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Su Finanziaria e precarietà documenti contrapposti

Il segretario Guglielmo Epifani critica chi ha manifestato contro la precarietà il 4 novembre e raccoglie 63 consensi e 35 voti contrari. Differenti posizioni anche sulla Finanziaria, in attesa dei tavoli di gennaio con governo e Confindustria su pensioni e mercato del lavoro.
La Fiom resta nel mirino della confederazione, ma anche la maggioranza congressuale si divide

Loris Campetti
Si è concluso con voti contrapposti il direttivo nazionale della Cgil più importante della nuova stagione politica, iniziata con la sconfitta di Berlusconi e l’insediamento del governo Prodi. Il segretario generale Guglielmo Epifani ha raccolto 63 voti sul suo documento conclusivo che assume la relazione, comprensiva del duro attacco politico – per quanto mitigato – a chi ha aderito alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Un secondo documento, presentato in contrapposizione da Nicola Nicolosi e Paola Agnello Modica dell’area programmatica Lavoro e società, che esprime invece un giudizio negativo sulla relazione proprio in rapporto all’adesione a quella manifestazione, ha raccolto 21 voti. Infine, la Fiom – il principale imputato collettivo del direttivo nazionale – si è astenuta (14 voti). Non certo per equidistanza, avendo il segretario Gianni Rinaldini espresso il suo netto dissenso sulla relazione, ma per il rifiuto di far aderire la categoria dei metalmeccanici a un’area programmatica organizzata com’è Lavoro e società. Per Epifani non è un bel risultato, avendo incassato soltanto 63 voti favorevoli e 35 variamente contrari, compresi quelli di una parte della maggioranza congressuale (Lavoro e società). Leggi il seguito di questo post »

russo-spena.jpgIl capogruppo di Rifondazione al senato parla del «decreto Lanzillotta» e dei servizi pubblici locali. No alle privatizzazioni chieste a gran voce da Rutelli, l’Unione deve tutelare innanzitutto l’acqua. E dopo il «pacchetto Bersani» ora ci vuole la «class action»
Galapagos
«Il tema centrale è quello dei “beni comuni”: sono il paradigma della ricostruzione delle municipalità aggredite negli ultimi anni da un eccesso di liberalizzazioni e privatizzazioni. Vi sono beni comuni che debbono essere assolutamente posti sotto il diretto controllo e gestione dello stato e degli enti locali: l’acqua, per fare l’esempio più eclatante». Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista al senato, quando parla di «beni comuni» si appassiona. E non da oggi. Ovvio rivolgersi a lui per cercare di capire a che punto è il disegno di legge (definito «Lanzillotta» del nome del ministro che lo ha proposto) che delega il governo per il riordino dei servizi pubblici locali. Di più: sulle privatizzazioni oggi sembra essersi aperta una battaglia politica che vede Rutelli scatenato per riconquistare l’egemonia all’interno del suo partito come paladino di una apertura totale al mercato. Leggi il seguito di questo post »

Nicola Nicolosi, coordinatore di Lavoro e società, difende il corteo contro la precarietà E alla Cgil chiede coerenza e autonomia

Loris Campetti
Nicola Nicolosi non ha ripensamenti sulla partecipazione alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà, partecipazione contestata invece dalla segreteria della Cgil.
Piuttosto, dice, «avrei preferito che fosse promossa dalla mia confederazione, che su questi temi ha raccolto 5 milioni di firme. Al congresso Cgil il nodo della precarietà è stato individuato come priorità». Il coordinatore dell’area Lavoro e società, che è parte della maggioranza congressuale della Cgil, interviene sul dibattito aperto nel maggior sindacato italiano in preparazione del direttivo nazionale di mercoledì, che si annuncia vivace. Leggi il seguito di questo post »

 

podda.jpgCarlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, spiega perché non era in piazza il 4 novembre. «Ma un impegno comune è possibile». Nella Finanziaria «non c’è un’inversione di tendenza»

Loris Campetti

«Per me uscire dal cartello dei promotori della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà è stata una scelta politica dolorosa, l’esito negativo di un lavoro comune. Continuo a pensare che la strada da seguire sia quella di tenere insieme idee e soggetti diversi per conquistare un obiettivo comune, importante. La battaglia contro la precarietà è di estrema importanza, e non solo per i sindacati ma anche per altri soggetti sociali». Eppure, Carlo Podda, alla guida della categoria della Cgil che ha più iscritti dopo i pensionati, ha deciso di ritirare la sua adesione al corteo del 4 novembre. Di questa scelta, della lotta alla precarietà e della Finanziaria abbiamo discusso con il segretario generale della Funzione pubblica-Cgil, alla vigilia del direttivo nazionale della Cgil che inizia oggi a Roma. La scorsa settimana il manifesto ha intervistato il segretario della Fiom Gianni Rinaldini e il coordinatore di Lavoro e società Nicola Nicolosi. Leggi il seguito di questo post »

1370627.jpgAccordo tra Ferrero e Amato, via libera alla legge contro lo sfruttamento
Permesso di soggiorno agli immigrati «supersfruttati». Il governo: «Norma di civiltà». La destra: «È una sanatoria»
Cinzia Gubbini (il manifesto)

Una nuova fattispecie di reato, il caporalato, punito con pene pesanti. Sequestro dell’impresa per chi impiega immigrati sfruttandoli. Ma anche la possibilità per l’immigrato di «emergere» dal lavoro nero e ottenere un permesso di soggiorno quando si trovi a lavorare in una condizione fortemente svantaggiata.

Il governo ha partorito ieri – dopo molte difficoltà – la riforma dell’articolo 18 della legge sull’immigrazione, quello che prevede la possibilità di riconoscere un permesso per protezione sociale agli immigrati irregolari in situazioni di «grave violenza e sfruttamento», finora utilizzato per le prostitute che denunciano i loro «protettori».

 Il testo studiato da Viminale, ministero della Soldiarietà sociale e del Lavoro è un disegno di legge, e non un decreto come era stato previsto all’inizio, poiché contiene anche una modifica del codice penale. Dunque, ora la palla passa alle Camere. Leggi il seguito di questo post »

libera_terra_home.jpgLibera agli «stati generali» Sfila l’Unione ma deve difendersi.

Il premier, interrotto, promette: «Testo unico e lotta ai patrimoni»

Andrea Fabozzi (il manifesto)
Ci sono i familiari delle vittime delle mafie che coprono il lato sinistro della platea. Non è uno dei tanti convegni: all’inaugurazione degli stati generali dell’antimafia – che vanno avanti oggi e domani e si concluderanno con una serie di proposte legislative consegnate direttamente al presidente della camera – i politici di governo e della maggioranza sfilano in massa, ma non è una passeggiata. Standing ovation per Oscar Luigi Scalfaro che prevede «verrà un giorno in cui diremo basta e la mafia sarà stata sconfitta». Poi cominciano i dolori per Romano Prodi, seduto in prima fila insieme ai ministri Mastella e Ferrero, più in là anche Fassino, Giordano e Diliberto e il neo presidente della commissione antimafia Forgione. Perché i tremila radunati a Roma da Luigi Ciotti e la sua Libera non sono un pubblico di ascoltatori, ma persone, spesso giovani, che le questioni dell’antimafia conoscono e praticano ogni giorno. Al centrosinistra chiedono risposte che non hanno ancora avuto. Leggi il seguito di questo post »

parigi_manifestazione.jpgUniversità e ricerca scientifica in piazza. Manifestazioni in tutta Italia e corteo a Roma.Epifani sfida il «governo amico»

Il leader della Cgil: Tutto ci saremmo aspettati, tranne che il governo non assumesse la centralità di questi settori». Petronzio (Infn): «Saremo costretti a chiudere i laboratori, rischiamo di non poter più partecipare alle collaborazioni mondiali». Panini (Flc-Cgil): «Dare un’anima a questa finanziaria investendo su scuola, università e ricerca» Francesco Piccioni(il manifesto)Solo lui può sapere quanto gli è costato chiudere con un comizio finale con quella frase: «Quello di oggi è stato il primo sciopero contro questo governo. Saranno contenti coloro che dicevano che con il governo di centrosinistra abbiamo un atteggiamento da governo amico: non è così». Al momento di dover definire la situazione politica creata dalla legge finanziaria Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, si era lasciato scappare l’aggettivo «imbarazzante». Che già aleggiava in ogni movenza del corteo organizzato a Roma dai sindacati delle categorie università e ricerca aderenti a Cgil, Cisl e Uil. Leggi il seguito di questo post »

arton12404.pngLa legge Lanzillotta obbliga i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali Un patrimonio pubblico stimato in centinaia di miliardi rischia di finire nelle mani dei pescecani capitalisti, anche per effetto della controriforma federalista del titolo V della Costituzione Affossiamola con la lotta di piazza Il 30 giugno scorso è stato approvato dal consiglio dei ministri del governo il Ddl n. 772 “Delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali”, presentato dal ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta (Margherita), e controfirmato da Prodi, Bersani, Amato, Di Pietro e Bonino. Ad inizio novembre il provvedimento è passato in commissione affari costituzionali del Senato e presto sarà calendarizzato nei lavori parlamentari per l’approvazione definitiva. Cosa prevede il disegno di legge Il provvedimento realizza un altro “sogno” del capo dei padroni Montezemolo, “la fine dello statalismo municipale”, imponendo una nuova ondata di privatizzazione nei servizi pubblici locali, attraverso il blocco delle assegnazioni dirette da parte degli Enti locali a società a capitale pubblico (il cosiddetto in house), e l’obbligo di messa a gara per l’assegnazione del servizio a società miste e privati. Fino ad oggi la legislazione italiana poggiava sull’art. 13 del testo unico degli Enti locali che permette tre diverse forme di gestione dei servizi: gara pubblica; assegnazione diretta a società “mista” con gara per la quota privata; assegnazione diretta a società di capitale pubblico (in house). Leggi il seguito di questo post »

Giorgio Cremaschi* segretario nazionale Fiom

img_1712_small.jpgIl gruppo dirigente della Cgil pare colpito in forma acuta dalla «sindrome del governo amico». Solo questo spiega perché nell’ultimo direttivo sia stata approvata a grande maggioranza la condivisione verso «l’impianto complessivo» della legge finanziaria.Non è normale che un sindacato si esprima come se fosse in parlamento. Non è suo compito né concedere, né rigettare la fiducia ai governi. Una legge finanziaria, tra l’altro nella fase nella quale entra in parlamento, non è un accordo sindacale. Non ha bisogno di sigle o adesioni che tra l’altro, almeno perla Cgil, richiederebbero la ratifica da parte del voto dei lavoratori. Eppure, nonostante gli inviti alla cautela di importanti dirigenti dell’organizzazione, la segreteria ha preteso questo voto di fiducia verso il provvedimento del governo. In questo modo non solo si espone ancor di piùla Cgil nella posizione di sostegno esterno alla coalizione di centrosinistra, ma si passa sopra il fatto che sull’impianto della finanziaria, solo qualche mese fa, il sindacato aveva una posizione ben diversa. Infatti all’epoca del Dpef Cgil, Cisl e Uil avevano sostenuto che era necessaria una manovra più leggera, magari distribuita su più anni. L’andamento reale della finanza pubblica, come ci ha ricordato Riccardo Realfonzo, rafforza questa ipotesi. Ma essa è stata brutalmente sconfitta dalla linea rigorista del governo. Ora la finanziaria è di quasi 35 miliardi, mentre il sindacato confederale auspicava una cifra molto più bassa.  Perché allora rimuovere che si chiedeva un impianto diverso, e che non lo si è ottenuto? Perché cancellare, o rendere poco credibile, la posizione del passato? Leggi il seguito di questo post »

trattamento_di_fine_rapporto.jpgHanno liquidato la cara, vecchia “liquidazione”, e l’hanno sostituita con il TFR = Trattamento di Fine Rapporto = Trattamento di m****. Scusate, volevo dire di cacca.

Di Lucio Garofalo(bellaciao)

L’accordo stipulato tra il governo Prodi(torio) e le cosiddette “parti sociali”, ossia i sindacati e la Confindustria, è semplicemente inaudito e vergognoso. Se questo è il risultato della tanto osannata e agognata “concertazione”, allora è meglio lo scontro di classe, la lotta dura (e senza paura), dato che con il sistema concertativo siamo sempre noi lavoratori a prenderlo in quel posto. Ma va là, non lamentarti come il solito! E chi si lagna? Io non mi lagno, mi infurio e basta! Eppure, dando uno sguardo in giro mi pare di non essere il solo ad indignarsi e protestare. A destra c’è chi grida e rumoreggia contro un presunto “esproprio proletario” del TFR commesso contro i “poveri padroni”, scippati e derubati dei NOSTRI soldi accumulati durante lunghi decenni di duro lavoro. E pretendono ancora di più: di farci lavorare fino a 70 anni! Leggi il seguito di questo post »

Sindacati di base Oggi sciopero generale contro la finanziaria.

Cremaschi plaude
M.Ca (il manifesto)
«No alla finanziaria. Non abbiamo governi amici». Lo striscione dichiara l’oggetto dello sciopero e segna la distanza dai sindacati confederali. Apre questa mattina il corteo di Roma (da Porta Pia a Piazza Barberini, con transito sotto i ministeri dell’Economia e della Difesa) dei sindacati di base. Il governo di centro sinistra e la sua finanziaria hanno fatto il miracolo: convincere sigle spesso litiganti tra loro a proclamare il loro primo sciopero generale unitario. Sono previsti presìdi e manifestazioni in altre venticinque città. L’appuntamento a Milano è alle 9,30 in piazza Cadorna. Il corteo termina in piazza del Duomo, mescolandosi con quello dei collettivi studenteschi contro la precarietà e i tagli alla scuola. Lo sciopero si sentirà soprattutto nel pubblico impiego e nelle scuole, settori dove Rdb, Cobas, SlaiCobas e SinCobas vantano parecchie adesioni. Leggi il seguito di questo post »

view_foto.jpgUn disegno di legge «collegato alla finanziaria» per dare ai privati trasporto locale, luce e gas gestiti fin qui dagli enti locali.  Resta pubblica soltanto l’acqua

Francesco PiccioniIl manifesto.
Di tante «riforme» che la globalizzazione ci sta imponendo ce n’è una che proprio non è tollerabile per il «popolo di sinistra», le associazioni, i sindacati, i cristiani impegnati nel sociale… (insomma, tutti quelli che hanno votato per il centrosinistra): la privatizzazione dei «beni comuni» e dei servizi sociali.I ministri Linda Lanzillotta (Dl), Pierluigi Bersani (Ds) e Emma Bonino l’hanno capito talmente bene che hanno presentato un disegno di legge per privatizzare tutto, tranne – bontà loro – i servizi idrici.

Appelli e scongiuri non hanno prodotto alcun effetto, al punto che la Commissione bilancio ha dato il via libera al «ddl 772» come «collegato alla finanziaria», con il dubbio che l’eventuale «fiducia» potesse coinvolgere anche la «Lanzillotta», senza neppure il dibattito parlamentare. Così non sarà, perché ogni decreto fa storia a sé. Ma la pressione dei centristi della maggioranza è evidente (in commissione al Senato la discussione sembrava in parità – 10 contro 10 – finché non si è trovato un Udc che ha votato a favore). Leggi il seguito di questo post »

cf_2007.jpg

Sbilanciamoci! nella Finanziaria

La Finanziaria per noi – Le proposte di Sbilanciamoci! per il 2007 .

Il rapporto è il risultato del lavoro svolto dalle organizzazioni e dai ricercatori della campagna Sbilanciamoci!. Le proposte diventeranno poi emendamenti alla legge finanziaria. Può essere richiesto in formato cartaceo scrivendo a info@sbilanciamoci.org o, in alternativa, può essere scaricato in formato PDF ( Scarica il rapporto2007.pdf)

Sono 16 i provvedimenti (anche se alcuni solo in modo parziale e non tutti dello stesso impatto proposto dalla campagna) nella legge finanziaria che
la Campagna aveva richiesto negli anni scorsi in occasione delle precedenti finanziarie: Leggi il seguito di questo post »

Un fantasma per Prodi Valentino Parlato

Un fantasma si aggira in Italia. Non è quello del comunismo, ma quello dell’astensionismo di sinistra: se salta tutto e si va a elezioni anticipate moltissimi sono gli elettori di sinistra che dichiarano che non andranno a votare. E tutti si riscaldano e quasi ci giurano. E su questa decisione di astensionismo non sono solo gli intellettuali, ma anche e più quello che una volta si chiamava il popolo comunista. Il macellaio del mio quartiere, che è un compagno noto e di prestigio, preoccupato me lo conferma. Il fatto è che lo storico «popolo comunista», che ancora c’è ed è presente, ed è qualcosa di più largo e profondo dell’area dei partiti che si autodefiniscono di sinistra radicale, non ne può più di questa politica politicante, neppure machiavellica, ma ondivaga e incerta. Leggi il seguito di questo post »

arton12403.png Fonte: Liberazione

 Legge Lanzillotta: Così come è non la votiamo
 di Giovanni Russo Spena –
 Il vertice dell’Unione di sabato scorso ha segnato una battuta d’arresto nell’offensiva lanciata  dall’ala moderata e liberista del centrosinistra, in nome della cosiddetta “fase 2”. Sarebbe tuttavia ingenuo illudersi di aver fermato una volta per tutte quell’offensiva, che verrà certamente lanciata di nuovo. E’ anzi già ripartita, con le minacciose dichiarazioni di Lamberto Dini sull’esaurimento della prima fase dell’azione di governo e con le sparate del ministro Di Pietro, che confessa di preferire il centrista Tabacci e il nazional-alleato Alemanno alla “sinistra massimalista”.  Leggi il seguito di questo post »

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