Intervista ad Anne Le Strat

Fonte Left

A Parigi la chiamano la Signora dell’acqua. Anne Le Strat, 40 anni, assessore dal 2008 con delega alla riforma idrica nella città della Senna, è una donna con il pallino dei diritti e dell’ecologia, e non a caso si è laureata con una tesi sul tema dell’acqua nel conflitto israelo-palestinese.

 Ex militante dei Verdi, è approdata nel Partito socialista del sindaco Delanoe lanciando nel 2001 un’offensiva, assieme ai movimenti, per cacciare via le due multinazionali Veolia e Suez dalla capitale , nel Paese europeo dove il servizio è quasi completamente delegato ai privati.

Alla fine ci è riuscita. Il prossimo 31 dicembre torna tutto nelle mani del Comune .

Assessore Le Strat, non ha temuto di mettersi contro i colossi del servizio idrico della sua città?

Non si può avere paura di fronte a certe , ingiustizie. Da quando l’acqua è stata consegnata a Veolia e Suez nel 1985, dall’allora sindaco di Parigi Jacques Chirac, ci si era convinti che non si sarebbe mai più potuto cambiare sistema. Eppure, come dimostrano i recenti scandali giudiziari che hanno investito l’ex presidente della Repubblica (per abuso di potere, ndr), corruzione e favoreggiamento sono stati fenomeni reiterati, e non solo nel comparto idrico . C’erano amicizie che legavano direttamente Chirac ad alcuni signori a capo della società privata Lyonnese des eaux (poi confluita in Suez, di cui il fedelissimo di Chirac, Jérome Monod, è stato presidente dal 1980 al 2000, ndr).

Anche per questo siamo convinti che il servizio pubblico può fare meglio. Cosa cambierà per i parigini dal primo gennaio 2010?

D’ora in poi tutti i cittadini avranno un unico referente: Eau de Paris e non più un gestore per la rive gauche e uno per la rive droite, come prevede il vecchio sistema. Poi ci saranno maggiori controlli nella qualità, anche attraverso un servizio online che permetterà agli utenti di vedere la composizione chimica di ciò che esce dal proprio rubinetto. Per il momento, però, non c’è nessuna riduzione dei prezzi in bolletta. No, meglio ancora, il prezzo verrà bloccato da oggi al 2015 a 2,88 euro il metro cubo. Non sarà, quindi, suscettibile all’inflazione. La bolletta è composta di tre voci: il 37 per cento viene corrisposto per la “distribuzione e produzione”, il resto è destinato invece alla bonifica e alle imposte. I privati, in questi 24 anni, hanno fatto aumentare i costi relativi alla produzione e distribuzione del 260 per cento .

Come verranno reinvestiti i guadagni che il Comune avrà dall’acqua?

Più che di guadagni parliamo di risparmi. Il ritorno alla gestione municipalizzata farà risparmiare al Comune circa 30 milioni di euro l’anno . Questi saranno investiti in opere di risanamento ed educazione al risparmio, abbandonando ad esempio il prodotto imbottigliato. Crescerà, poi, il fondo sociale per gli aiuti alle famiglie a basso reddito che ’avranno uno sconto del 50 per cento in bolletta.

Cosa consiglia agli italiani che stanno privatizzando il servizio?

Sono in stretta collaborazione con il movimento per l’acqua del vostro Paese e penso che ci sarà una serrata resistenza. Vista la nostra esperienza, vi direi di lasciare perdere, conviene davvero che l’acqua resti in mano al pubblico servizio e che sia di tutti. Le distorsioni del sistema privato le abbiamo già viste, perché continuare su questa strada? È davvero poco efficiente. Immaginate di poter dare un voto all’acqua che esce dal rubinetto di casa. Che giudizio dareste? Strano ma vero, i parigini possono rispondere a un simile quesito nel questionario accessibile dal sito di http://www.eaudeparis.fr, Eau de Paris è il nuovo gestore unico di Parigi, città che dopo 25 anni torna a municipalizzare l’acqua. Odore, colore e temperatura sono le principali prove da superare ma poi esiste anche la voce “altri usi oltre al consumo” che misurano l’effetto che l’acqua ha su capelli, pelle o, peggio ancora, sul bucato. Finalmente, chi è stanco di svuotare un fustino di ammorbidente per riuscire a infilarsi addosso gli indumenti ingessati dal calcare potrà prendersela con qualcuno. Soddisfacente o insoddisfacente che sia, una cosa è certa, dal servizio idrico non si viene mai rimborsati: sia i pubblici che i privati non pagano mai per le negligenze. Anche se le differenze tra avere a che fare con un sindaco o una multinazionale sono abbastanza evidenti. La prima, ovviamente, è il prezzo per il servizio, che a Parigi negli ultimi 10 anni non ha fatto che aumentare a fronte di una distribuzione che in alcune zone lasciava a desiderare. Il primo deluso è stato proprio Bertrand Delanoe, il sindaco socialista di Parigi, che durante la campagna elettorale per essere rieletto alla guida dell’Hotel de Ville nel 2008 aveva promesso di ripubblicizzare l’acqua. Per portare a termine la sua missione, martedì 24 novembre, durante l’audizione in Consiglio comunale, Delanoe ha presentato gli ultimi cavilli di quella che è stata definita dall’assessore all’Acqua di Parigi, Anne Le Strat, una «riforma storica». Prima dell’audizione, Jean François Lamour, il capogruppo del partito di destra Dmp, ha parlato di ritorno al passato e di interruzione di un servizio efficiente basato su una «sana concorrenza tra le due concessionarie Voelia e Suez» mentre ora – a suo dire – la distribuzione dell’acqua verrà trasformata in una sorta di «macchina da guerra»; in altre parole, il consigliere teme l’istituzione dell’ennesimo enorme apparato burocratico.

L’ultima delibera nell’Hotel de Ville è servita a definire, infatti, i termini del trasferimento del personale nella transizione dal privato al pubblico. Nessuno perderà il lavoro, e gli oltre dipendenti delle concessioni verranno tutti riassunti nell’ente nell’ente municipale Eau de Paris, riformato a maggio scorso per essere completamente pubblico, In totale saranno circa 900 gli impiegati. I contratti delle due multinazionali Veolia e Suez inerenti alla distribuzione scadranno il prossimo 31 dicembre mentre il 2011 sarà la deadline per ciò che attiene la produzione (raccolta dell’acqua alla fonte). L’operazione va tutta a svantaggio di Veolia e Suez: le perdite economiche per le due multinazionali sono stimate intorno ai 200 milioni di euro .

 In realtà le intenzioni del sindaco non sono state ispirate da posizioni puramente ideologiche, anche se è stato ribadito più volte che l’acqua è un diritto e non solo un servizio, bensì dall’idea stessa di risparmio idrico ed economico. Gli effetti del suo tocco infatti sono già tangibili. Nel 2006 il sindaco chiese di apportare delle migliorie, a spese del Comune ovviamente. Il risultato è che la capitale oggi spreca solo il 3,5 per cento dell’acqua, un record che ne fa la città più efficiente di Francia.