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FOGGIA Presidio“Con lo sguardo rivolto alla Palestina diciamo: fermate il massacro”

Domenica 11 Gennaio 2009 ore 18

Isola pedonale Foggia

Adesioni a : ufficiostampa.prcfoggia@gmail.com

aceiweb“Leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?Chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria muore di guerra o di pace? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto? E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.”

Abbiamo scelto di riportare uno stralcio della lettera di Mustafa Barghouthi, parlamentare palestinese, perché esprime il senso di rabbia e di dolore di chi, in questi giorni, assiste all’attacco del proprio paese e alla distruzione del proprio popolo. La guerra, iniziata a Gaza lo scorso 27 dicembre, dopo una tregua di sei mesi, ha colpito centinaia di uomini, donne e bambini. Al momento si contano 555 persone uccise e 2.800 feriti. I morti e i feriti di Gaza sono l’ennesima testimonianza di una guerra di occupazione, di apartheid, di violenza militare sull’intera popolazione palestinese e israeliana.

Bisogna chiamare le cose con il proprio nome, cioè crimine di guerra e bisogna che la popolazione palestinese non si senta sola. E’crimine di guerra: tenere sotto assedio Gaza; attuare l’embargo da parte di Israele; privare un milione e mezzo di persone di cibo e di altri beni di prima necessità; bombardare abitazioni, università, carceri, scuole, ministeri; innalzare un muro che divide palestinesi da palestinesi; uccidere bambini; impedire il trasporto dei feriti in ospedale ma anche lanciare razzi da Gaza per colpire i civili israeliani. Leggi il seguito di questo post »

banner_t.jpg“Attribuire il Nobel a Evo significherebbe riconoscere la lotta del popolo boliviano che, per decenni e secoli è stato sottoposto allo sfruttamento”. Con queste parole, Adolfo Prez Esquivel, il vecchio attivista argentino per i diritti umani e Premio Nobel della Pace nel 1980, ha presentato la candidatura di Evo Morales al Nobel della Pace lo scorso mese di dicembre, di fronte alla giuria internazionale della Norvegia. Una candidatura che è stata sostenuta anche da personalità come Rigoberta Menchù, anche lei Nobel della Pace; da intellettuali come Mario Benedetti, Eduardo Galeano, Emir Sader, Èric Toussaint o François Huttart; da attivisti politici come José Bové o Hebe de Bonafini, e da numerosi leader sindacali, partiti politici e movimenti sociali quali il Foro di Sao Paulo o il Consiglio Bolivariano dei Popoli.

Tutti, personalità e movimenti che, da diversi angoli del mondo e da approcci e forme di lotta diversi, hanno mostrato il loro impegno con la difesa della giustizia sociale, i diritti umani e la pace. Infatti, sono queste le ragioni per cui è stato deciso di proporre come candidato il Presidente Morales, non come onorificenza personale ma proprio come espressione simbolica della lotta per la giustizia, per la democrazia intesa come diritto ed uguaglianza reale per tutti e non come mero strumento formale, per la sovranità nazionale contro la dominazione neoliberista, per il recupero delle risorse nazionali da mettere a disposizione del popolo, per la dignità dei popoli indigeni della Bolivia e dell’America Latina; insomma, come espressione simbolica della lotta per la restituzione dei diritti alla popolazione emarginata, sfruttata, impoverita. Leggi il seguito di questo post »

no-war.gifLa carovana è promossa dalle reti nazionali del Coordinamento Fermiamo chi scherza col fuoco atomico, Disarmiamoli ed Assemblea di Sempre contro la guerra. Il coordinamento FOGGIANO per la Pace ha dato la sua adesione all’iniziativa e il 31 maggio si appresta ad accogliere la carovana alle ore 17,00 presso l’isola pedonale in corso V. Emanuele II. 

La carovana è partita il 19 maggio da tre punti diversi della penisola,Novara, Trieste e Sigonella si articolerà su tre direttrici – Nord/Ovest,Nord/Est, dal Sud – e giungerà a Roma il 2 giugno (ponte di Castel Sant’Angelo) per contestare la parata che l’ex presidente Ciampi  ha trasformato da Festa della Repubblica ad esibizione delle Forze Armate italiane. Leggi il seguito di questo post »

arton9676.gifIl 2 dicembre 2006 tutti a Vicenza: basta basi, basta guerra

Ritrovo ore 13.00 Viale della Pace

Global Project VicenzaSabato 2 dicembre 2006 

A Vicenza, per la difesa della terra, per un futuro senza basi di guerra.

Vicenza è salita prepotentemente alla ribalta delle cronache, negli ultimi tempi. Purtroppo non per le bellezze architettoniche o paesaggistiche che la contraddistinguono, ma perché questa città è stata scelta, all’insaputa dei suoi abitanti, per diventare lo snodo principale delle politiche militari statunitensi.
L’aereoporto Dal Molin di Vicenza dovrebbe diventare, secondo gli strateghi del Pentagono, la base logistica più importante dell’esercito americano, proiettando la propria potenza di fuoco nel già martoriato Medioriente. La 173^ Airborne Brigade, attualmente dislocata tra Vicenza e la Germania, si trasformerebbe in una Unità d’Azione, pronta in poche ore a trasferirsi, armi e bagagli, nei vari scenari di guerra.
Questa è la volontà dell’amministrazione Bush. Leggi il seguito di questo post »

agno1.jpg *Vittorio Agnoletto

L’interrogativo è semplice: «Quale dovrebbe essere il ruolo dei movimenti sociali in presenza di un governo di centrosinistra?»
La risposta potrebbe essere altrettanto semplice e forse anche scontata: «Mantenere e difendere la propria autonomia da qualunque governo».

L’autonomia dei movimenti è infatti un bene comune estremamente prezioso, soprattutto in Italia, dove la vittoria elettorale è giunta dopo anni di scontri politici durissimi. Vittoria resa possibile anche dall’importante ruolo svolto, spesso in solitudine, dal movimento dei movimenti fin dalle giornate genovesi del luglio 2001. Tutto ciò sembra facile a dirsi, ma è molto più difficile a farsi.  La prima vittima di questa difficoltà sembra essere il movimento della pace che, ieri di fronte al rinnovo della spedizione in Afghanistan e oggi perfino sulla solidarietà con il popolo palestinese, appare diviso. Questa certamente non è una novità. Ma la dialettica interna fino ad ora è stata la ricchezza del movimento italiano che, proprio grazie al suo pluralismo, ha potuto svolgere negli anni passati un ruolo di leadership internazionale che gli ha permesso di lanciare l’appello per la mobilitazione mondiale contro la guerra del 15 febbraio 2003.  Con l’avvio del governo di centrosinistra la situazione si è completamente modificata; la collocazione individuale o collettiva, associativa o sindacale nei confronti dell’esecutivo condiziona fortemente il dibattito interno al movimento e la scelta delle mobilitazioni da realizzare. Leggi il seguito di questo post »

manifesto_mo.jpg18 NOVEMBRE 2006  MANIFESTAZIONE NAZIONALE A MILANO

 NE’ MURI NE’ SILENZI ; FERMARE I CRIMINI ISRAELIANI! 

PROTEZIONE INTERNAZIONALE PER IL POPOLO PALESTINESE!

Ogni giorno a Gaza, sotto assedio economico e militare, vengono uccise decine di palestinesi. La ulteriore deriva a destra del Governo israeliano rende più vicina la minaccia di una sua nuova invasione. L’urgenza di una soluzione alla questione israelo-palestinese è sotto gli occhi di tutti!  Tuttavia nessun atto politico concreto viene fatto, né a livello nazionale né internazionale. Leggi il seguito di questo post »

Ha trionfato il referendum contro George W. Bush. E ha vinto il referendum contro la guerra in Iraq. Perché questo erano diventate le elezioni di mezzo termine: un pronunciamento del popolo americano pro o contro la presidenza, pro o contro la guerra.

È inequivocabile il messaggio inviato dagli elettori alla Casa bianca. Previsione unanime era che i democratici avrebbero conquistato uno dei due rami del parlamento (la Camera). Invece hanno superato le aspettative. Oltre la Camera dei deputati, in cui alla fine guadagneranno più di 30 seggi, hanno pareggiato al Senato, conquistando cinque seggi, e sono ben piazzati in Virginia per un sesto seggio che darebbe loro la maggioranza anche nella Camera alta.Gli elettori potevano votare su temi locali, hanno votato sui grandi temi nazionali, e hanno votato contro. Leggi il seguito di questo post »

michaelmoore.jpgMa non è finita «Ora dobbiamo stare addosso ai democratici per obbligarli a fare la cosa giusta, sennò incasineranno tutto»

Cari amici,
Ce l’avete fatta! Ce l’abbiamo fatta! L’impossibile è accaduto: la maggioranza degli americani ha sottratto nettamente e con forza al partito di Bush il controllo della Camera dei Rappresentanti.E, forse oggi stesso, potremmo scoprire che al Senato è avvenuto lo stesso miracolo. Quale che sia il risultato, il popolo americano ha messo bene in chiaro due cose: finiamola con questa guerra, e impediamo a Bush di fare altri danni a questo paese che amiamo.
 

Il voto era su questo. Su nient’altro, solo su questo. E’ un messaggio che sta facendo tremare Washington, e una nota di speranza in un mondo così provato.
Ora comincia il lavoro vero. Se non staremo addosso ai democratici per obbligarli a fare la cosa giusta, loro si comporteranno come hanno sempre fatto: incasineranno tutto. Alla grande. Hanno aiutato Bush a cominciare questa guerra, ed ora dovrebbero fare ammenda.Ma concediamoci una giornata per esultare e festeggiare una vittoria rara per la nostra parte: la parte che non crede nelle invasioni di altri paesi non provocate. Questa è la vostra giornata, amici miei.
 

Avete lavorato sodo. Non so dirvi quanto mi sento orgoglioso che facciate tutti parte della maggioranza che abbiamo conquistato in America. Leggi il seguito di questo post »

muhammad_yunus1.jpgIl 12 Ottobre scorso l’Accademia di Stoccolma ha conferito il prestigioso riconoscimento a Muhammad Yunus e ai suoi collaboratori della Grameen Bank “per i loro sforzi di creare sviluppo economico e sociale dal basso”. L’economista del Bangladesh, osserva l’Accademia, “ha dimostrato che anche i piu’ poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo”. Yunus ha tradotto infatti le sue concezioni economiche in azione pratica, con la fondazione della Grameen Bank, una banca rurale destinata a erogare piccoli crediti a persone che – essendo prive di garanzie economiche – non avrebbero mai potuto accedere al credito erogato dalla normali banche. Leggi il seguito di questo post »

afganistan1.jpgI reduci dell’esercito Isaf si ribellano: «Lì è peggio dell’Iraq, troppe perdite e troppe bugie, un suicidio»
Inferno «Medusa» Britannici, canadesi e olandesi: attaccati dai taleban fin dalle 4 del mattino; per otto ore sotto una pioggia di fuoco

I soldati Isaf britannici, canadesi e olandesi del contingente Isaf di ritorno dalla guerra in Afghanistan stanno raccontando le loro verità. Si tratta di rivelazioni scomode per tutti quei governi che continuano a definire «missione di pace» il conflitto in corso nel sud del paese.
 

«Dopo sei mesi di missione in Iraq sono venuto volontario in Afghanistan. Non avevamo capito che qui sarebbe stata così dura. È stato uno shock! In confronto con la situazione afghana, quella irachena era tranquilla». Sono le parole di Michael Diamond, 20 anni, soldato del 1° Battaglione del Reggimento Reale Irlandese dell’esercito britannico. Diamond è appena tornato dal fronte, da Musa Qala, nella provincia di Helmand, dove i talebani hanno tenuto sotto assedio le forze Isaf per mesi, fino a costringerle alla ritirata, avvenuta pochi giorni fa. «I loro attacchi iniziavano ogni giorno intorno alle 4 del mattino e proseguivano per sei, sette ore», racconta il suo comandante, Paul Martin, 29 anni, gravemente ferito da una granata lanciata dai talebani su una postazione d’artiglieria britannica. «Sono tenaci, coraggiosi e addestrati. Leggi il seguito di questo post »

Duemila persone in piazza contro l’arrivo dei militari. Interventi in comune fino a notte fonda

Orsola Casagrande 27 ottobre
Vicenza

Sono arrivati alla spicciolata. Molte famiglie, tanti giovani, i comitati popolari, e poi cittadini comuni. Tutti con la volontà di far sentire la propria voce. E di mandare un messaggio chiaro al consiglio comunale che si è riunito puntualissimo alle cinque e mezza come previsto. «No alla base militare americana, no alla guerra»: questo il messaggio che circa duemila persone ieri hanno gridato e cantato in piazza dei Signori. Quella stessa piazza dove soltanto cinque giorni fa aveva manifestato la destra contro la finanziaria, ieri è stata invasa da cittadini determinati a dire la loro sul futuro della loro città. Leggi il seguito di questo post »

 

torsello.jpgIl Campidoglio espone una gigantografia del fotoreport rapito tredici giorni fa

«E’ una vicenda islamicamente inaccettabile». Dice il portavoce del consiglio direttivo dell’Ucoii in un appello pubblicato sul sito internet http://www.islam-online.it, Hamza Piccardo. «Coloro i quali rivendicando tale appartenenza lo detengono, hanno il dovere religioso di rilasciarlo immediatamente e consentire che possa rientrare in sicurezza in Italia. Siamo vicini – ha concluso – al nostro fratello Gabriele Kash Torsello e alla sua famiglia con la preghiera e con quanto potremo». L’appello dell’Unione delle comunità islamiche italiane si intitola «Liberate fratello Kash». Picardo ha anche aggiunto che la vicenda del sequestro di Gabriele Torsello sembra configurarsi «come un fatto di criminalità comune. E azioni simili – ha aggiunto – fanno sì che il giornalismo libero, come quello di Torsello, venga scoraggiato.

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A Firenze l’assemblea dei movimenti: «Attenzione ai governi amici»
Bocciata una prima bozza di piattaforma presentata dal Tavolo per la pace. Le associazioni discutono alla ricerca di nuove, possibili iniziative unitarie
Riccardo Chiari
Firenze

Passaggio difficilissimo per il movimento pacifista. «Se questa assemblea finisce con l’accettazione notarile delle posizioni esistenti – osserva Luciano Muhlbauer – diventa la celebrazione simbolica di un funerale. E torniamo a prima di Genova. Se invece riusciamo a trovare punti di convergenza, non tanto un accordo quanto un’interlocuzione, la porta resta ancora aperta per costruire iniziative unitarie». L’assemblea è quella dei movimenti per la pace e contro la guerra, (ben) organizzata dal nodo arcobaleno fiorentino e dagli Studenti di sinistra nel plesso universitario di matematica a Cereggi. Ci sono tutti o quasi, a poca distanza si ritrovano non per caso anche gli antagonisti toscani e i disobbedienti del nordest, che per oggi assicurano il loro ipercritico intervento. E’ la spia, non la sola, di una possibile frantumazione che ha molti padri.In sala gira la lettera aperta al movimento contro la guerra scritta da Piero Maestri e Felice Mometti. Si fotografa la fase di impasse. Si ricordano le priorità che deve avere un movimento autonomo dalle istituzioni (ritiro dall’Afghanistan, soluzione della questione palestinese, riduzione delle spese militari, chiusura delle basi Usa e Nato sul territorio, rifiuto di accordi militari con paesi in guerra). Soprattutto si segnala: «Per la prima volta il movimento ha mancato unitariamente una scadenza indetta dal social forum europeo di Atene». Una ferita aperta. «E non ci convincono i tentativi di dare vita a un movimento fiancheggiatore del governo, né ci convince l’uso puramente politico delle scadenze di movimento». Leggi il seguito di questo post »

Report dell’Assemblea del Movimento per la pace e contro la guerra del 21-22
ottobre, a cura del Tavolo fiorentino per l’assemblea nazionale.


L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER LA PACE E CONTRO LA GUERRA tenutasi  il 21-22 ottobre a Firenze ha chiuso i suoi lavori dopo due giorni intensissimi che hanno visto la partecipazione di oltre 200 persone e che sono stati resi vivi e appassionati da 102 interventi.

L’assemblea ha dibattuto sui vari temi che sono all’ordine del giorno del Movimento, assumendo alla fine decisioni condivise che rappresentano un importante contributo per l’azione futura.

C’è stata un’ampia discussione sulla Palestina, con spunti e accenti diversi che hanno comunque tutti sottolineato la “centralità” della soluzione del conflitto israelo-palestinese e l’urgenza di un’iniziativa per  “salvare la Palestina” e i palestinesi di fornte all’intensificarsi delle politiche aggressive israeliane. In particolare sono stati sottolineati i temi dell’urgenza della fine dell’occupazione militare israeliana dei  territori palestinese; dell’applicazione delle risoluzioni dell’Onu; del rispetto del diritto internazionale e del parere della Corte de l’Aia, con il conseguente abbattimento del muro dell’apartheid; della cancellazione dell’accordo militare tra Italia e Israele; dello sblocco dei fondi italiani ed europei destinati al governo dell’Autorità palestinese. Leggi il seguito di questo post »

Da tempo il movimento contro la guerra, nella sua pluralità, non ha occasione di confrontarsi e discutere della situazione internazionale e della propria azione e mobilitazione.Dopo il “cessate il fuoco” in Libano si continua a sparare e a morire a Gaza, in Iraq e in Afghanistan.Oggi più che mai è necessaria una risposta forte e decisa del movimento per la pace e contro la guerra. 

Non importa da dove veniamo, ma dove vogliamo andare:facciamo appello a  tutte e tutti, persone e associazioni, reti e movimenti che lavorano e lottano contro la guerra perché  partecipino all’assemblea  di sabato 21 e domenica 22 Ottobre a Firenze, presso il Dipartimento di Matematica “Ulisse Dini”, viale Morgagni 67/a, di fronte all’ingresso dell’ospedale di Careggi.

Come comitato promotore crediamo sia fondamentale recuperare nella discussione un forte senso di coralità e libero confronto fra reti, associazioni e movimenti. Per questo abbiamo definito alcune modalità di lavoro, che possano aiutare un confronto paritario e costruttivo all’interno dell’assemblea: sessioni a tema senza conclusioni; presidenze alle sessioni composte da membri del comitato promotore fiorentino (introduzione al tema e moderazione della sessione); tempi certi di intervento (6 minuti a testa); alternanza degli interventi secondo il genere; definizione di eventuali iniziative comuni attraverso il metodo del consenso.

Vi preghiamo di segnalare la vostra adesione e la vostra presenza all’assemblea inviando una email all’indirizzo assembleafirenzeottobre@yahoo.it. 

Vi aspettiamo a Firenze. 

Il Tavolo fiorentino per l’assemblea nazionale per la pace e contro la guerra del 21-22 ottobre 

 

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