini, vittime innocenti e eppure predestinate di ogni bombardamento. Secondo fonti ospedaliere, nel momento in cui sto scrivendo sono 120 i minori rimasti uccisi sotto le bombe, su un totale di 548 morti, più di 2700 feriti, decine e decine di dispersi.
Due giorni fa all’ospedale della mezzaluna rossa nel campo profughi di Jabalia, la notte non è mai calata. Dal cielo gli elicotteri Apache hanno lanciato ordigni illuminanti in continuazione, tanto da non farci accorgere di una qualche differenza tra giorno e notte. Il cannoneggiare ripetuto di un tank posto a meno di un chilometro dall’ospedale ha crepato seriamente le mura dell’edificio, ma abbiamo resistito fino alla mattina. Verso le 10 circa, bombe sul campo incolto adiacente all’edificio, fuoco di mitragliatrice tutt’attorno: per i medici della mezzaluna rossa quello era un messaggio dell’esercito rivolto a noi -evacuazione immediata, pena la vita. Abbiamo trasferito i feriti in altre strutture ospedaliere e ora la base operativa delle ambulanze è sulla strada di Al Nady, il personale medico sta seduto sui marciapiedi in attesa delle chiamate, che si susseguono febbrilmente. Leggi il seguito di questo post »

gaza

Il mio appartamento di Gaza dà sul mare, una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, spesso affranto da tanta miseria a cui costretta una vita sotto l’assedio.

Prima di stamane. Quando dalla mia finestra si è affacciato l’inferno. Ci svegliati sotto le bombe stamane a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia. E amici miei, ci sono rimasti sotto.

Siamo a 210 morti accertati finora, ma il bilancio è destinato drammaticamente a crescere. Una strage senza precedenti. Hanno spianato il porto, dinnanzi a casa mia, e raso al suolo le centrali di polizia.

Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.

In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili. Avete presente Gaza? Leggi il seguito di questo post »

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