You are currently browsing the category archive for the ‘Globalizzazione’ category.

La polizia danese ha reagito con arresti e violenze a ogni manifestazione di dissenso in questi giorni. Come se gli organizzatori del vertice non potessero ammettere nessuna disobbedienza

Sabato sera, dopo un’intera settimana trascorsa a sfamarci nei punti ristoro e negli snack bar del centro delle conferenze di Copenhagen, con un gruppo di amici sono stata invitata a un’ottima cena preparata in casa da una famiglia danese come tante. Al termine di una serata trascorsa a guardare fissamente e con aria sbalordita i loro mobili eleganti e ben disegnati, alcuni di noi hanno chiesto: «Come mai i danesi sono così bravi in fatto di design?». E i nostri ospiti hanno risposto all’istante: «Siamo veri fanatici, quando si tratta di tenere le cose sotto controllo. Ciò nasce dal fatto che siamo un Paese molto piccolo e pressoché senza potere. Quindi dobbiamo avere controllo su tutto ciò che ci riesce». Allorché questa forma tutta danese di esclusione e controllo si estrinseca nella produzione di lampadari che affascinano in modo inconcepibile e di sedie per la scrivania comode in modo sbalorditivo, è sicuramente un bene. Quando però si tratta di ospitare un summit che dovrebbe cambiare il mondo, l’esigenza peculiarmente danese di tenere le cose sotto controllo si dimostra un problema molto serio. I danesi hanno investito una quantità enorme di capitali per ribattezzare la loro capitale (oggi chiamata “Hopehagen”, la città della speranza”) in omaggio a un summit che si presume debba salvare il pianeta.

Leggi il seguito di questo post »

di Michel Husson*

La crisi attuale è nata nella finanza ma si è estesa rapidamente a tutta l’economia cosiddetta reale. Ciò ci suggerisce due considerazioni. Una di ordine teorico: come analizzare i rapporti tra finanzia ed economia reale e le loro responsabilità nella crisi? L’altra, più pratica: quali sono i canali di trasmissione dall’una all’altra e come ritornare alla finanziarizzazione? Quali sono i rapporti tra finanza ed economia reale? In modo molto schematico si può dire che tra gli economisti progressisti si contrappongono due punti di vista a seconda di come giudicano la finanza: parassitaria o funzionale. Per discutere meglio queste due posizioni si può partire dalla specificità del capitalismo contemporaneo.

Dopo la svolta neoliberale dell’inizion degli anni ’80, il tasso di profitto si è ristabilito in modo considerevole, ma ciò non ha portato ad un aumento del tasso di accumulazione. Detto altrimenti, i maggiori profitti non sono stati utilizzati per investire. E’ evidente che il “teorema di Schmidt” , proposto dal cancelliere tedesco Helmut Schmidt nei primi anni ’80, (“i profitti di oggi sono gli investimenti di domani e i posti di lavoro di dopo domani”) non ha funzionato. Questo comportamento, inedito nella storia del capitalismo, viene posto in evidenza e sottolineato da numerosi analisti e costituisce l’elemento chiave della critica al capitalismo finanziarizzato. Una parte crescente delle ricchezze prodotte viene captata dai profitti bancari e dai dividendi. La prima spiegazione di questo fenomeno consiste nell’affermazione secondo la quale la finanza assorbe i profitti realizzati dalle imprese del settore produttivo. Leggi il seguito di questo post »

locandinaNel 2001 il G8 si riunì a Genova. Furono giorni di violenta sospensione dei diritti civili che ancora pesano nella coscienza collettiva, insieme al ricordo e al dolore per la morte di Carlo Giuliani.
Furono anche giorni in cui i “grandi della terra” snocciolarono il nuovo credo della globalizzazione liberista come fosse una nuova religione universale. A detta loro, il mondo sembrava avviato verso una marcia trionfale economica e politica: il nuovo capitalismo transnazionale avrebbe garantito profitti a tutti coloro che avessero voluto arricchirsi, grazie alle opportunità della mondializzazione. Le ricette che venivano proposte accoglievano l’invito a delocalizzare le produzioni là dove i lavoratori venivano pagati con salari da fame, menomando i diritti maturati in Occidente attraverso una politica di precarizzazione selvaggia del lavoro (loro la chiamavano “flessibilità”). Una nuova corsa al profitto veniva proposta ai possessori di capitali, sventrando Welfare e diritti maturati in anni di lotte e mobilitazioni di popolo. Una nuova panacea sembrava a disposizione del capitale globale: investire i surplus nella finanza, realizzando denaro dal denaro, dando vita ad una “architettura finanziaria globale” che avrebbe consentito di armonizzare ogni situazione di difficoltà da parte di governi consapevolmente complici dell’inasprirsi delle disuguaglianze sociali. Oggi, mentre i potenti della terra (…) Leggi il seguito di questo post »

partnerDal 22 al 24 aprile la città di Siracusa sarà sede del summit G8 sull’ambiente. I ministri per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, arriveranno a Siracusa e si barricheranno dentro il castello Maniace dell’isola di Ortigia. A otto anni dalla rivolta di Genova gli 8 grandi troveranno ad attenderli, con la stessa determinazione di sempre, i movimenti che hanno riempito le piazze di tutto il mondo per opporsi al neoliberismo, allo sfruttamento, alla guerra, alla devastazione del pianeta. Sono movimenti presenti anche in Sicilia impegnati da sempre a difendere i territori, la salute, la vita, sostenere l’Antimafia Sociale, affermare i diritti fondamentali, costruire la solidarietà ai migranti, salvaguardare il valore delle differenze e le ragioni delle minoranze. Siracusa rappresenta il simbolo della distruzione ambientale e umana, causata da sfruttamento estremo del territorio in nome dello “sviluppo a tutti i costi” a esclusivo vantaggio del profitto privato e del gioco dei politicanti locali, così ben rappresentati in parlamento e al governo, poggiante su solide saldature tra massoneria, politica, mafia. La scelta di questa città come sede del summit sull’ambiente, voluto dalla ministra per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, è paradossale perché l’area siracusana, limitrofa al triangolo della morte “Priolo-Augusta-Melilli” e all’area di Noto sfregiata dalle trivellazioni, è tra le più inquinate d’Italia e si appresta a superare ogni primato con l’arrivo di un rigassificatore e un inceneritore previsti dal governo di cui la Prestigiacomo fa parte. Leggi il seguito di questo post »

Luis Evelis Andrade Casama è presidente del Fondo indigeno latinoamericano ed è portavoce del movimento indigeno colombiano. In Italia è stato invitato dal Coordinamento italiano per il Fsm ed il Fse per promuovere il prossimo forum sociale mondiale che si svolgerà a Belem, in Amazzonia, dal 27 gennaio al primo febbraio.

Quali sono le novità di questo forum rispetto al passato?

wsf2009 Le novità consistono in tre aspetti fondamentali. Innanzitutto la scelta della sede del forum, l’Amazzonia, luogo di grande importanza per la sostenibilità ambientale globale e per la sua biodiversità, nel quale sopravvivono culture e popoli che l’hanno tutelata in questi millenni per il bene di tutta l’umanità e oggi sono minacciati dall’estinzione a causa dello sviluppo indiscriminato e degli interessi voraci delle multinazionali, che guardano a questa regione della Terra semplicemente come a una risorsa da sfruttare. In questo senso noi popoli nativi siamo semplicemente un ostacolo ai loro interessi e l’assenza di regole precise sul piano internazionale fa sì che l’Amazzonia in questo momento sia il luogo cruciale del conflitto tra chi vuole lo “sviluppo” a tutti i costi, inclusi la distruzione di interi popoli e dell’ecosistema più importante del Pianeta, e chi dall’altro lato immagina un mondo che metta al centro i diritti e la sostenibilità invece che la crescita economica. Leggi il seguito di questo post »

Un milione di morti a est grazie alle riforme-shock

di Astrit Dakli

privatizzazioniUn milione di morti. Questo potrebbe essere il terribile bilancio reale delle privatizzazioni accelerate imposte ad alcuni paesi dell’ex Unione sovietica negli anni ’90, secondo uno studio dell’università di Oxford pubblicato ieri dalla più autorevole rivista medica internazionale, Lancet. La mostruosa cifra, una delle più alte che si possano direttamente associare a un deliberato atto politico, è la traduzione di quel 12,8 per cento di aumento della mortalità che gli analisti di Oxford hanno riscontrato nella dinamica demografica del decennio scorso nei paesi presi in esame: un aumento (quasi interamente fra i maschi in età lavorativa) che lo studio mostra essere strettamente legato, nel tempo e nello spazio, al parallelo aumento della disoccupazione provocato dall’applicazione forsennata delle politiche neoliberiste – e in particolare i programmi di privatizzazione di massa – dopo il crollo dei regimi «socialisti». Leggi il seguito di questo post »

acquapubblica2213

I prestiti capestro della Depfa alle società laziale e calabrese. Si chiama project financing, si basa sui derivati ed è lo strumento con cui la finanza va alla conquista dei beni comuni privatizzati. Che ora rischiano di finire travolti dalla crisi economica. Il caso dell’acqua

È un cocktail micidiale quello che si sta formando tra il capitale finanziario internazionale e i servizi pubblici locali in Europa. Dalla metropolitana di Londra fino all’acqua della Calabria, passando per la Toscana e per la provincia di Latina: la stessa vita quotidiana, l’acqua da bere, i trasporti, l’energia rischiano di essere messi sotto tutela dalle banche d’affari, che puntano al grande business dei fondi pubblici. Il grimaldello si chiama project financing e si basa sui prodotti derivati, la sofisticata e pericolosa finanza che ha inguaiato non pochi enti pubblici. Leggi il seguito di questo post »

Come il crac finanziario, la crisi idrica non risparmierà nessuno. Entro il 2050 i consumi di acqua saranno triplicati e il 48% della domanda resterà senza risposta

Il testo che segue è una lettera all’ordine dei geologi toscani. Alla fine di maggio Molinari è intervenuto alla loro assemblea, suscitando qualche contrasto, pur nell’approvazione generale. Il suo desiderio di tornare sull’argomento trattato allora, è stato rimandato per una malattia. Ristabilito, Molinari riprende qui il filo del discorso. I geologi toscani pubblicheranno la lettera nella loro rivista on line “Il geologo”.

La mia non era una generica denuncia ambientalista, ma la constatazione che ormai siamo nel bel mezzo di una crisi di civiltà. Sono stato accusato di essere ambientalista; come se ciò fosse una colpa e l’origine dei mali della nostra società; di essere fazioso, a proposito di privatizzazioni, e ideologicamente anticapitalista; di fare uso del termine etica in tutte le professioni, in particolare in quelle che si reggono sulla conoscenza tecnico scientifica e del territorio, dando forse la sensazione di rivolgere alla platea un’accusa piuttosto che un appello. Leggi il seguito di questo post »

 

Trovo abbastanza incredibile che nessuno, nemmeno chi dice di avere a cuore una sinistra che sappia accogliere anche istanze più moderne, di fronte alla crisi del credito ricordi la questione ambientale. Eppure abbiamo 20 o 30 anni di studi, proposte e progetti per affrontare la vera emergenza, che non è quella della scomparsa dei soldi virtuali ma è quella della scomparsa della base materiale della nostra esistenza: terra, acqua, aria e una quantità impressionante di materie prime (quasi tutte) che stanno semplicemente esaurendosi, come era ovvio che accadesse prima o poi. Lasciamo perdere l’intreccio diabolico che lega il costo quasi nullo delle materie prime allo sfruttamento del Sud del mondo e veniamo alla crisi che incombe.
Insomma, che il nostro nemico storico – cioè la finanza speculativa – sia in crisi dovrebbe essere una buona notizia così come il fatto che il fondamentalismo liberista (sposato in modo suicida dal centro-sinistra mondiale) sia stato rapidamente accantonato. Si è capito che lo Stato deve tornare in campo perché tutta la fantasmagorica ricchezza degli ultimi decenni era appunto solo virtuale: non ha riconvertito un sistema produttivo fatiscente né ha creato nuovi posti di lavoro ma, siccome i bonus dei manager erano veri e sono stati pagati, adesso ce li ritroviamo sulle nostre spalle. L’altra buona notizia è che, stavolta, il gioco deve avvenire a carte scoperte, almeno nei paesi dotati di uno straccio d’opposizione. Da noi, no: il governo Berlusconi non è nemmeno stato costretto a fare qualche cifra il che, oltre a garantire che nessuno dovrà rendere conto di niente, dà ai mercati speculativi esattamente il tipo di messaggio che bisognerebbe evitare: continuate a speculare. Leggi il seguito di questo post »

Guido Caldiron
«La paura condiziona il modo di intendere la vita. Nella scala dei valori la massima priorità è assegnata alla sicurezza, che prende il posto della libertà e dell’uguaglianza. Di conseguenza si assiste a restrizioni giuridiche e a un apparentemente ragionevole “totalitarismo della difesa dai pericoli”. L'”economia della paura” si arricchisce con la nevrosi collettiva. Il cittadino diffidente e sospettoso sarà grato se “per la sua sicurezza” sarà scannerizzato, passato ai raggi, perquisito e interrogato. La sicurezza diventa, come l’acqua e la corrente elettrica, un bene di uso comune gestito dal servizio pubblico e dall’economia privata, che ne ricava un profitto».

Quando, nel 1986, Ulrich Beck, aprì con La società del rischio una nuova fase di riflessione sulla vita nell’età della globalizzazione non immaginava ancora quanto le sue intuizioni avrebbero trovato una piena conferma nella realtà internazionale.  Leggi il seguito di questo post »

Avevano nei giorni scorsi giustificato il tracollo di Fannie e Freddie con la classica litania dei carrozzoni a partecipazione pubblica, protetti dal governo federale americano e inquinati dalle solite clientele politiche. Poi però la crisi si è nuovamente spostata al centro del capitalismo privato americano, e gli ultras del liberismo sono rimasti per l’ennesima volta a corto di argomenti. Lehman Brothers, una delle quattro banche d’affari più grandi del listino di Wall Street, ieri ha dichiarato fallimento. Cade dunque un altro importantissimo mattone dell’immenso domino finanziario globale, e c’è da ritenere che diversi altri nei prossimi mesi subiranno una fine analoga.

Lehman rappresenta una delle massime interpreti del famigerato “subprime capitalism”, vale a dire il sistema che nel corso degli ultimi anni ha stravolto e reinventato il circuito monetario dei crediti, dando luogo a quella che potremmo considerare una sofisticata istituzionalizzazione del meccanismo dell’usura. La logica dei subprime ha infatti per lungo tempo funzionato così. Prendi un lavoratore americano, di norma residente in un sobborgo periferico e già abbastanza carico di debiti e di pignoramenti. Fregatene della sua elevata probabilità di insolvenza e offrigli mutui e carte di credito a tassi particolarmente alti. Quindi spezzetta in mille parti i debiti del tizio in questione, trasformali in titoli e diffondili in ogni angolo del globo, con il prestigioso marchio della banca d’affari emittente posto in bella mostra sulle cedole. Leggi il seguito di questo post »

 

“Il laissez faire liberista all’origine del fallimento” 

Anna Maria Merlo PARIGI

Attac aveva ragione? Certo, risponde l’economista Dominique Plihon, presidente del consiglio scientifico di Attac, il movimento nato per proporre la tassazione delle transazioni finanziarie e la regolazione del capitalismo globale.

Negli Usa lo stato ha salvato il gigante delle assicurazioni Aig, dopo i casi delle società di credito immobiliare Fannie Mae e Freddie Mac. Cosa significa questo ritorno dello stato nell’economia?

Le iniziative statali provano che il mercato è incapace di autoregolarsi, che il laissez faire dei mercati è un fallimento totale. Siamo alla fine di un ciclo, iniziato 20-30 anni fa, con la fase neo-liberista, della deregulation, delle liberalizzazioni, dove il mercato era l’elemento centrale. Ora si apre un nuovo ciclo, dove gli stati sono chiamati a svolgere un ruolo – anche se i governi in carica oggi non amano questo, perché l’ideologia dominante sostiene che la mano pubblica non deve intervenire. Il nuovo ciclo è già iniziato, con le prime nazionalizzazoni di banche. Ma è destinato ad andare più lontano: lo stato e le autorità pubbliche dovranno controllare in modo più severo il funzionamento dei mercati.

Come mai i governi ci ripetono che le casse sono vuote, che non ci sono soldi per finanziare programmi sociali, e poi la Banca centrale europea puo’ mettere sui mercati 100 miliardi di euro in due giorni? Leggi il seguito di questo post »

L’ideologia del Libero Mercato non è Ancora Finita

 

di Naomi Klein

The Guardian 19 settembre 2008

Qualunque cosa gli eventi di questa settimana vogliano dire, nessuno dovrebbe dare credito a quello che si continua a ripetere in giro e cioè che la crisi finanziaria attuale sancisce la la morte dell’ideologia del “libero mercato”.

L’ideologia del libero mercato è sempre stata serva agli interessi del capitale, e la sua presenza viene e va in funzione della sua utilità a quegli interessi.

Duante gli anni del boom economico, è comodo predicare il laissez faire, dato che un governo assente permette alle bolle speculative di gonfiarsi. Quando poi queste bolle esplodono, l’ ideologia diventa un ostacolo, e sparisce temporaneamente fintanto che il governo galoppa in soccorso dei mercati.

Ma una cosa è certa: e cioè che l’ideologia tornarà di nuovo in maniera prepotente, non appena le attività di soccorso saranno terminate. L’ingente debito che lo stato sta accumulando per garantire la libertà provvisoria agli speculatori, sarà solo una parte dei costi globali causati da questa crisi, costi che includeranno la razionalizzazione attraverso pesanti tagli dei programmi sociali, oltre ad una rinnovata spinta alla privatizzazione di quel poco che è rimasto del settore pubblico. Ci è anche stato detto che le nostre speranze per un futuro meno inquinato sono, purtroppo, troppo costose.

Quello che non sappiamo è come reagirà la gente. Considerando che in Nord America, tutte le persone al di sotto dei 40 anni sono cresciute con qualcuno che ripeteva loro che il governo non poteva fare nulla per migliorare le loro esistenze, che il governo è il problema e non la soluzione, che il laissez faire era l’unica possibilità. In questo momento stiamo assitendo ad un governo iperattivo, intensamente deciso ad intervenire, apparentemente desideroso di fare qualsiasi cosa per salvare gli investitori da loro stessi. Leggi il seguito di questo post »

 

Edizioni Alegre – Attac Italia 
144 pagine EURO 12

> Per richiedere il libro scrivere a segreteria@attac.org

Indice

- Introduzione di Fabrizio Consalvi

-  Origini, cause e sviluppo della finanziarizzazione 
“Gli anni Ottanta, dalla crisi del debito al neoliberismo: come siamo arrivati al punto in cui siamo” di Ernesto Screpanti. 
Le crisi economiche degli anni Novanta e la crisi attuale dei mutui subprime” di Susan George

-  Effetti della finanziarizzazione sul modello sociale 
“Da Maastricht a Lisbona: il nuovo modello economico-sociale europeo” di Michel Husson
“La politica dei redditi e le relazioni sindacali nell’epoca della globalizzazione” di Giorgio Cremaschi

-  Effetti della finanziarizzazione sulla disparità di genere 
“La demolizione dello stato sociale e le nuove disparità di genere” di Daniela Danna
“Finanziarizzazione, nuova divisione internazionale del lavoro e disparità di genere” di Valeria Sodano

-  Le relazioni sociali nella finanziarizzazione e le risposte dei cittadini 
“La solitudine competitiva nell’era del mercato globale” di Marco Bersani
Le proposte dei movimenti altermondialisti per un sistema di tassazioni globali” di Andrea Baranes

-  Impatto della finanziarizzazione sui beni pubblici 
“Beni pubblici per la sicurezza sociale: nuove vulnerabilità e empasse dell’azione politica in epoca tardo-neoliberista” di Tommaso Vitale
“Funny games:esiste una ragione per privatizzare le public utilities?” di Stefano Lucarelli ed Alessandro Santoro

 

di Alex Zanotelli, Cosenza 15 Agosto

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra ,lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini( Locride) e dell’Arca di Noè ( Cosenza ), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce  la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

 

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione ,in particolare del Pd ,nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. ( Una decisione che mi indigna ,ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on  Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!) Leggi il seguito di questo post »

a

APPUNTAMENTI

dicembre: 2021
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Blog Stats

  • 101.905 hits