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Ancora repressione, e non solo a Melfi
*di Gianni Rinaldini


rinaldini01gCaro Francesco, nella tua lettera denunci e descrivi giustamente la situazione esistente alla Fiat (Sata) di Melfi, ma potrei aggiungere di buona parte degli stabilimenti Fiat. Non condivido il giudizio sulla conclusione della lotta dei 21 giorni con un accordo che fu approvato dal 75% delle lavoratrici e dei lavoratori di Melfi, ma non è questo il cuore della lettera che illustra una storia personale come parte di una storia generale, quella di un’organizzazione del lavoro fondata su condizioni molto pesanti e una struttura gerarchica e di potere autoritaria. Esattamente l’opposto di ciò che è stato «venduto» per anni, presentando la Sata come il futuro, la fine della fabbrica fordista, invece una fabbrica fondata sul lavoro di gruppo, sulla partecipazione, sul superamento delle gerarchie che diventò un fatto mediatico con la diffusione di documentari televisivi sulle meraviglie della fabbrica del futuro. Leggi il seguito di questo post »

LAVORO LETTERA di Francesco Ferrentino

fiat_melfi2La fabbrica, i ritmi, lo sfruttamento. Vi racconto il mio secondo licenziamento L’ingresso in fabbrica nel ’95, un lavoro stressante e alienato e finalmente la rivolta dei 21 giorni contro un’organizzazione disumanizzante. Fu un momento straordinario, ma il risultato inferiore alle attese. Fondammo un nuovo sindacato, fui eletto delegato e «quindi» licenziato. Vinsi la causa contro l’azienda e fui reintegrato, per essere di nuovo licenziato per quel che dissi al processo. Il mio è un caso tra i tanti Mi chiamo Francesco Ferrentino e sono, non voglio dire ero, un operaio della Sata di Melfi. La mia storia è abbastanza comune a molti operai sindacalizzati del gruppo Fiat che hanno fatto la mia stessa esperienza. Vado per ordine. Sono entrato in Sata nel 1995. Vengo da Baragiano, un piccolo paese della Basilicata. Dalla calma piatta mi sono ritrovato nello stabilimento automobilistico, in quel periodo, più avanzato d’Europa: «il prato verde» della Fiat, che all’esterno richiamava l’idea della massima produttività, dell’alta tecnologia e di un modo di lavorare nuovo, migliore e più sicuro. Per noi operai era un manicomio. Ritmi incredibili. Leggi il seguito di questo post »

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