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Risposta della FSESP alla direttiva della Commissione europea concernente l’assistenza sanitaria transfrontaliera.

1) Questa direttiva è potenzialmente una “direttiva Bolkestein” della sanità

La Commissione ha presentato la sua proposta come una misura concreta volta a regolamentare la libertà di circolazione e stabilimento nel mercato interno della sanità, similmente al suo approccio tenuto nelle precedenti versioni della direttiva sui servizi.

2) La direttiva NON riguarda solamente la mobilità dei pazienti

La direttiva riguarda l’assistenza sanitaria transfrontaliera, NON solo la mobilità dei pazienti. La Commissione, nella sue dichiarazioni pubbliche sulla direttiva, ha sempre ignorato il fatto che questa direttiva, in aggiunta alla mobilità dei pazienti, si occupa del diritto a fornire assistenza sanitaria tra uno stato membro ed un altro, del diritto di stabilimento di un servizio sanitario in un altro stato membro, e del diritto alla mobilità intracomunitaria dei professionisti sanitari.

3) La direttiva è disegnata per aiutare i fornitori di sanità privata e non i pazienti

La definizione di assistenza sanitaria transfrontaliera, ed in particolare il diritto a fornire un servizio sanitario da uno stato membro all’altri, apre questioni relative alla qualità del controllo, all’adeguamento della sorveglianza sanitaria ed alla trasparenza del rispetto delle norme. Il risultato finale è che si rende più facile l’intervento di operatori sanitari privati e più difficile il controllo della qualità. Leggi il seguito di questo post »

La Proposta della Commissione sull’assistenza sanitaria transfrontaliera nella Ue non è una proposta sociale! E’ la strada per una sanità sul modello americano.

La proposta della Commissione sull’assistenza sanitaria transfrontaliera nella Ue è parte della agenda sociale rinnovata presentata il 2 luglio. “Questo non ci deve indurre in errore a pensare che questa sia una direttiva sociale,” dice Carola Fischbach-Pyttel, Segretario generale della FSESP.

“C’è stata una possizione tempestosa quando si è avuta la fuga di notizie sulla versione del progetto di direttiva per la sanità nel dicembre 2007. E giustamente!”, aggiunge il Segretario generale . “Questo progetto è stato identificato come una proposta radicale per introdurre elementi di mercato nella sanità; Il progetto di proposta fu successivamente ritirato dalla Commissione all’ultimo minuto”

Questa volta, sotto l’ombra del pacchetto sociale, la Commissione ha affermato che si tratta di una “versione riveduta”. Ma dopo la lettura della proposta, si vede che è solo una nuova strategia di pubbliche relazioni. ” La canzone resta la stessa” – dice Carola Fischbach-Pyttel. “La proposta di direttiva è basata sull’articolo 95 del Trattato e le misure adottate ai sensi di quell’artcolo hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno. Leggi il seguito di questo post »

Francesca Marretta

Londra
L’Irlanda ha votato «nil» al referendum sul Trattato di Lisbona con il 53,4 per cento di voti contrari contro il 46,6 per cento a favore. Una bocciatura non imprevista del testo firmato nel 2007 dai leader dell’Unione europea e ratificato da diciotto paesi su ventisei, che propone una versione rivista della Costituzione europea già respinta nel 2005 da francesi e olandesi.
L’esito della scelta democratica di circa il 40 per cento dei tre milioni di cittadini irlandesi aventi diritto al voto, ha provocato un terremoto politico in Europa ed ha avuto come immediata reazione una flessione dell’euro, che ieri ha toccato nei confronti del dollaro Usa il minimo mensile a 1,5307. 
Effetto delle turbolenze politiche in vista nei cieli d’Europa, i cui governi sembrano aver avuto come prima reazione un monito di disappunto, ma non inviti alla riflessione sull’espressione democratica di cittadini europei. Eppure la campagna per il “si” al Trattato in Irlanda ha messo insieme un ampissimo schieramento di governo e opposizione. Il “no” al Trattato è stata una battaglia politica del partito nazionalista irlandese di sinistra Sinn Fein, attivo in Eire e Ulster, e del movimento di opinione Libertas guidato dall’imprenditore Declan Ganley.

Un fattore che dovrebbe indurre forse una considerazione più rispettosa dell’esito della consultazione popolare. 
Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, che vede nel voto «la fine del Trattato di Lisbona», ha invitato il premier irladese Brian Cowen ad «ottenere ora un miglior accordo non solo per l’Irlanda ma anche per il resto d’Europa», sottolineando che «il no è la base per un nuovo negoziato» ed è il segno che «la gente vuole un’Europa sociale ed un trattato più democratico». 
Concetti confermati a Liberazione dall’esponente di punta dello Sinn Fein ed Eurodeputata nel gruppo della Sinistra Europea Barbara de Brùn, secondo la quale l’affluenza alle urne del 40% non è affatto bassa (come hanno indicato diversi analisti europei, ndr.), dato che in Irlanda per consultazioni elettorali l’affluenza è stata minore.  Leggi il seguito di questo post »

manifestazione contro la direttiva bolkesteinI lavoratori distaccati – quelli inviati da un’impresa all’estero – possono guadagnare meno dei loro colleghi contrattualizzati da una società del posto. Cose che succedono, nella pratica; ma da ieri questa discriminazione è diventata legale, avvalorata da una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo.

I giudici comunitari hanno infatti stabilito che alla direttiva europea sui lavoratori distaccati non deve necessariamente venire applicato il salario minimo del paese in cui un’impresa manda i propri dipendenti a lavorare. In pratica che il principio della libera prestazione dei servizi, sancito dall’articolo 49 dei Trattati, primeggia sulla non discriminazione salariale. Di fatto: si promuove il dumping sociale.

La Commissione europea ha reagito indirettamente alla sentenza – che riguarda un contenzioso tra il land tedesco della Bassa Sassonia e l’impresa Object und Bauregie, vincitrice di un appalto di edilizia pubblica – invocando, per bocca del commissario al lavoro Vladimir Spidla, «una maggiore cooperazione amministrativa tra gli Stati membri», per facilitare l’impiego dei lavoratori distaccati, circa un milione in Europa. Lo stesso Spidla ha poi aggiunto di volersi «battere contro ogni forma di dumping sociale», ma all’interno del quadro della direttiva. Il problema è che è proprio questa, almeno per come viene letta dalla Corte del Lussemburgo, a generare dumping sociale; il problema, insomma, è a monte. Leggi il seguito di questo post »

Susanna Florio*,  11 gennaio 2007 (Aprile on line)

bolkestein_et_frankenstein.jpgDeregolamentazione: Il caso della ditta lettone Laval e quello della estone Viking rappresentano il nodo dell’evoluzione del diritto comunitario in materia di libera circolazione e soprattutto dell’idea di mercato interno che prevarrà nell’UE

La Corte di Giustizia europea si è occupata questa settimana di due casi cruciali per il futuro del diritto del lavoro europeo e per la giurisprudenza che regolamenterà il mercato interno dell’UE. Martedì 9 gennaio la Corte del Lussemburgo ha affrontato il caso di una ditta lettone, la “Laval un Partneri” contro il sindacato degli edili svedese “Byggnads”. Nel maggio del 2004 la ditta Laval aveva vinto una gara d’appalto per ristrutturare una scuola nell’isola svedese di Vaxholm, vicino Stoccolma. La Laval aveva assunto lavoratori lettoni a salari molto al disotto di quelli previsti dal contratto svedese in edilizia, provocando una forte reazione da parte dei lavoratori e del sindacato svedese. Nel giugno del 2004 cominciarono i negoziati tra la Laval, la sua filiale svedese appositamente creata, ed il sindacato, senza che però si arrivasse ad una qualche soluzione. Nel novembre dello stesso anno i lavoratori svedesi bloccarono i cantieri e la Laval dichiarò fallimento. Leggi il seguito di questo post »

Letterina di Natale     

L’esecutivo sarà capace di trasmettere un’idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo?

babbo-natale.jpgSe questa fosse una lettera a Babbo Natale avrei il dubbio che prima o poi potrebbe anche innervosirsi e perdere la pazienza. Dopotutto quest’anno ha esaudito un desiderio di non poco conto: il proprietario di Mediaset non è più il capo del governo, Calderoli ora può mostrare le sue magliette senza provocare incidenti internazionali, Fini anziché occuparsi di come coordinare la mattanza a Genova deve impegnare il suo tempo tra Storace e le celebrazioni del ventennio.Nonostante tutto ciò siamo in tanti a non essere ancora soddisfatti.

Potremmo discutere della chiusura dei CPT, del ritiro dall’Afghanistan, della difesa dei servizi pubblici insidiati dalla direttiva Bolkestein e dal disegno di legge Lanzillotta, di una distribuzione di reddito a favore del lavoro anziché della rendita, della lotta alla precarietà che non si esaurisca nella partecipazione di qualche esponente governativo alle manifestazioni, del sapere e della conoscenza come investimenti collettivi…..e di tante altre cose. Leggi il seguito di questo post »

musacchio.jpgLa direttiva europea sui servizi, più conosciuta come direttiva Bolkestein, ha completato il suo lungo e tormentato iter legislativo con l’approvazione da parte del Parlamento europeo del testo varato dal consiglio nel luglio scorso. Ora manca sola la firma dei 25 e poi fra 3 anni la direttiva diventerà legge in tutti i 27 paesi che faranno parte dell’Ue.Ma la legge tanto discussa, tanto emendata, tanto compromessa da una parte e dall’altra (ma in realtà anche tanto ignorata dalla massa), continua a scontentare un po´ tutti: le sinistre, liberali moderati e lobbies industriali.

Roberto Musacchio, ambientalista storico e deputato europeo eletto nelle liste di Rifondazione non usa mezzi termini: «Il compromesso sulla Bolkestein è inaccettabile». Il testo secondo Musacchio è stato «ulteriormente peggiorato dal consiglio bocciando tutti gli emendamenti che i socialisti avevano presentato per ripristinare il compromesso stesso. Le nostre argomentazioni critiche risultano confermate e hanno tuttavia trovato riscontro nel voto d’aula dove i nostri emendamenti hanno ottenuto un successo più largo rispetto alle forze del nostro gruppo». Leggi il seguito di questo post »


europa-1511-reax.jpgI sindacati vigileranno per la corretta applicazione della direttiva sui servizi

Simbolo della contestata direttiva Bolkestein, l’idraulico polacco, che avrebbe dovuto minacciare i posti di lavoro ad ovest, è tornato al Parlamento europeo. Ancora una volta per rassicurare quanti temevano la liberalizzazione dei servizi. La direttiva è stata approvata ma restano alcune zone oscure che si prestano a svariate interpretazioni. Per questo per l’eurodeputato francese Jaques Toubon ha sollecitato una piú stretta collaborazione tra i parlamenti nazionali e l’assemblea europea. “Il nostro lavoro non sarà finito ha detto- fino a quando la direttiva non sarà adottata nelle legislazioni nazionali entro il 2010. Il Parlarmento europeo dovrà seguire e controllare l’iter legislativo a livello nazionale”- ha spiegato.

La confederazione dei sindacati europei ha già annunciato che farà attenzione al rispetto del diritto del lavoro locale da parte di imprese straniere. La confindustria europea invece ha criticato la riduzione del campo di applicazione della legge, ma hanno salutato con favore l’adozione della norma, per l’apertura del mercato dei servizi.

FONTE EURONEWS

La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi in Europa è ormai cosa fatta. Il Parlamento l’ha approvata in seconda lettura mercoledì mattina, ora toccherà ai 25 firmarla. Quindi, tra tre anni, la direttiva diventerà legge nei 27 paesi che per allora formeranno la Ue. Finisce così, quasi in sordina, l’iter comunitario della direttiva forse più polemica nella storia dell’Europa unita, una fine strana per chi ha mosso piazze, acceso dibattiti, mobilitato migliaia di persone in tutto il continente e pesato in maniera decisiva sul voto francese che ha affossato la Costituzione europea. I fautori della norma – socialisti, popolari e liberali – preferiscono ora non chiamarla più Bolkestein e ricordare gli effetti benefici che porterà su un settore che già muove il 70% del Pil europeo; i suoi detrattori – verdi e comunisti – amano invece mantenere il tetro nome del commissario al mercato interno della Commissione Prodi che il 13 gennaio 2003 la presentò al grande pubblico e rammentare i rischi che ancora gravano su lavoratori e consumatori. Vediamo cosa è cambiato e cosa rimane di questa direttiva. Leggi il seguito di questo post »

logo-attac.gifAPPROVATA LA DIRETTIVA BOLKESTEIN : LA LOTTA CONTINUA 

E’ stata oggi approvata la direttiva Bolkestein dal Parlamento Europeo.  Gli emendamenti presentati dai gruppi Verdi e Gue sono stati respinti con 110 sì, 405 no e 12 astenuti.Il testo definitivo è addirittura peggiorativo (sia nel campo dei diritti del lavoro che in quello dei servizi pubblici) di quello di “compromesso” uscito dal Parlamento Europeo nel febbraio scorso.  Forse chi allora aveva inopportunamente esultato può oggi meglio capire perché la battaglia per il ritiro andava proseguita senza esitazioni.  Adesso, la mobilitazione deve continuare. A livello europeo, anche attraversola Rete Europea per i Servizi Pubblici, nata al FSE di Atene, per arrivare ad una definizione dei servizi pubblici europei come diritti inalienabili. A livello nazionale per evitarne il recepimento da una parte, per svuotarne i contenuti dall’altra. Compete infatti agli Stati Membri la possibilità di definire i propri servizi di interesse generali da sottrarre alle regole della concorrenza.   Il ritiro del DDL Lanzillotta, la campagna per la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e la lotta alla precarietà sono i primi obiettivi da perseguire. Per riaprire una discussione ampia e partecipata sui beni comuni e i servizi pubblici, sui diritti sociali e del lavoro.Per battere le politiche liberiste. La lotta continua. 

ATTAC ITALIA  

prodi-e-la-bolkestein.jpgDomani è il giorno in cui il Parlamento europeo, dopo due anni, dovrebbe votare la “direttiva sui servizi” , che una volta si chiamava Bolkestein dal nome del Commissario europeo competente. E Bolkestein inventò la infelice battuta sull’Idraulico Polacco che portò al risultato dello stop alla Costituzione Europea in mezza Europa, e a mobilitazioni di massa nell’Europa tutta contro la “direttiva Frankenstein” . La direttiva servizi serviva per “eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizio e alla libertà di prestazione degli stessi negli Stati membri dell’Ue”, e oggi il compromesso al Consiglio e tra i grandi gruppi al PE è sostanzialmente apprezzato dai grandi e ancora criticato dalle sinistre europee.

La direttiva non contiene più il “principio del paese d’origine”, che voleva dire: l’azienda polacca che voglia lavorare in Germania rispetta le regole polacche e non quelle tedesche. Siccome siamo in Europa, era la filosofia del principio, si presuppone che la normativa dei vari paesi sia sufficientemente armonizzata. La norma non riguardava i “diritti dei lavoratori”, ed è stato lo stesso Bolkestein a spiegarlo più volte: se un idraulico polacco lavora in Germania, a lui si applica il contratto di lavoro della Germania, non quello della Polonia. Leggi il seguito di questo post »

Settimana decisiva per la liberalizzazione dei servizi pubblici europei, la direttiva che portava il nome dell’ex commissario Frits Bolkestein, il quale l’aveva proposta nel corso della passata legislatura.  Il testo, notevolmente modificato dal Parlamento europeo, ed in gran parte accolto dal Consiglio, torna all’esame ed al voto dell’assemblea di Strasburgo nella sessione di domani della plenaria apertasi ieri.  Se non sarà modificato diventerà presto operativo, mettendo fine a tre anni di polemiche. Leggi il seguito di questo post »

L’Unità online

Acqua, dossier Onu: paga di più chi è più povero

Più sei povero, più paghi per l´acqua. Un bene primario che i benestanti dei paesi ricchi pagano pochissimo e i poverissimi dei paesi poveri tantissimo e che diventa un nuovo indicatore di povertà. L´assurda proporzione inversa tra benessere e costo per dissetarsi è valida in alcuni casi in termini assoluti, per colpa delle difficoltà di reperimento del servizio di approvvigionamento alle condotte di acqua potabile. Così a Nairobi si arriva al paradosso che un litro di acqua potabile viene pagata fino a dieci volte di più in uno slum piuttosto che in uno degli hotel di lusso o in uno dei quartieri residenziali della stessa città.

Ma ciò che viene messo in evidenza nel Rapporto sullo sviluppo umano 2006 realizzato per le Nazioni Unite, nel capitolo intitolato «Al di là della scarsità: il potere, la povertà e la crisi idrica globale», è anche la crudezza del confronto relativo tra chi meno ha e chi più paga. Le famiglie più povere del Salvador, del Nicaragua e della Giamaica spendono in media più del 10 per cento del loro reddito per l’acqua. Nella ricca Inghilterra – dove certamente i guadagni sono mediamente centinaia, migliaia di volte più alti – chi spende più del 3 per cento del reddito familiare per l’acqua è considerato un «povero». Come dire che se il pagamento dell´acqua incide molto sul tuo bilancio familiare significa che guadagni poco. Chi guadagna molto, non sente neppure il «peso» dell´acqua, che non è un bene di lusso nell´Upper West Side di Manhattan ma lo è invece tra le case di lamiera della poverissima bidonville di Quito, in Ecuador, dove abitano un milione e mezzo di persone ma non arriva nemmeno un tubo di fognatura o di rete idrica. Un´ovvietà? Mica tanto. Leggi il seguito di questo post »

Ue: servizi; da Commissione europarlamento sì liberalizzazione

23.10.2006 – 21:41
STRASBURGO – Via libera della commissione mercato interno del Parlamento europeo alla direttiva sulla liberalizzazione dei servizi pubblici di interesse generale, la ex Bolkestein, dal nome del commissario che l’aveva redatta, notevolmente modificata prima dall’assemblea di Strasburgo e quindi dall’attuale responsabile del mercato interno Charlie MecCreevy. Con 26 voti a favore, quattro contrari e sei astenuti la commissione ha approvato la raccomandazione della relatrice, la socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt, favorevole a sostenere sostanzialmente il testo concordato nel maggio scorso dal Consiglio dei ministri Ue.

La direttiva andrà in plenaria nella sessione di metà novembre e se, come viene dato ormai per scontato, sarà approvata senza modifiche sarà definitivamente blindata ed i ministri, anche volendolo, non potranno più cambiarla.

Il compromesso raggiunto dai rappresentanti dei 25 è stato molto contrastato. Ha prevalso la tesi che la clausola di revisione permetterà, tra cinque anni, dopo aver sperimentato la direttiva, di adottare eventuali modifiche, ma intanto è stato scelto il cammino di andare avanti per fare in modo che la riforma sia presto operativa.

Fonte
http://www.swisspolitics.org

logoarnm.gif        Appello al governo della Rete del Nuovo Municipio
 

Stralciate dalla finanziaria il ddl sui servizi pubblici L’assemblea della rete ANM riunita a Milano esprime forte contrarietà sul disegno di legge 772 proposto dal governo che impone la messa sul mercato dei servizi pubblici locali essenziali per la vita delle comunità quali il Trasporto Pubblico Locale,il Gas, i Rifiuti, l’Elettricità, ecc,Quindici e più anni di politiche di aziendalizzazione, liberalizzazione privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, hanno dimostrato nei fatti di non mantenere le promesse: è peggiorata la qualità dei servizi è aumentata la precarizzazione del lavoro e sono aumentate le tariffe.

Tale fallimento manifesta che la qualità, l’universalità e l’efficienza dei servizi può essere garantita solo da un maggior controllo e partecipazione nella gestione dei servizi stessi da parte dei cittadini.Una materia così essenziale per il benessere delle comunità locali richiederebbe una discussione pubblica sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici che coinvolga gli amministratori e le comunità locali, le organizzazioni dei lavoratori e la cittadinanza tutta.La scelta di inserire surrettiziamente il disegno di legge in oggetto come collegato alla legge finanziaria, proposta dal governo e sancita con un voto trasversale dalla Commissione Bilancio del Senato del 18 Ottobre, da approvare oltretutto con un probabile voto di fiducia, non consente, paradossalmente non solo un dibattito pubblico ma neppure un adeguato dibattito parlamentare. Leggi il seguito di questo post »

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