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manif_stopbolkestein.jpgFrancesco Piccioni (il manifesto)

E’ già tra di noi? La più devastante delle «direttive europee» in corso di approvazione – la famigerata Bolkestein sulla «liberalizzazione dei servizi» – prevede infatti che un qualsiasi lavoratore, cittadino di uno dei 25 paesi dell’Unione, possa lavorare in qualsiasi altro paese europeo sottostando alle regole contrattuali del «paese d’origine». anziché di quello in cui va a lavorare. A un occhio poco allenato può sembrare una norma innocua, o addirittura pensata per «facilitare» l’approccio del singolo lavoratore a un ambiente per lui ignoto.La morte di Zbigniew, ieri a San Salvo, fa carta straccia delle panzane ideologiche con cui i sostenitori della Bolkestein hanno fin qui avvolto la sostanza di quelle norme. Il principio del «paese d’origine» serve soltanto alle imprese, che potranno così vincere un appalto in un paese «avanzato» – con più diritti e più alti salari – impiegandovi lavoratori presi dai paesi più «arretrati» (con pochi diritti e salari più bassi). Ci guadagna sia l’impresa che «esporta lavoro», sia quella che lo importa. Leggi il seguito di questo post »

Operaio polacco muore a San Salvo (Chieti) in una fabbrica inglese
Serena Giannico
S. Salvo (Ch)

Un volo di quindici metri. Si è schiantato al suolo e non ha avuto scampo.

E’ morto così un operaio polacco di 45 anni. Si è sfracellato, dopo una terribile caduta.
 

Zbigniew Zalejski si trovava in Italia per effettuare interventi all’interno dello stabilimento di San Salvo (Chieti), appartenete alla Pilkington, una multinazionale del vetro con base in Inghilterra. Erano da poco passate le 7 di mattina e lui era appena entrato nel cantiere, dove si sta lavorando al rifacimento del forno float: si tratta di lavori necessari ogni 10-15 anni .L’uomo, forse per svolgere meglio la manutenzione, è salito sul tetto della struttura. Leggi il seguito di questo post »

La guerra dei poveri per un posto col caporale La concorrenza del muratore rumeno C’è la raccolta dei pomodori e poi quella dell’uva, e molti si danno da fare come operai edili, al nero e sottopagati. Senza bisogno della Bolkestein Ad Alcamo, nel trapanese, tra gli immigrati che cercano un lavoro nei campi per la vendemmia. Due mesi da stagionali senza pause e dormendo per strada o in auto. Con i padroncini che preferiscono i «meno esosi» rumeni e gli africani che si arrabbiano

Massimo Giannetti Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Sono le sei del pomeriggio e nella piazza principale di Alcamo, giù alla periferia della città, decine di immigrati maghrebini, anche minorenni, sono controllati a vista da polizia e vigili urbani. Sono infuriati e forse non hanno tutti i torti. Stanno lì, appostati sotto gli alberi o sopra i muretti aspettando la «chiamata» che non arriva dalle cinque del mattino, dall’ora in cui i padroncini dei vigneti passano con i furgoni e reclutano la manodopera per la vendemmia. La stagione dell’uva, cominciata una ventina di giorni fa, quest’anno da queste parti sta andando benissimo, il raccolto è quasi raddoppiato rispetto all’anno scorso, ma per marocchini e africani in generale di lavoro ce n’è ben poco. Non è razzismo. E’ pura e semplice convenienza. Le loro braccia, ricercatissime per almeno un decennio, adesso non servono più. Piccoli e medi imprenditori del vino preferiscono quelle molto meno costose degli immigrati rumeni, i nuovi sfruttati nei campi del trapanese, scesi a decine negli ultimi mesi ad Alcamo in vista della vendemmia. E la rabbia dei veterani africani, a torto o a ragione, è tutta indirizzata nei loro confronti. Leggi il seguito di questo post »

13-bernard_cassen_2.jpgUn altro mondo è difficile
Dietro
la crisi di Attac Francia il giudizio sull’Europa

Dall’invenzione della Tobin tax alle battaglie per l’Europa sociale e contro la Bolkestein, gli inventori delle parole d’ordine contro la globalizzazione neoliberista in rotta sulle prospettive. Il successo del no alla Costituzione alla base del conflitto

Anna Maria Merlo – Parigi

«Berlusconi!» hanno gridato tra i fischi i partigiani della maggioranza uscente della direzione di Attac, riconfermata per un pugno di voti all’assemblea generale che si è svolta a Rennes lo scorso fine settimana, in un clima di tensione e di sospetti reciproci. «Berlusconi» cioè «quelli che non sanno perdere». L’insulto la dice lunga sulla situazione interna all’«Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l’aiuto ai cittadini». A Rennes, l’oggetto dell’assemblea avrebbe dovuto essere la discussione sul «Manifesto 2007», cioè sulle proposte da presentare nel dibattito per le presidenziali francesi della prossima primavera. Ma lo scambio di idee non ha avuto luogo. Tutto il tempo è stato occupato dello scontro tra correnti. Sono due anni che Attac sta vivendo una crisi profonda, al punto da far dire ad alcuni che «Attac è morta». In concreto, la divisione vede contrapposte da un lato la corrente ancora maggioritaria, rappresentata da Bernard Cassen e da Jacques Nikonoff, un economista che è stato riconfermato alla presidenza, e, dall’altro, una parte dei membri fondatori, tra cui l’economista Susan George, che hanno deciso di sospendere la partecipazione al  consiglio di amministrazione.

Circolano accuse di brogli nelle votazioni, ci sono minacce di ricorso alla giustizia Leggi il seguito di questo post »


La FP CGIL ha preparato una prima analisi di valutazione del testo della Bolkestein come approvata a Strasburgo il 16 febbraio 2006  

(Scarica il documento analisi-bolkestein.pdf)

L’VIII Congresso della FP CGIL ha approvato, il 16 febbraio 2006, il seguente ordine del giorno: L’approvazione, in prima lettura, della direttiva Bolkestein al Parlamento europeo rappresenta un pericolo ancora molto forte per i servizi pubblici in Europa. Il testo è stato modificato – anche grazie alla formidabile mobilitazione che sindacati e movimenti hanno realizzato (in un anno, due grandi manifestazioni europee, una a Bruxelles ed una a Strasburgo -ed una manifestazione nazionale a Roma) – e questo è un bene. Il testo presentato dalla Commissione era un pericolo gravissimo per i diritti sociali e sindacali in Europa. Le modifiche apportate non sono sufficienti a rendere meno pericolosa la direttiva. In particolare il compromesso raggiunto non mette al riparo i servizi pubblici dalla logica della commercializzazione. I servizi di interesse generale non sono né definiti né esclusi da questa direttiva a differenza delle lotterie, dei notai, degli avvocati o dei taxi. Anzi, la sanità è oggi esclusa solo se il bilancio è in pareggio e i servizi sociali sono esclusi solo se su base caritatevole e la sanità privata è inclusa. Il principio del paese d’origine è stato espulso da questa direttiva e questo è un merito. Ma il compromesso affida la soluzione di una indefinita analisi degli ostacoli che non si possono opporre alla libera circolazione dei servizi alla Corte di giustizia ed agli avvocati. La politica affida alla Corte la soluzione dei problemi che non ha avuto il coraggio di risolvere. Ma soprattutto sottrae la soluzione di questi problemi al potere decisionale degli enti locali e dei suoi elettori e cittadini. In questo il compromesso raggiunto è pericoloso e non può far gioire nessuno. E’ ridicolo e pericoloso che si approvi la direttiva servizi mentre il Parlamento europeo inizia una discussione su un possibile quadro legislativo a tutela dei servizi pubblici. La direttiva Bolkestein, con o senza compromessi, va fermata in attesa di una direttiva che definisca e difenda i servizi pubblici come uno dei pilastri alla base dell’Europa sociale. Dobbiamo continuare la mobilitazione, coinvolgendo i luoghi di lavoro, per ottenere questo risultato, chiedere e sostenere la posizione della FSESP perché si possa realizzare una giornata europea di mobilitazione e/o di sciopero, dove in ogni paese, sulla base delle proprie culture ed esperienze locali e nazionali, si manifesti la contrarietà alla Bolkestein ed ai suoi fondamenti liberisti.

Con 393 voti a favore e 220 contro, la direttiva Bolkestein è stata approvata in prima lettura dal Parlamento Europeo. Il “compromesso” costruito dalle grandi famiglie europee PPE/PSE supera l’opzione del rigetto della direttiva -che pure ha ottenuto 150 importanti voti- e dà una nuova accelerazione al disegno liberista di un’Europa come libero mercato dei servizi, in cui i diritti del lavoro e i diritti sociali diventano variabili dipendenti dell’ossessione competitiva. Perché di questo si tratta, anche nel nuovo testo modificato. Non c’è più il principio del paese d’origine, ma la libera prestazione dei servizi fra i paesi dell’Unione potrà essere esercitata senza nessun vincolo; vengono infatti mutuate “sic et simpliciter” le normative Gats dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e nella stesura definitiva sono stati eliminati perfino i deboli richiami alla difesa dei consumatori. Permane la deregolamentazione totale del lavoro autonomo, ovvero la spinta ad un’ ulteriore accelerazione della precarizzazione dei contratti di lavoro. Risulta confermata la messa sul mercato di moltissimi settori di servizi pubblici -la cui estensione e portata sarà più chiara una volta visto l’effettivo testo uscito dalla votazione di 404 emendamenti, spesso contraddittori fra loro- e si relegano le assemblee elettive, dai municipi ai governi nazionali a meri osservatori del libero fluire della circolazione dei servizi. Leggi il seguito di questo post »

Martedì 14 febbraio 2006, a Strasburgo, il Parlamento europeo inizia la discussione e voterà, in prima lettura, la direttiva sui servizi nel mercato interno, meglio conosciuta come direttiva Bolkestein. Dopo che
la Commissione mercato interno ha peggiorato il testo della Commissione europea il Parlamento europeo è chiamato a rispondere ai popoli d’Europa sulla sua capacità di rappresentare davvero gli interessi e le aspirazioni delle comunità, dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori europei. Questo progetto ha suscitato una riprovazione unanime da parte dell’opinione pubblica europea. Eppure non è stato né ritirato né riscritto ma sarà discusso e votato dal Parlamento Europeo, per essere poi trasmesso al Consiglio formato dai diversi governi dell’Unione. La direttiva Bolkestein si basa sul principio del paese d’origine che, nella logica dall’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS) dell’ OMC, è un incitamento alla competizione tra gli Stati e i popoli. L’idea di fondo è di rendere stabile il dumping sociale, ridurre le protezioni per gli utenti, rimettere in causa la cultura, indebolire le norme ambientali e della sanità pubblica. In pratica, rendere impossibile il controllo del potere pubblico sulla fornitura dei servizi. La direttiva è inoltre un attacco ai diritti sociali e sindacali quali la contrattazione e attraverso di essa alle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e dei cittadini europei. Leggi il seguito di questo post »

arton779.jpgUn ordine del giorno contro la direttiva europea “Bolkestein” e un convegno a metà febbraio sull’argomento. Sono questi i due punti fondamentali trattati nel corso della riunione della nona Commissione “Personale-Lavoro” della Provincia di Foggia. L’intesa è stata raggiunta all’unanimità dall’organismo istituzionale. L’argomento sarà discusso nel corso della prossima seduta del Consiglio Provinciale e sarà elaborato un ordine del giorno per chiedere la revoca della direttiva. A breve, infatti, sarà sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri Europei la nuova Direttiva, che riguarda i servizi nel mercato interno, approvata all’unanimità della Commissione Europea il 13 gennaio 2004 e tesa a «ridurre i vincoli alla competitività». Tale Direttiva, definita Bolkestein dal nome del Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno, stabilisce «un quadro giuridico generale per eliminare gli ostacoli alla libertà di insediamento dei fornitori di servizi e alla libera circolazione dei servizi in seno agli Stati membri».
La Direttiva definisce (art. 4) i servizi come segue: «Ogni attività economica che, secondo l’art. 50 del Trattato istitutivo, si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica». “La direttiva rappresenta un duro colpo al modello sociale europeo e ai diritti sociali e sindacali dei lavoratori raggiunti attraverso molti decenni di lotte.
 È per questo che chiederemo al Parlamento Italiano ed Europeo di ritirarla”, spiega il presidente Vincenzo Brucoli. D’accordo anche il consigliere provinciale di Alleanza Nazionale e componente della Commissione, Romano D’Antonio: “Si tratta di una serie di provvedimenti che possono minare le fondamenta dello Stato sociale europeo ed italiano in particolare”.
La Commissione propone, inoltre, che la Provincia di Foggia metta a disposizione un pullman per la delegazione istituzionale che si recherà a Bruxelles il 14 febbraio, in occasione del voto della Commissione plenaria per l’approvazione definitiva.
UFFICIO STAMPA

La riunione preparatoria del Forum Sociale Europeo, tenutasi a Vienna dal 6 all’8 gennaio 2006, ha affrontato anche la situazione del percorso legislativo europeo della direttiva Bolkestein e le mobilitazioni in vista del voto in prima lettura al Parlamento Europeo previsto a partire dal 14 febbraio 2006 a Strasburgo. E’ stato approvato un appello “Contro il progetto di direttiva Bolkestein, mobilitazione unitaria europea!” che assume, in pratica, le proposte che erano state presentate dalla Campagna italiana StopBolkestein StopGats!” Per quanto riguarda la mobilitazione, in vista del voto al Parlamento europeo, si è confermato un percorso che si apre sabato 11 febbraio con una mobilitazione a Strasburgo e con iniziative decentrate a livello nazionale e locale e che proseguirà martedì 14 febbraio 2006, anche qui articolata con una manifestazione europea a Strasburgo del FSE congiuntamente a quella indetta dalla CES e con manifestazioni a livello nazionale e locale. Si tratta perciò di due appuntamenti di pari importanza per contrastare e fermare il processo della direttiva Bolkestein.

(Campagna nazionale italiana StopBolkestein! StopGats!)

APPELLO Contro il progetto di direttiva Bolkestein, mobilitazione unitaria europea ! Il progetto di “ direttiva sui servizi nel mercato interno” dovrà essere dibattito in prima lettura al Parlamento europeo martedì 14 febbraio a Strasburgo. Basato sul principio del paese d’origine, divenuto “Principi che disciplinano la prestazione transfrontaliera di servizi “, questo testo, nella logica dall’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS) dell’ OMC è un incitamento alla competizione tra gli Stati e i popoli. Leggi il seguito di questo post »

Venerdì scorso, presso la sede provinciale della Federazione dei Verdi di Foggia, l’Assessore Comunale Michele Del Carmine ha incontrato la rete foggiana Stop Bolkestein – Stop GatsAbbiamo raggiunto un risultato storico. Ora ci aspettiamo che il Consiglio Comunale di Foggia capisca l’importanza di esprimersi in tempi brevi sulla direttiva Bolkestein e la necessità di bocciarla in toto, come già fatto da altre amministrazioni comunali italiane”. Questa la dichiarazione di Attac Foggia, Beppe Di Brisco, dopo l’incontro svoltosi lo scorso venerdì presso la sede provinciale della Federazione dei Verdi di Foggia al quale ha partecipato, in rappresentanza del Comune di Foggia, l’assessore Michele Del Carmine. Dopo l’adesione della regione Puglia attraverso l’assessorato al Welfare, quindi, la Rete ha incassato anche quella dell’Amministrazione foggiana.

“La partecipazione dell’assessore – spiega Di Brisco – dimostra la sensibilità dell’Amministrazione Comunale quando emergono situazioni di pericolo per il bene collettivo della comunità. Infatti, se malauguratamente la direttiva dovesse diventare esecutiva, i cittadini si troverebbero a pagare sulla propria pelle un prezzo altissimo derivato dalla privatizzazione di tutti i servizi pubblici e dalla liberalizzazione del mercato del lavoro. Adesso attendiamo che la nostra proposta venga discussa quanto prima in consiglio comunale e, naturalmente, ci aspettiamo una partecipazione positiva di tutti i consiglieri.

Perché quando parliamo di direttiva Bolkestein non ci riferiamo solo a un determinato colore politico, ma a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra comunità”.La direttiva sarà discussa in Commissione Plenaria per l’approvazione definitiva nella metà di gennaio 2006. “L’obbiettivo di questa direttiva è quello di imporre ai 25 stati una concorrenza commerciale senza limiti, nelle attività di servizi, nel commercio, come anche nelle cure sanitarie, nella scuola e nella cultura.

La Commissione mercato interno vuole per forza eliminare i vincoli che limitano lo svolgimento e la libera circolazione dei servizi, ossia le regole nazionali, i diritti democratici e sociali, conquistati con difficoltà nel passato. La commissione vuole quindi cancellare questi diritti per trasformare ogni tipo di servizio in merce, il cui unico scopo è lucrativo.Intanto, il prossimo 13 dicembre la discussione della direttiva approderà nel Consiglio della Regione Puglia.

Il Coordinamento Provinciale Rete Foggiana Stop Bolkestein – Stop Gats ! Promotori: Attac Foggia, Beppe Di Brisco – Federazione Verdi Foggia –  Fabrizio Cangelli Adesioni: Regione Puglia, Assessorato al Welfare – Comune di Foggia, Assessorato ai Diritti dell’Uomo – Associazione Libera – VAS, Verdi Ambiente Società – Ambientalisti e pacifisti – Comunisti Italiani Foggia – PRC Foggia – Liberamente – Arci Foggia – Rhymers Club – Failms Centro SudAttac Foggia 

bolkestein.pngSabato 15 ottobre partirà da Piazza della Repubblica, a Roma, la manifestazione nazionale promossa unitariamente da reti, associazioni, movimenti, partiti e sindacati per chiedere il ritiro della Bolkestein, la direttiva europea sulla liberalizzazione dei servizi pubblici. Più di 200 organizzazioni hanno assicurato la partecipazione. Uno schieramento ampio, che va dalla Cgil ai sindacati di base, dall’Arci ad Attac, dal comitato italiano per l’acqua ai Fori sociali, dal comitato italiano per la Tobin tax al comitato italiano per la difesa della salute, da Mani Tese, ai Beati i costruttori di pace, da Action al centro studi per la scuola pubblica, dalla Rete dei movimenti alla rete artisti contro la guerra, dalla Rete del nuovo municipio al coordinamento degli studenti universitari, dall’Unione degli studenti ad Aprile, dalla sinistra giovanile, ai giovani comunisti, ai Ds, a Rifondazione Comunista, ai Verdi, al PdCi. Treni e pulmann arriveranno da tutta Italia. Gli organizzatori prevedono che sarà una grande manifestazione, sicuramente la più partecipata tra quelle che nello stesso giorno si terranno in altre città europee. Mobilitazioni ci saranno infatti anche in Olanda, Grecia, Spagna, Irlanda, Lussemburgo e Svizzera. In Belgio si manifesterà il 16 ottobre, e nei giorni successivi in Francia e in Inghilterra. Il corteo percorrerà via Cavour, via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, per concludersi a Piazza Navona. Nella mattinata, sempre a Roma, si terrà in Campidogliola Conferenza nazionale degli Enti locali controla Bolkestein, con l’obiettivo di dar vita a un coordinamento degli Enti locali che si attivi presso il governo e il parlamento chiedendo di fermare la direttiva. Nel pomeriggio i partecipanti si uniranno al corteo. Di seguito il testo dell’appello che convoca la mobilitazione e l’elenco dei promotori e degli aderenti.

 Per maggiori informazioni consultare il sito http://www.stopbolkestein.it Per adesioni scrivere a 15ottobre@stopbolkestein.it

Venti senatori dell’opposizione – primi firmatari Gigi Malabarba (PRC), Cesare Salvi ( DS) e Nando Della Chiesa (MARGH.) – hanno sottoscritto un’interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri per chiedere conto delle dichiarazioni del MinistroLa Malfa in sede UE per l’applicazione unilaterale della Direttiva Bolkestein da parte dell’Italia.

“La liberalizzazione dei servizi rappresenta un attacco durissimo ai diritti dei lavoratori attraverso una vera e propria operazione di dumping sociale” ha dichiarato Gigi Malabarba capogruppo del PRC al Senato. “E’ una vera provocazione quella del Ministro per politiche comunitarie proprio alla vigilia della manifestazione europea del 15 ottobre contro
la Bolkestein. Noi chiediamo, al contrario, che il governo italiano si faccia promotore in sede UE del miglioramento dei diritti e delle condizioni di lavoro in tutti i 25 paesi dell’Unione, attraverso la definizione di standard contrattuali comuni che impediscano l’attuale incivile competizione al ribasso tra lavoratori”.

Hanno inoltre sottoscritto l’iniziativa: Francesco Martone, PRC- Tommaso Sodano, PRC- Livio Togni, PRC, Antonio Falomi- Il Cantiere, Luigi Marino, PDCI, Giovanni Battaglia, DS- Massimo Bonavita, DS- Paolo Brutti, DS- Piero Di Siena, DS- Daria Bonfietti, DS- Angelo Flammia, DS-Aleandro Longhi,DS- Antonio Rotondo, DS- Fiorello Cortiana, Verdi- Anna Donati, Verdi- Loredana De Petris, Verdi- Natale Ripamonti, Verdi. Roma 13-10-2005 L’Ufficio Stampa PRC Senato

Abbiamo salutato con entusiasmo la vittoria del No francese e olandese alla Costituzione europea liberista, la ribellione ad una Carta che santificava il liberismo, la disgregazione delle strutture e dei servizi pubblici, la concorrenza selvaggia nel mercato del lavoro. E in quel voto abbiamo letto un incoraggiante affievolimento della popolarità del “vento privatizzatore”, di quel senso comune – indotto anche dal cambio di campo di gran parte della sinistra – sintetizzabile nello slogan degli anni Ottanta “privato è bello, pubblico è corrotto e scialacquatore”. A riconferma del possibile “cambio di vento” è arrivato il voto in Germania, che ha fotografato un nuovo stato d’animo popolare (certo non ancora vincente, ma con le potenzialità per divenirlo) che rivaluta il “pubblico”, che ci tiene assai – malgrado tanta “sinistra” prosegua nello scervellato elogio e sostegno del “privato” – alle strutture sociali conquistate con tante lotte, alla scuola e alla sanità pubbliche, gratuite e di qualità, all’acqua e all’energia come beni non liberalizzabili, ai trasporti pubblici a basso costo, ai diritti del lavoro, seppure salariato. 

Aver fermato la Costituzione giuridica e politica, però, non significa che si sia bloccata anche la “costituzione materiale” del liberismo europeo, che invece continua a marciare attraverso le direttive emanate dal Parlamento europeo, o dalle sue Commissioni. E tra queste direttive, non c’è dubbio che la famigerata Bolkestein sia quella cruciale, il vero faro-guida, che il movimento antiliberista europeo ha saputo in questi mesi mettere al centro di una campagna di grandissimo rilievo ed in grado, come ha dimostrato la divisione di martedì 4 in Commissione ed il rinvio della decisione sul testo definitivo a novembre, di agire efficacemente non solo in piazza ma anche a livello istituzionale. Ma guai a pensare di avere la vittoria in mano. La presidenza britannica punta moltissimo sulla direttiva per dimostrare che, Costituzione o no, il liberismo in Europa continua ad avanzare: ed ha dalla sua una discreta maggioranza nell’aula del Parlamento e cercherà di utilizzare il rinvio per far calare la mobilitazione e ottenere l’approvazione parlamentare a gennaio. Leggi il seguito di questo post »

LETTERA APERTA  AL COMUNE DI FOGGIA AL SINDACO ORAZIO CILIBERTI

Cari rappresentanti degli Enti Locali, la Legge Finanziaria che il Governo si appresta ad approvare, attraverso i tagli dei finanziamenti che prevede per Regioni, Province e Comuni, colpisce in primo luogo i lavoratori, i cittadini e le fasce piú deboli della popolazione, minando alla base le Vostre possibilità di intervento in direzione della difesa dei diritti sociali, dei servizi pubblici e dei beni comuni.Siamo quindi totalmente solidali con le Vostre proteste e appoggeremo tutte le iniziative che, in piena autonomia, deciderete di intraprendere per contrastare questa manovra iniqua, dannosa e lesiva dei piú elementari principi di democrazia.

Come senz’altro saprete, il 15 ottobre a Roma é stata convocata una manifestazione nazionale – all’interno di una giornata europea- ‘per la difesa dei diritti sociali e del lavoro, per i beni comuni e i servizi pubblici, contro la direttiva Bolkestein e gli Accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio’.

E’ una manifestazione che vuole riaffermare innanzitutto la necessità di difendere un sistema di diritti sociali, di cui i servizi pubblici locali costituiscono l’ossatura, una sorta di garanzia del contratto sociale che fa degli abitanti di un territorio una comunità, e non solo una somma di singoli individui. Leggi il seguito di questo post »

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