You are currently browsing the category archive for the ‘res publica’ category.

Alberto Lucarelli *

Negli ordinamenti giuridici positivi dell’Europa continentale, come è noto, vale il principio che può così sintetizzarsi: «la forma è sostanza» ovvero la forma caratterizza la fattispecie concreta. Le recenti vicende dell’acquedotto pugliese, conclusesi con le dimissioni del presidente Riccardo Petrella, hanno origine proprio dalla dicotomia forma-sostanza e dall’erronea convinzione di chi sostiene che tale dicotomia sia alla base di una sterile disputa tra tecnici del diritto, priva di effettive conseguenze sul piano giuridico-economico. Secondo tale orientamento la società a capitale interamente pubblico e l’ente pubblico rappresenterebbero due forme giuridiche del tutto interscambiabili e utilizzabili entrambe a discrezione della pubblica amministrazione. Coloro che sostengono tale tesi ritengono poi che si possa legittimamente sostenere che la gestione dell’acqua resterebbe pubblica tanto nel caso di utilizzo dell’ente pubblico quanto nel caso di utilizzo della Spa a capitale interamente pubblico. Non mi sento di condividere tale impostazione, credo che la società interamente pubblica configuri un monstrum difficilmente gestibile e orientabile nel tempo al perseguimento degli interessi pubblici.

Proverò a spiegarne i motivi. Leggi il seguito di questo post »

aqp.jpgAccesso all’acqua – La soluzione non è il decreto Bersani

«C’è un limite perché non viene definito in maniera chiara che cos’è pubblico, anzi la definizione che viene data apre dubbi considerevoli sulla portata reale del decreto»

Il cosiddetto decreto Bersani non riguarda soltanto taxi, farmacisti, panettieri ecc. ma anche l’acqua. Il governo dell’Unione ha quindi confermato quanto previsto dal programma escludendo il settore dell’acqua dalle liberalizzazioni. L’acqua nel nostro paese ora per legge sarà pubblica nella proprietà e nella gestione e questo verrà inserito nella delega del governo.È un passo avanti? È positivo? Intanto la scadenza degli affidamenti e di passaggio alle gare (il 31 dicembre 2006) è prorogata di un anno e le Spa diventeranno le nuove anomalie del nostro sistema.

Ma è un provvedimento che risolve i problemi dell’acqua in Italia? Ne parliamo con il dott. Riccardo Petrella, presidente dell’Acquedotto pugliese, forte di una storia centenaria con i suoi 19.635 km di rete idrica gestita che serve 4.623.349 abitanti fornendo 309.416.113 metri cubi di acqua potabilizzata che ne fa il primo acquedotto d’Europa e il terzo nel mondo. Petrella è anche una personalità di spicco a livello internazionale per il suo impegno a favore dell’accesso della risorsa acqua come diritto universale dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »

Beni comuni Una proposta al governo Prodi/ Prima puntata

Le ricette del capitale: mercificazione di ogni forma di vita, liberalizzazione totale dei mercati, privatizzazione della proprietà comune Smantellato il welfare europeo, lo Stato si è ritirriccardopetrellatrois1.jpgato dal campo dell’economia e il valore di scambio ha travolto il valore d’uso.

Riccardo Petrella (in Foto)
In un senso strettamente letterale, res publica sta ad indicare lo Stato, il governo, ed anche l’insieme dei beni che sono di proprietà di tutti i cittadini. In un senso più generale, si intende con res publica una società fondata sullo Stato di diritto ed i principi di cittadinanza, di libertà e di uguaglianza, mirante a promuovere la giustizia sociale, la fraternità e la pace.

Per tutto il XIX secolo e buona parte del XX, la res publica si giocò – in congiunzione con la questione della autodeterminazione dei popoli e del riconoscimento del cittadino – attorno alla soluzione dei rapporti tra capitale e lavoro. Da un lato, i detentori del capitale privato, proprietari della terra, delle materie prime e, soprattutto delle «macchine», che pretendevano di essere i proprietari dei frutti del lavoro umano, cioè della produttività. Pertanto rivendicavano di essere il soggetto principale delle decisioni in materia di produzione e di distribuzione della ricchezza disponibile e prodotta. Dall’altro i lavoratori, «braccianti» e/o «manodopera», possessori unicamente di forza lavoro (le braccia, le mani….), che rivendicavano anch’essi, legittimamente, di essere proprietari della ricchezza e quindi, soggetti partecipanti alle decisioni, grazie anche ad uno Stato che sarebbe dovuto essere garante dei diritti di tutti i cittadini ed operante nell’interesse generale. In realtà lo Stato fu più sovente dalla parte dei proprietari di capitale.
Leggi il seguito di questo post »

Beni comuni Seconda puntata della proposta al governo Prodi

 

Lo scontro comincia dalla definizione di base. Cerchiamo quindi di analizzare il concetto generale di bene comune. Si tratterà di capire poi quali sono le dinamiche sociali reali in Italia e nel resto del pianeta terra
Si fa un polverone Negli ultimi anni è cresciuta una certa confusione su ciò che riteniamo pubblico. La nazionale di calcio? Le note dello spartito?
foresta.jpgEcco i punti principali per definire una nuova scaletta di bene pubblico che sia davvero universale e condivisa

Riccardo Petrella

Senza beni comuni che società è? Parlando di un bene è uso intendere una sostanza, un oggetto, un servizio, una maniera di essere e di comportarsi, cui si dà un valore positivo. Non tutto, quindi, è suscettibile di essere considerato un bene. Lo stesso dicasi per comune. Con questo termine si vuole indicare ciò che è relativo ad una comunità di persone socialmente organizzata. In via generale, il concetto di beni comuni è assimilato a quello di beni – e servizi – pubblici, il che è largamente giustificato essendo definito pubblico tutto ciò che è relativo ad un attributo di appartenenza e/o di riferimento allo Stato, alle istituzioni di governo, al popolo. Beninteso, non tutto ciò che è comune, per esempio ai membri di una cooperativa od ad un condominio od ad una società sportiva, è pubblico.
In ogni caso, non esiste una società (da «socio») senza beni comuni. Una società che non ha una cultura ed una pratica dei beni comuni non è una società, una comunità. L’Italia sta sempre meno funzionando come una comunità, una società. Al di là dell’impennata identitaria nazionale provocata dal Mondiale di calcio e dalla vittoria degli Azzurri, è diventato alquanto problematico identificare i beni comuni. Si ha l’impressine che l’Italia sia diventata negli ultimi anni un insieme di soggetti/proprietari, un sistema di territori e di città in concorrenza fra loro per lo sfruttamento delle risorse locali e degli altri territori. Leggi il seguito di questo post »

beni comuni Primi passi di un percorso nuovo. Terza puntata

Nonostante il crescente andazzo individualistico, ci sono le condizioni culturali, sociali e politiche per costruire una nuova cultura della «res publica» Alla base della nuova cultura dei beni pubblici ci sono le matrici filosofiche della politica italiana e soprattutto l’esperienza recente dei movimenti
Riccardo Petrella
Ri-costruire la società italiana ed il paese partendo dai beni comuni è possibile? La domanda é plausibile: come si può sostenere che è possibile in Italia progredire verso un governo dei beni comuni quando il quadro italiano che abbiamo in altri articoli precedenti già descritto mostra che le dinamiche dominanti, anche quelle promosse dal neogoverno Prodi nei suoi primi mesi di attività, vanno in direzioni opposte? Per due ragioni principali.

La prima è legata al fatto che l’Italia è il solo paese dell’Europa dei 25 ad avere un governo di centro-sinistra che copre l’intera gamma delle posizioni di sinistra, dalla radicale alla moderata, di natura social-comunista, cattolica e liberal-radicale. Il che significa che la classe politica ora al governo, se vuol fare storia e non finire ingloriosamente nel bidone delle cose inutili, deve inventare un suo modello di ricostruzione sociale. Deve ricostruire l’Italia dallo spappolamento sociale: non si puo’ parlare altrimenti del sesto paese economicamente più potente al mondo nel quale, secondo i dati dell’Istat di agosto 2006, la povertà concerne di nuovo il 25% della popolazione. Deve anche risanare il Paese, urgentemente, dal dissesto ecologico operato in tutte le regioni dopo cinnquanta anni di «sviluppo» predatorio. Leggi il seguito di questo post »

Beni comuni Noi e il mondo, gli obiettivi sull’acqua. Quarta puntata

Bisogna sottrarre il potere sulla vita al capitale privato, partendo dal governo dell’acqua come bene comune pubblico. Perché negli ultimi trenta anni il capitale privato si è impadronito del governo di questa risorsa assolutamente primaria un po’ dappertutto nel mondo. A partire dalla fine degli anni ’70, approfittando delle politiche dette di aggiustamento strutturale imposte dal Fmi e dalla Banca Mondiale ai paesi «in via di sviluppo», fino alla presenza delle grandi aziende private nel sistema idrico.
Riccardo Petrella
Negli ultimi trenta anni, il capitale privato si è impadronito del governo dell’acqua un po’ dappertutto attraverso il mondo. A brevi schizzi, eccone le tappe principali.

A partire dalla fine degli anni ’70, ha approfittato delle politiche dette di aggiustamento strutturale imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale ai paesi “in via di sviluppo” bisognosi di ingenti risorse finanziarie per i loro investimenti in infrastrutture. L’aggiustamento strutturale implicava, per la concessione dei prestiti, la condizione dell’apertura dei mercati dei paesi beneficiari alla concorrenza via gare di appalto internazionali. Le imprese idriche francesi – fortemente spalleggiate dallo Stato francese – cosi come quelle statunitensi, inglesi, svizzere, tedesche, sono riuscite ad accaparrarsi della stragrande maggioranza dei lavori di costruzione di dighe, acquedotti, serbatoi, pozzi e dei servizi di gestione corrispondenti. Alla fine (1991) del Decennio Internazionale dell’Acqua promosso dalle Nazioni Unite (1981-1991), le imprese private del mondo occidentale sono emerse come i soggetti più diffusi ed influenti in materia di utilizzo delle risorse idriche dei paesi d’Africa, dell’America latina e di parte dell’Asia.
Leggi il seguito di questo post »

Beni comuni Una proposta al governo Prodi. Ultima puntata

La conoscenza, come l’acqua, è biologicamente essenziale. E’ lo spirito della vita. Ma la sua mercificazione è a una fase molto avanzata: cacciamo i mercanti dal tempio. La strategia della lepre tecnologica porta in un vicolo cieco
Riccardo Petrella
E’ora che l’equipe Prodi, che non é l’equipe Berlusconi, «cacci i mercanti dal tempio» della conoscenza e dell’educazione. Come l’acqua, la conoscenza é biologicamente essenziale ed insostituibile per la vita. In più, essa ne rappresenta «l’anima». La conoscenza é lo spirito della vita, non solo delle singole persone ma soprattutto della comunità umana. L’educazione é lo strumento attraverso il quale le comunità umane cercano di comunicare questo spirito collettivo, facendone una memoria sociale non da conservare come fosse un oggetto in un museo all’antica, ma come forza creatrice per pensare e progettare il divenire comune.

La mercificazione della conoscenza e dell’educazione é in una fase molto avanzata. I mercanti si sono impossessati del potere di controllo sulla conoscenza in maniera cosi forte da fare di essa il paradigma narrativo sia dell’economia che della società. Allorché, per secoli, in tutte le civiltà, la conoscenza é stata identificata alla divinità, a Dio come espressione massima della conoscenza, oggi il capitalismo non esita ad autodefinirsi il sistema di economia della conoscenza e di società della conoscenza. Il passaggio é considerevole. Bisogna riconoscere che mai finora «il potere» ha avuto siffatto «coraggio». Leggi il seguito di questo post »

a

APPUNTAMENTI

giugno: 2021
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Blog Stats

  • 101.288 hits