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La polizia danese ha reagito con arresti e violenze a ogni manifestazione di dissenso in questi giorni. Come se gli organizzatori del vertice non potessero ammettere nessuna disobbedienza

Sabato sera, dopo un’intera settimana trascorsa a sfamarci nei punti ristoro e negli snack bar del centro delle conferenze di Copenhagen, con un gruppo di amici sono stata invitata a un’ottima cena preparata in casa da una famiglia danese come tante. Al termine di una serata trascorsa a guardare fissamente e con aria sbalordita i loro mobili eleganti e ben disegnati, alcuni di noi hanno chiesto: «Come mai i danesi sono così bravi in fatto di design?». E i nostri ospiti hanno risposto all’istante: «Siamo veri fanatici, quando si tratta di tenere le cose sotto controllo. Ciò nasce dal fatto che siamo un Paese molto piccolo e pressoché senza potere. Quindi dobbiamo avere controllo su tutto ciò che ci riesce». Allorché questa forma tutta danese di esclusione e controllo si estrinseca nella produzione di lampadari che affascinano in modo inconcepibile e di sedie per la scrivania comode in modo sbalorditivo, è sicuramente un bene. Quando però si tratta di ospitare un summit che dovrebbe cambiare il mondo, l’esigenza peculiarmente danese di tenere le cose sotto controllo si dimostra un problema molto serio. I danesi hanno investito una quantità enorme di capitali per ribattezzare la loro capitale (oggi chiamata “Hopehagen”, la città della speranza”) in omaggio a un summit che si presume debba salvare il pianeta.

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Il governo regionale insieme al Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e al Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, ha avviato un percorso di ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

La Puglia, come Parigi, Cochabamba e tante altre città e Paesi del mondo, ha scelto che l’acqua non può essere trattata come una merce. L’acqua è un diritto e un bene comune di tutta l’umanità!

 Per spiegare le ragioni e sostenere con forza l’importanza della scelta del Governo  regionale

 SI INVITA la cittadinanza, i rappresentanti delle istituzioni locali e la stampaa partecipare a una tavola rotonda sul tema

  Acqua bene comune dell’umanità – La Puglia verso la ripubblicizzazione dell’acqua

giovedì 17 dicembre, alle ore 10,  presso l’Aula “A. Moro” della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, Leggi il seguito di questo post »

Intervista ad Anne Le Strat

Fonte Left

A Parigi la chiamano la Signora dell’acqua. Anne Le Strat, 40 anni, assessore dal 2008 con delega alla riforma idrica nella città della Senna, è una donna con il pallino dei diritti e dell’ecologia, e non a caso si è laureata con una tesi sul tema dell’acqua nel conflitto israelo-palestinese.

 Ex militante dei Verdi, è approdata nel Partito socialista del sindaco Delanoe lanciando nel 2001 un’offensiva, assieme ai movimenti, per cacciare via le due multinazionali Veolia e Suez dalla capitale , nel Paese europeo dove il servizio è quasi completamente delegato ai privati.

Alla fine ci è riuscita. Il prossimo 31 dicembre torna tutto nelle mani del Comune .

Assessore Le Strat, non ha temuto di mettersi contro i colossi del servizio idrico della sua città?

Non si può avere paura di fronte a certe , ingiustizie. Da quando l’acqua è stata consegnata a Veolia e Suez nel 1985, dall’allora sindaco di Parigi Jacques Chirac, ci si era convinti che non si sarebbe mai più potuto cambiare sistema. Eppure, come dimostrano i recenti scandali giudiziari che hanno investito l’ex presidente della Repubblica (per abuso di potere, ndr), corruzione e favoreggiamento sono stati fenomeni reiterati, e non solo nel comparto idrico . C’erano amicizie che legavano direttamente Chirac ad alcuni signori a capo della società privata Lyonnese des eaux (poi confluita in Suez, di cui il fedelissimo di Chirac, Jérome Monod, è stato presidente dal 1980 al 2000, ndr).

Anche per questo siamo convinti che il servizio pubblico può fare meglio. Cosa cambierà per i parigini dal primo gennaio 2010? Leggi il seguito di questo post »

di Michel Husson*

La crisi attuale è nata nella finanza ma si è estesa rapidamente a tutta l’economia cosiddetta reale. Ciò ci suggerisce due considerazioni. Una di ordine teorico: come analizzare i rapporti tra finanzia ed economia reale e le loro responsabilità nella crisi? L’altra, più pratica: quali sono i canali di trasmissione dall’una all’altra e come ritornare alla finanziarizzazione? Quali sono i rapporti tra finanza ed economia reale? In modo molto schematico si può dire che tra gli economisti progressisti si contrappongono due punti di vista a seconda di come giudicano la finanza: parassitaria o funzionale. Per discutere meglio queste due posizioni si può partire dalla specificità del capitalismo contemporaneo.

Dopo la svolta neoliberale dell’inizion degli anni ’80, il tasso di profitto si è ristabilito in modo considerevole, ma ciò non ha portato ad un aumento del tasso di accumulazione. Detto altrimenti, i maggiori profitti non sono stati utilizzati per investire. E’ evidente che il “teorema di Schmidt” , proposto dal cancelliere tedesco Helmut Schmidt nei primi anni ’80, (“i profitti di oggi sono gli investimenti di domani e i posti di lavoro di dopo domani”) non ha funzionato. Questo comportamento, inedito nella storia del capitalismo, viene posto in evidenza e sottolineato da numerosi analisti e costituisce l’elemento chiave della critica al capitalismo finanziarizzato. Una parte crescente delle ricchezze prodotte viene captata dai profitti bancari e dai dividendi. La prima spiegazione di questo fenomeno consiste nell’affermazione secondo la quale la finanza assorbe i profitti realizzati dalle imprese del settore produttivo. Leggi il seguito di questo post »

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