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Oggi il voto finale della Camera sulla manovra economica. Tagli allo Stato sociale all’istruzione e alla salute. Mentre negli Stati Uniti si discute esattamente dell’opposto…

Antonella Marrone

Oggi il governo porrà la fiducia alla Camera sulla manovra finanziaria. Passerà. Passerà la manovra, e, speriamo in tempi brevi, passerà anche questa oscura parentesi nel nostro vivere, questa nottata di ignoranza, di furia iconoclasta verso tutti i buoni principi di un paese democratico. Una manovra che dimostra come questo governo sia il più retrivo dei governi di destra europei. I tagli previsti – e quelli che hanno già decisio di prevedere con la finanziaria di fine anno – riducono il nostro stato sociale ad un colabrodo. Diritti inalienabili e fondamentali diventeranno un terno al lotto, grazie agli 8 miliardi di tagli per la scuola in tre anni, alle migliaia di piccole scuole chiuse, al blocco dei ticket sanitari, alla riduzione dei letti in ospedale, ad una norma sui precari che resta ancora in attesa di essere scagionata dalla verosimile accusa di incostituzionalità. Leggi il seguito di questo post »

Anna Bonni
La richiesta è pressoché unanime. Scorporare il ddl Lanzillotta dalla finanziaria. E una riunione serrata fino a tarda sera ieri ha discusso proprio se inserire o meno la nota riforma degli enti locali nella legge di bilancio. Proprio uno degli obiettivi che si è data la maggioranza su una delle riforme più controverse è stato quello di arrivare in aula alla camera con un testo “snello” lasciando fuori provvedimenti come il ddl sui servizi pubblici locali e quello che prevede l’istituzione dell’Agenzia per la cooperazione. Eppure restano i se e i ma e una dichiarazione dello stesso Chiti conferma che «non è stata ancora presa alcuna decisione». Leggi il seguito di questo post »

foto-operai.jpg Welfare: assemblee agitate a Mirafiori. Lavoratori arrabbiati contro la falsa abolizione dello scalone e la detassazione degli straordinari alle imprese Piccinini (Cgil): «Un voto negativo non farà cadere il governo». Rinaldini (Fiom): «La cosa peggiore sarebbe la scarsa partecipazione» 

Dire che le tute blu sono contrarie al protocollo di luglio 2007 è quasi un eufemismo. Dire che la contestazione sia stata sonora e travolgente non corrisponde esattamente al vero. L’assemblea alle carrozzerie di Mirafiori che il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha tenuto ieri davanti a 1.500 tute blu, alla fine, si è risolta in un confronto civile. I fischi e i mugugni non sono certo mancati. Ma solo per rintuzzare la claque accuratamente preparata dalla Uil. L’orientamento che esce dalla Fiat, è molto netto: l’accordo tra Prodi e Cgil, Cisl e Uil è da cancellare. D’altronde è il risultato di «una vera assemblea sindacale, non del salotto di Porta a Porta», commenta a caldo il segretario della Fiom di Torino Giorgio Airaudo. Leggi il seguito di questo post »

Tutti compatti nel documento sulla Finanziaria e pronti a chiedere a Napolitano  di stralciare le pensioni dalla manovra.

Il resto è complicato, ma l’unità non si tocca

All’indomani del no del comitato centrale della Fiom all’accordo del 23 luglio, l’ordinaria riunione settimanale del gruppo di Sinistra Democratica alla Camera registra un clima di preoccupazione. E l’umore non è diverso tra gli altri partiti impegnati nel percorso unitario a sinistra. La situazione è delicatissima e non solo perchè la bocciatura dell’organizzazione di Rinaldini fa emergere ancora una volta le note differenze di giudizio tra Sd e Verdi, da una parte, critici dell’intesa sul welfare ma non di quella sulle pensioni, e Prc e Pdci, dall’altra, fortemente critici di entrambi gli accordi. Questo è il risultato più scontato, che avrà un suo punto di snodo in Parlamento tra un po’. Ma il clima di legittima preoccupazione è riferito anche alla necessità di mantenere in equilibrio una situazione delicata: da un lato, la manifestazione del 20 ottobre cui ha aderito anche lo stesso Rinaldini; dall’altro, il percorso unitario a sinistra.Preoccupazione, ma, si ragiona in tutti e quattro i partiti, qualcosa di positivo c’è ed è il punto di partenza: nessuno vuol incrinare il processo unitario avviato a sinistra. Anzi, le difficoltà presentate dalla fase politica accentuano la necessità di andare avanti. Leggi il seguito di questo post »

giorgio-cremaschi.jpgSi dice di no perché si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati. Si dice di no perché in questa società profondamente ingiusta, piena di privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere  

Le ragioni del no all’accordo del 23 luglio 2007 sono squisitamente sindacali. Così si spiega il voto, che tanto scandalo ha suscitato, del Comitato Centrale della Fiom. Questa organizzazione, per pratica e storia, è radicata nella contrattazione che, se rigorosa, comporta il calcolo dei costi e dei benefici di un accordo. E quello dei metalmeccanici non è il solo dissenso. Nel Direttivo della Cgil le due aree della sinistra, Rete28Aprile e Lavoro-Società, hanno votato contro l’accordo, dopo un lungo periodo di conflitti. Vuol dire che la materia concreta del contendere è assai grave. Discutiamo allora dei contenuti dell’accordo, dei fatti insomma, e non del solito teatrino che si scatena sempre quando la realtà irrompe nella vita politica del paese. Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l’intesa argomentando che essa è comunque un miglioramento della realtà attuale e per questo va accettata. E’ il ragionamento di fondo che la giustifica, ma è sbagliato.

Questo accordo produce sì alcuni risultati per una parte dei pensionati e per una parte dei disoccupati, ma quei risultati sono tutti a carico del mondo del lavoro, che paga oggi e pagherà ancor di più domani. Nel protocollo del 23 luglio sono presenti guasti ad azione ritardata e progressiva. I metalmeccanici della Fiom hanno sviluppato una particolare sensibilità ad essi perché in questi anni due volte hanno subito accordi separati. Erano accordi che pure concedevano aumenti salariali, ma che contenevano insidie tali che, se non contrastate, avrebbero compromesso il futuro. Lo stesso oggi accade con il protocollo.

Partiamo dalle pensioni.

Quante discussioni sul superamento dello scalone Maroni. Ebbene, a partire dal 2013, un anno prima di quanto era previsto dalla vecchia legge, si potrà andare in pensione solo con 62 anni di età e 35 di contributi. E allora? Ma non si era detto che un aumento dell’età pensionabile di questa portata avrebbe provocato un danno sociale, che esso non era in nessun modo giustificato dall’andamento dei conti dell’Inps? E invece lo scalone viene confermato. Leggi il seguito di questo post »

La conferenza stampa di Prodi è stata interessante, ma la sua cornice obbligata è quella data dall’ultima indagine dell’Istat sulla distribuzione del reddito nel nostro paese. In sintesi l’Istat ci dice che il 20 per cento più ricco degli italiani si appropria di più del 40 per cento della ricchezza prodotta nel paese e che al 20 per cento più povero resta solo il 7 per cento. Questa è la situazione, «qui Rodi, qui salta». E il problema non concerne solo Prodi.

Fatta questa premessa debbo dire che Romano Prodi nella sua conferenza stampa e nella risposta ai giornalisti si è ben arrampicato sugli «specchi rotti», quelli messi in circolo da Eugenio Scalfari, ma, sempre per stare al medesimo autore non ha assunto il ruolo di «dittatore»: ha voluto essere solo autorevole: insomma potrebbe dire qualcuno ha assunto il ruolo di «dittatore moderato», insistendo soprattutto sulla «svolta» che dovrebbe realizzare nel 2007. Leggi il seguito di questo post »

supposta_di_natale.jpgBabbo Natale ci ha portato la Finanziaria.

Invece delle renne ha usato la bicicletta. Romano Natale si è subito pentito e ha detto che non la farà più. Poi ha subito cambiato idea e ha detto che non si è pentito e la rifarebbe ancora. E’ stata una Finanziaria piena di sorprese. Una Finanziaria mutante. Una Finanziaria che gli studiosi ci spiegheranno solo tra qualche anno.

Quando riusciranno a capire di cosa si tratta. Delle correlazioni e degli emendamenti. Delle puntualizzazioni e delle retromarce. Delle lobby e degli inciuci. E’ stata una Finanziaria estenuante. Ci ha preso per sfinimento. Prima della votazione finale Romano Natale poteva chiederci qualunque cosa, qualunque tassa, qualunque schifezza. Gli avremmo detto di sì pur di togliercelo dai piedi per il periodo natalizio.

Le cose che ho capito nella Finanziaria non mi sono piaciute. Non mi è piaciuto il tentativo di cancellare i reati contabili contro la Pubblica amministrazione, non mi è piaciuta la modifica alla legge che eliminava i contributi ai nuovi inceneritori togliendoli alle energie rinnovabili.

Le cose che non ho capito nella Finanziaria mi sono piaciute ancora di meno. Non ho capito perchè si tolleri il conflitto di interessi, perchè non siano state cancellate le leggi salva ladri Pecorella e ex Cirielli.

Perchè non sia stata modificata la legge elettorale che ha creato delle consorterie a disposizione di Berlusconi Bossi Casini Rutelli Fassino Bertinotti eccetera eccetera. Leggi il seguito di questo post »

Letterina di Natale     

L’esecutivo sarà capace di trasmettere un’idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo?

babbo-natale.jpgSe questa fosse una lettera a Babbo Natale avrei il dubbio che prima o poi potrebbe anche innervosirsi e perdere la pazienza. Dopotutto quest’anno ha esaudito un desiderio di non poco conto: il proprietario di Mediaset non è più il capo del governo, Calderoli ora può mostrare le sue magliette senza provocare incidenti internazionali, Fini anziché occuparsi di come coordinare la mattanza a Genova deve impegnare il suo tempo tra Storace e le celebrazioni del ventennio.Nonostante tutto ciò siamo in tanti a non essere ancora soddisfatti.

Potremmo discutere della chiusura dei CPT, del ritiro dall’Afghanistan, della difesa dei servizi pubblici insidiati dalla direttiva Bolkestein e dal disegno di legge Lanzillotta, di una distribuzione di reddito a favore del lavoro anziché della rendita, della lotta alla precarietà che non si esaurisca nella partecipazione di qualche esponente governativo alle manifestazioni, del sapere e della conoscenza come investimenti collettivi…..e di tante altre cose. Leggi il seguito di questo post »

lotta-allaids.jpgDovevano essere 130 milioni all’anno, secondo gli impegni. Il viceministro Sentinelli: cerchiamo di trovarli altrove 

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno nel primo pomeriggio. Spulciando le carte del maxiemendamento, un gruppo di senatori si accorge che nel testo della finanziaria non c’è, finora, il minimo accenno al contributo italiano per il Fondo globale di lotta all’Aids. E’ Vittorio Agnoletto, europarlamentare ed ex presidente della Lega Italiana per la lotta contro l’Aids, a farsi interprete per primo di una vicenda che sembra riportare l’Italia dell’Unione ai tempi delle promesse a vuoto del precedente governo. «Per cinque anni il centrosinistra aveva duramente criticato il governo Berlusconi per il ritardo e le incertezze manifestate nel sostenere il Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria ma oggi che lo stesso centrosinistra è al governo, cancella ogni sostegno al fondo, riuscendo a fare peggio dell’esecutivo di centrodestra». Agnoletto ricorda come l’Italia si fosse impegnata a versare 130 milioni all’anno al Fondo lanciato nel 2001 dall’Assemblea straordinaria dell’Onu sull’Aids. Nel 2005 Roma ne ha versati solo 110 e «nel 2006 nemmeno un euro dai due governi che si sono alternati». Quanto alla finanziaria attuale, sembra che nulla sia previsto nemmeno per il 2007. Notizia particolarmente pesante a ridosso della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids e mentre tutte le maggiori Ong di cooperazione chiedono – insiste Agnoletto – di saldare il debito di 280 milioni (20 per il 2005, 130 per il 2006, 130 per il 2007). Leggi il seguito di questo post »

Difficile fare numeri La proposta di Pdci e sinistra Ds accolta dal governo. Ma da sola non elimina il problema
Stefano Raiola
Roma

Il dibattito sulla finanziaria arriva alla fase finale e come di consueto lo sforzo delle forze politiche per inserire modifiche in extremis alla legge si intensifica. L’ultima giornata prima dell’arrivo in aula si è giocata essenzialmente su due temi: l’ormai scontato ricorso alla fiducia anche per la votazione al senato e la nascita di un fondo per la stabilizzazione dei precari da giorni al centro di accese polemiche.

Se sul primo punto non dovrebbero esserci colpi di scena (probabilmente il voto di fiducia verrà autorizzato dal consiglio dei ministri convocato per stamattina alle 9,30), la questione dei precari del settore pubblico invece merita alcune precisazioni.
Di certo c’è che l’emendamento presentato pochi giorni fa dal Pdci, che prevedeva un fondo finalizzato a garantire l’assunzione stabile dei lavoratori precari del pubblico impiego sarà inserito nel maxi emendamento alla finanziaria che verrà sottoposto al senato. Ma come ha spiegato ieri il senatore Cesare Salvi della sinistra Ds «questo non significa che in un solo colpo 350 mila perone saranno automaticamente assunte». L’emendamento su cui maggioranza e governo hanno espresso parere favorevole prevede infatti di mettere a disposizione le risorse per iniziare «dei piani di rientro da una situazione intollerabile». In sostanza si tratta di creare un fondo a cui potranno attingere gli enti pubblici che vogliano stabilizzare i lavoratori che da anni sono inquadrati con contratti a termine. Leggi il seguito di questo post »

Mirafiori, dopo le contestazioni ai segretari di Cgil, Cisl e Uil. I delegati Fiom spiegano le ragioni del malessere operaio. Chiedono democrazia e autonomia
Loris Campetti
inviato a Torino
governoamico.jpgChi pensa che le contestazioni operaie a Mirafiori verso i segretari di Cgil, Cisl e Uil fossero orchestrate dall’esterno, ha un’idea decisamente sbagliata delle tute blu torinesi. Forse le confonde con i minatori rumeni ai tempi di Ceausescu. Mirafiori è una fabbrica da sempre difficile, per i sindacati e per i padroni, qui gli operai sono stati sempre ipercritici, poco propensi alla diplomazia, mai massa di manovra. Chiedersi se a scatenare le proteste sia stata la presenza di Epifani, Bonanni e Angeletti e delle telecamere, e non invece quanto abbia inciso l’assenza da 26 anni dei segretari (volontaria) e dei giornalisti (involontaria, imposta dalla Fiat) dalla più grande fabbrica italiana, vuol dire ragionare con i piedi.

L’altro elemento che sta dietro la meraviglia – per alcuni a sinistra lo scandalo, per altri a destra la speculazione politica – per la vivacità delle critiche operaie, è che ben pochi, tra i politici e i giornalisti, sono in grado di comprendere e raccontare la condizione operaia che determina la rabbia. A monte c’è un grande rimosso: gli operai stessi, cancellati dalla politica e dall’informazione. Buoni, come dicono a Mirafiori, solo per «produrre ricchezza per tutti e pagare le tasse», avendone in cambio un miseria in danaro, danni alla salute e una prospettiva di insicurezza. Leggi il seguito di questo post »

Fisco L’euforia da boom delle entrate si intreccia al malessere da Finanziaria. E il banchetto della lotta all’evasione è rinviato

Roberta Carlini


Entrate-boom e finanziaria-monstre. Con la conferma degli ultimi dati sulle entrate tributarie (a quota 366,729 miliardi a metà novembre, 37 miliardi in più rispetto al 2005) una strana euforia ha preso a serpeggiare nell’Unione: siamo ricchi? E insieme, un velenoso dubbio: ma allora, perché ci stiamo svenando per una Finanziaria da 35 e passa miliardi? E mentre la maggioranza si auto-impone di utilizzare eventuali altre buone sorprese per ridurre le tasse – con l’introduzione nella Finanziaria 2007 di un comma che già vincola
la Finanziaria 2008, inedito giuridico nella storia delle leggi finanziarie -, l’opposizione si macera nel dubbio: conviene o no rivendicare il merito del boom delle entrate (facendo una bella figura come «risanatori» ma anche assumendo l’antipatica faccia di quelli che hanno aumentato le tasse)? Leggi il seguito di questo post »

l_8_per_mille_ha_finanziato_la_guerra_rivelazione_choc_di_enrico_letta_large.jpgL’otto per mille che i cittadini italiani hanno voluto assegnare alla cultura sarebbe andato invece a finanziare la missione in Iraq. E’ quanto ha scandito la presidente del FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi, aprendo il convegno annuale che il fondo per l’ambiente italiano dedica al patrimonio artistico. “Mi ha strabiliato – ha riferito Crespi – quello che mi ha detto Enrico Letta, e cioe’ che l’otto per mille che i cittadini italiani hanno assegnato all’arte, alla cultura e al sociale è stato attribuito alla guerra in Iraq e solo una minima parte è stata data per combattere la fame nel mondo. Leggi il seguito di questo post »

aqp.jpgAccesso all’acqua – La soluzione non è il decreto Bersani

«C’è un limite perché non viene definito in maniera chiara che cos’è pubblico, anzi la definizione che viene data apre dubbi considerevoli sulla portata reale del decreto»

Il cosiddetto decreto Bersani non riguarda soltanto taxi, farmacisti, panettieri ecc. ma anche l’acqua. Il governo dell’Unione ha quindi confermato quanto previsto dal programma escludendo il settore dell’acqua dalle liberalizzazioni. L’acqua nel nostro paese ora per legge sarà pubblica nella proprietà e nella gestione e questo verrà inserito nella delega del governo.È un passo avanti? È positivo? Intanto la scadenza degli affidamenti e di passaggio alle gare (il 31 dicembre 2006) è prorogata di un anno e le Spa diventeranno le nuove anomalie del nostro sistema.

Ma è un provvedimento che risolve i problemi dell’acqua in Italia? Ne parliamo con il dott. Riccardo Petrella, presidente dell’Acquedotto pugliese, forte di una storia centenaria con i suoi 19.635 km di rete idrica gestita che serve 4.623.349 abitanti fornendo 309.416.113 metri cubi di acqua potabilizzata che ne fa il primo acquedotto d’Europa e il terzo nel mondo. Petrella è anche una personalità di spicco a livello internazionale per il suo impegno a favore dell’accesso della risorsa acqua come diritto universale dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »

Merito e metodo Può uno slogan dei Cobas cambiare l’agenda del più forte sindacato italiano?I delegati che hanno manifestato il 4 novembre non ci stanno a farsi processare dal segretario. Una precaria dell’Slc: «Vuole che passiamo ai Cobas?»
Manuela Cartosio

democrazia.gifLa più caustica è Julia Vermena, delegata Fiom alla Lear di Grugliasco. «Pensavo che il congresso della Cgil fosse finito. Invece vedo che continua…». Continua «male», disattendendo molte delle decisioni assunte a Rimini meno di un anno fa, quando ancora non c’era il «governo amico». Ed è continuato nel direttivo della Cgil, con il duro scontro tra Epifani e la Fiom. Raccogliamo commenti e opinioni tra la «base» quando il direttivo è ancora in corso. La «sostanza» dello scontro era chiara da un pezzo.

Martedì Epifani l’ha esplicitata, mettendo sul banco degli imputati la Fiom, Lavoro e società, Rete 28 Aprile. «Colpevoli» d’aver partecipato alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Julia ha partecipato a quella manifestazione, «e non ho visto violenze».

Rivendica alla Fiom il «diritto-dovere» di portare in piazza i lavoratori su un tema chiave come la precarietà. «Dove sta lo scandalo? A me operaia di terzo livello la polemica su quella manifestione non serve a niente. Se si fa, è perchè serve a isolare la Fiom, a metterla in riga in vista dei tanti tavoli che si apriranno dopo l’approvazione della finanziaria». Ci saranno cose grosse su quei tavoli: pensioni, patto per la produttività, flessibilità degli orari, «riforma» della struttura contrattuale.

La Cgil vuole arrivarci senza «la spina nel fianco» della Fiom? «Siamo molto di più di una spina», assicura la delegata della Fiom, «e venderemo cara la pelle». Leggi il seguito di questo post »

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