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imagescaodrwk7.jpgUna vergogna inaccettabile

L’inchiesta di Fabrizio Gatti sull’Espresso ha mostrato a tutti una realtà, a molti già nota, di sfruttamento e di riduzione in schiavitù dei lavoratori agricoli extracomunitari nelle campagne del foggiano.Gli esiti dei controlli delle istituzioni e le denunce di sindacati e organizzazioni umanitarie dimostrano che quella situazione di irregolarità o lavoro nero è comune a pressochè tutte le campagne foggiane, all’interno delle quali si raccoglie una quota rilevante della produzione nazionale di pomodoro, e da cui quest’ultimo parte per le aziende di trasformazione. Nella campagne del foggiano i braccianti lavorano in condizioni disumane, spesso sotto la minaccia delle armi, alloggiati in casolari fatiscenti, picchiati quando chiedono una paga che viene loro rifiutata dopo un lavoro massacrante; a volte uccisi. Il procuratore antimafia, Piero Grasso, ha detto che nelle campagne del foggiani ci sono i nuovi lager. Una vergogna inaccettabile. Leggi il seguito di questo post »

no-al-precariato.jpgSette milioni di lavoratori pagati a metà stipendio

Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo

E’ un esercito che monta, che si ingrossa anno dopo anno. A termine, a progetto, in leasing, nel settore pubblico ancor più che nel privato, i lavoratori precari italiani sono all’incirca quattro milioni. In termini di minori retribuzioni, di assenza di coperture previdenziali, di ferie, malattie e maternità non pagate, essi costano fino al 50% in meno rispetto alle retribuzioni medie previste dai contratti a tempo indeterminato. A questi si aggiungono poi i cosiddetti “invisibili”: dalle manovalanze in nero del Mezzogiorno agli immigrati sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno, si contano almeno altri tre milioni di individui, sulle cui infime medie salariali si può tuttora solo congetturare. Il precariato è insomma divenuto un fenomeno impressionante, per la sua dimensione assoluta e per i suoi ritmi di crescita. E’ un fenomeno che in Italia presenta tassi di espansione eccezionali, ma che di fatto investe in modo pressoché uniforme tutta l’Unione europea. Leggi il seguito di questo post »

Tra le prime misure: un fondo per l’emersione del lavoro irregolare e il «documento di regolarità contributiva». Il peso della Bossi-Fini

St.Ra
Se si vuole sconfiggere il lavoro sommerso e l’evasione fiscale – come si legge nel programma elettorale dell’Unione – è assolutamente necessario intervenire per riformare il settore agricolo: un comparto complicato, dove i rapporti di lavorativi sfociano praticamente nella schiavitù, dove il caporalato è una pratica consolidata, e dove cade una pioggia di miliardi di euro sotto forma di contributi elargiti dall’Unione Europea.

Con queste premesse Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, si sono riuniti ieri a Roma in una manifestazione- convegno incentrata sul lavoro nero. In agricoltura, infatti, sono stimate in nero il 60% delle ore lavorate; mentre il sommerso riguarda oltre il 50% della manodopera e circa il 30% del Pil di settore. Numeri che hanno spinto il governo a prendere delle contromisure, come l’istituzione del fondo per l’emersione del lavoro irregolare (Feli) o l’introduzione del «documento unico di regolarità contributiva» (Durc). Misure condivise dagli stessi sindacati di categoria, che però avanzano richieste e proposte volte a contrastare problemi specifici. Leggi il seguito di questo post »

I dati
3 milioni di migranti Sul territorio
Alla fine del 2005 gli immigrati in Italiani  erano 3.035.000, con un’incidenza sulla popolazione italiana è del 5,2%, pari a un immigrato ogni 19 italiani (1 ogni 14 nel Centro e nel Nord Est, 1 ogni 15 nel Sud). Tra dieci anni i valori saranno raddoppiati, e verranno superati i valor che oggi si riscontrano in Germania e in Austria. Le province con il più alto tasso di incidenza sono: Prato (12,6%), Brescia (10,2%), Roma (9,5%), Pordenone (9,4%), Reggio Emilia (9,3%), Treviso (8,9%), Firenze (8,7%), Modena (8,6%), Macerata e Trieste (8,1%).

Aspetti demografici
In Italia l’immigrazione diventerà sempre più un fattore di crescita in grado di porre rimedio alla prevalenza dei decessi sulle nascite. Gli ultrasessantacinquenni diventeranno a metà secolo più di un terzo dei residenti e, rispetto alla popolazione in età da lavoro, che si ridurrà notevolmente, incideranno per il 66% (attualmente incidono per il 28,9%). Gli immigrati sono in Italia una popolazione giovane, concentrata per il 70% nella fascia d’età 15-44 anni (solo il 47,5% degli italiani, invece, si colloca i quella fascia. Leggi il seguito di questo post »

Le Nazioni unite bollano come «xenofobo» il governo Berlusconi e danno credito a Prodi.

Nel mirino le discriminazioni nei confronti dei rom

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Eleonora Martini IL manifesto

Il governo Berlusconi «era espressione di una retorica della xeonofobia e del razzismo», tendente a «strumentalizzare politicamente il fenomeno dell’immigrazione», «descritto come un pericolo per l’intera comunità». In questo clima si inscrive la legge Bossi-Fini, «ispirata dalla filosofia dello scontro di civiltà» e che «incita alla discriminazione e alla criminalizzazione» dell’immigrato. «Se fossero stati soggetti alla Bossi-Fini, gli emigrati italiani nel mondo non sarebbero mai arrivati all’attuale integrazione». D’altra parte è l’intera società italiana a presentare «profonde tendenze alla xenofobia», soprattutto per la presenza di una «discriminazione istituzionale», come dimostra il fatto che «quotidianamente la polizia viola, fisicamente e verbalmente, i diritti delle minoranze nazionali». Leggi il seguito di questo post »

Al corteo di Cgil, Cisl e Uil gli sfruttati di Eboli

Ant. Mas.

C’è anche una sparuta compagnia di lavoratori cinesi, con bandiera nazionale al seguito, nel corteo che procede verso il palco. E poi maghrebini, ivoriani, senegalesi, polacchi, rumeni: lavoratori di mezzo mondo venuti da tutta Italia. Soprattutto dal Mezzogiorno. Sfilano con i braccianti italiani, tra le bandiere unite dei tre sindacati, Cgil Cisl e Uil, e marciano al seguito di Gugliemo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Poi c’è il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il segretario di Rifondazione Franco Giordano e il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. E su tutti aleggia il fantasma di Giuseppe Di Vittorio, che delle lotte bracciantili, qui, fece una ragione di vita. Altri tempi.

Qui, ora, un bracciante su quattro è sfruttato fino all’osso. Se è clandestino rischia la schiavitù. A manifestare sono in trentamila. In centinaia senza permesso di soggiorno. Chiedono solo giustizia: un lavoro già ce l’hanno. Ma non nobilita nessuno: né loro, né il padrone che li sfrutta, né il caporale che li vende. «Se fossi in regola con i documenti – dice un ragazzo marocchino, che arriva dalla Campania – il lavoro potrei cercarmelo da solo. Senza essere sfruttato dal caporale e fare questa vita da schifo». Se fosse in regola. Leggi il seguito di questo post »

manif_stopbolkestein.jpgFrancesco Piccioni (il manifesto)

E’ già tra di noi? La più devastante delle «direttive europee» in corso di approvazione – la famigerata Bolkestein sulla «liberalizzazione dei servizi» – prevede infatti che un qualsiasi lavoratore, cittadino di uno dei 25 paesi dell’Unione, possa lavorare in qualsiasi altro paese europeo sottostando alle regole contrattuali del «paese d’origine». anziché di quello in cui va a lavorare. A un occhio poco allenato può sembrare una norma innocua, o addirittura pensata per «facilitare» l’approccio del singolo lavoratore a un ambiente per lui ignoto.La morte di Zbigniew, ieri a San Salvo, fa carta straccia delle panzane ideologiche con cui i sostenitori della Bolkestein hanno fin qui avvolto la sostanza di quelle norme. Il principio del «paese d’origine» serve soltanto alle imprese, che potranno così vincere un appalto in un paese «avanzato» – con più diritti e più alti salari – impiegandovi lavoratori presi dai paesi più «arretrati» (con pochi diritti e salari più bassi). Ci guadagna sia l’impresa che «esporta lavoro», sia quella che lo importa. Leggi il seguito di questo post »

Operaio polacco muore a San Salvo (Chieti) in una fabbrica inglese
Serena Giannico
S. Salvo (Ch)

Un volo di quindici metri. Si è schiantato al suolo e non ha avuto scampo.

E’ morto così un operaio polacco di 45 anni. Si è sfracellato, dopo una terribile caduta.
 

Zbigniew Zalejski si trovava in Italia per effettuare interventi all’interno dello stabilimento di San Salvo (Chieti), appartenete alla Pilkington, una multinazionale del vetro con base in Inghilterra. Erano da poco passate le 7 di mattina e lui era appena entrato nel cantiere, dove si sta lavorando al rifacimento del forno float: si tratta di lavori necessari ogni 10-15 anni .L’uomo, forse per svolgere meglio la manutenzione, è salito sul tetto della struttura. Leggi il seguito di questo post »

La guerra dei poveri per un posto col caporale La concorrenza del muratore rumeno C’è la raccolta dei pomodori e poi quella dell’uva, e molti si danno da fare come operai edili, al nero e sottopagati. Senza bisogno della Bolkestein Ad Alcamo, nel trapanese, tra gli immigrati che cercano un lavoro nei campi per la vendemmia. Due mesi da stagionali senza pause e dormendo per strada o in auto. Con i padroncini che preferiscono i «meno esosi» rumeni e gli africani che si arrabbiano

Massimo Giannetti Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Sono le sei del pomeriggio e nella piazza principale di Alcamo, giù alla periferia della città, decine di immigrati maghrebini, anche minorenni, sono controllati a vista da polizia e vigili urbani. Sono infuriati e forse non hanno tutti i torti. Stanno lì, appostati sotto gli alberi o sopra i muretti aspettando la «chiamata» che non arriva dalle cinque del mattino, dall’ora in cui i padroncini dei vigneti passano con i furgoni e reclutano la manodopera per la vendemmia. La stagione dell’uva, cominciata una ventina di giorni fa, quest’anno da queste parti sta andando benissimo, il raccolto è quasi raddoppiato rispetto all’anno scorso, ma per marocchini e africani in generale di lavoro ce n’è ben poco. Non è razzismo. E’ pura e semplice convenienza. Le loro braccia, ricercatissime per almeno un decennio, adesso non servono più. Piccoli e medi imprenditori del vino preferiscono quelle molto meno costose degli immigrati rumeni, i nuovi sfruttati nei campi del trapanese, scesi a decine negli ultimi mesi ad Alcamo in vista della vendemmia. E la rabbia dei veterani africani, a torto o a ragione, è tutta indirizzata nei loro confronti. Leggi il seguito di questo post »

“E’ un criminale chi schiavizza i clandestini, ma le istituzioni non sono inermi”Il sindaco di Cerignola (Fg), Matteo Valentino, scrive a ‘l’Espresso’ a proposito dell’inchiesta sugli immigrati

In premessa ho da chiederLe di effettuare una rettifica rispetto a quanto scritto: chi sfrutta e schiavizza i lavoratori, italiani e stranieri che siano, non è un imprenditore. Li definisca come preferisce – criminali, delinquenti, mafiosi – ma non imprenditori: non sono tali e non è corretto offendere chi lavora onestamente per produrre reddito e attivare occupazione e sviluppo. D’altronde, nessun giornalista ha mai definito commercianti i contrabbandieri di sigarette“. Inizia così la lettera che il sindaco di Cerignola, Matteo Valentino, ha inviato a Fabrizio Gatti, il giornalista de ‘l’Espresso’ autore dell’inchiesta sullo sfruttamento dei clandestini nelle campagne del Tavoliere. Leggi il seguito di questo post »

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