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Da tempo vari movimenti sociali sparsi per il mondo contestano le soluzioni del protocollo di Kyoto (l’accordo che uscì dalla precedente conferenza internazionale del 1997 ma entrato in vigore nel 2005). In Europa da più tempo si susseguono i Climate Camp (campeggi di contestazioni fatti vicino gli impianti ad alta emissione di Co2) e da Bangkok a Quito passando per la contestazioni al G8 di Londra le proteste hanno al centro il futuro del pianeta, messo a dura prova dai cambiamenti climatici provocati da un sistema economico iniquo e sviluppista. Le soluzioni al problema individuate dagli stati seguendo la logica del capitalismo hanno col protocollo di Kyoto creato un mercato dell’aria, il così detto “emission trading” che non ha portato a nessun risultato se non quello di rafforzare il potere degli stati più ricchi sul sud del mondo. Nel solco delle compatibilità del sistema non potrà mai trovarsi una soluzione al problema. Stati Uniti e Cina non vogliono mettere a rischio la loro competitività sul mercato mondiale, e insieme all’Europa vogliono che siano i paesi del sud del mondo a pagare i costi della riduzione delle emissioni. A Copenhagen si ritroveranno attivisti d’Europa e del mondo (contadini dell’America Latina, associazioni del sud del mondo, sindacati, associazioni e movimenti sociali europei…), ognuno con le proprie specificità e campagne, ma uniti nella contestazione globale al sistema. “System Change not climate change!” sarà lo slogan della coalizione Climate Justice Now che da due anni raccoglie varie organizzazioni del sud del mondo ed europei (tra le quali Attac) nella costruzione di un processo unitario di movimento. Siamo all’origine di un nuovo movimento anticapitalista mondiale così come l’abbiamo visto nascere a Seattle?

Per leggere il programma del controvertice dei movimenti clicca qui

Per privatizzare i servizi pubblici locali, prima di tutto l’acqua, il governo si nasconde dietro a presunte procedure di infrazione comunitarie. E pone la fiducia sul decreto legge, che offre ai privati affari miliardari. Le iniziative dei movimenti e dei consumatori. E i dubbi di costituzionalità. Lo hanno chiamato «decreto salva infrazioni» e a presentarlo è stato il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi per dare esecuzione alle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee. Si compone di venti articoli, che «correggono» altrettante normative su altrettante materie, fra cui, all’articolo 15, i servizi pubblici locali di rilevanza economica [acqua, rifiuti, trasporto pubblico locale]. Leggi il seguito di questo post »

Dal 16 novembre 2009 l’acqua in Italia potrebbe cessare di essere un bene pubblico. Cittadini, Forum italiano per i movimenti dell’acqua, Verdi, Prc, Idv e rappresentanti della Regione Lazio dicono “no”

di Anna Clelia Cagnetta

acqua protestaGiovedì mattina a Roma centinaia di persone hanno protestato davanti alla Camera dei Deputati, in piazza Montecitorio, per ribadire il loro “no” alla privatizzazione dell’acqua. Proprio in questi giorni, infatti, la Commissione Affari Costituzionali della Camera sta discutendo il decreto legge 135/09, approvato al Senato lo scorso 4 novembre, il cui articolo 15 sancisce che i servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia elettrica, gas e quindi anche acqua) hanno rilevanza economica e possono essere gestiti da privati.

Al presidio hanno partecipato cittadini, Verdi, Rifondazione Comunista, esponenti dell’Italia dei Valori, rappresentanti della Regione Lazio e un centinaio di attivisti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua , i quali, con le mani dipinte di blu, hanno urlato “Vergogna”, “Acqua Pubblica” e srotolato striscioni dalle scritte “L’acqua è un diritto, non una merce” e “Voi 630 deputati, noi 406.000 cittadini”. È questo infatti il numero dei cittadini che ha presentato in Parlamento una legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione dell’acqua: oltre 400.000 firme raccolte a sostegno di una legge depositata ormai da due anni. Leggi il seguito di questo post »

ALEX ZANOTELLI SULL’ACQUA

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