“E’ un criminale chi schiavizza i clandestini, ma le istituzioni non sono inermi”Il sindaco di Cerignola (Fg), Matteo Valentino, scrive a ‘l’Espresso’ a proposito dell’inchiesta sugli immigrati

In premessa ho da chiederLe di effettuare una rettifica rispetto a quanto scritto: chi sfrutta e schiavizza i lavoratori, italiani e stranieri che siano, non è un imprenditore. Li definisca come preferisce – criminali, delinquenti, mafiosi – ma non imprenditori: non sono tali e non è corretto offendere chi lavora onestamente per produrre reddito e attivare occupazione e sviluppo. D’altronde, nessun giornalista ha mai definito commercianti i contrabbandieri di sigarette“. Inizia così la lettera che il sindaco di Cerignola, Matteo Valentino, ha inviato a Fabrizio Gatti, il giornalista de ‘l’Espresso’ autore dell’inchiesta sullo sfruttamento dei clandestini nelle campagne del Tavoliere. “Ho deciso di scriverla per offrire al giornalista il punto di vista di chi opera nel territorio – afferma Valentino – ma a distanza di una settimana dal suo invio non ho ricevuto alcun riscontro; un’indifferenza che mi rammarica e che trovo poco rispettosa del nostro impegno per fornire una risposta emergenziale, sicuramente non esaustiva, ad un’emergenza epocale”.Nella lettera, inviata a Fabrizio Gatti lo scorso 15 settembre, il sindaco di Cerignola indica le iniziative assunte per fronteggiare il disagio degli immigrati, regolari e non: “Proprio qui a Cerignola, per la precisione a Borgo Libertà, Amministrazione comunale, Asl Fg2, Medici Senza Frontiere, Caritas e la cooperativa sociale ‘Pietra di scarto’ hanno lavorato alla costruzione di una rete di solidarietà che ha provocato l’apertura di un ambulatorio dedicato all’assistenza dei lavoratori stranieri, regolari o meno che siano, che funge anche da dispensario per i farmaci. Cosa, quest’ultima, mai realizzata in precedenza. E proprio in questi giorni, la stessa Asl e MSF hanno concordato l’attivazione di un ambulatorio stabile, interno alla struttura della Guardia Medica di Cerignola, dedicato esclusivamente all’assistenza degli immigrati irregolari“. Sempre a Borgo Libertà, “all’interno della vecchia scuola di borgata – prosegue la lettera – sono stati ricavati i locali necessari a realizzare un’aula dove svolgere corsi di alfabetizzazione” e ospitare “i colloqui tra i cittadini stranieri e i tre avvocati volontari che si occupano della loro assistenza legale. E c’è ancora posto per un magazzino in cui si raccolgono derrate alimentari e vestiario poi distribuiti agli immigrati“. Grazie alla collaborazione tra Asia SpA, l’azienda comunale per l’igiene e l’ambiente, e MSF sono state installate nelle campagne della località Tre Titoli “6 cisterne da 2.000 litri ciascuna per la raccolta e la distribuzione di acqua potabile“.La ‘questione immigrazione’, però, non pone solo il tema dell’accoglienza, perché questa “emergenza epocale, si innesta e aggrava un’altra emergenza: la disoccupazione locale – continua Valentino – So bene quanto abbiamo bisogno di lavoratori stranieri per supplire alla scarsa disponibilità dei nostri giovani a faticare nei campi; ma conosco altrettanto bene il disagio, sempre più prossimo a trasformarsi in rabbia, di chi il lavoro non riesce a trovarlo a causa della ‘concorrenza sleale’ degli immigrati. E poi ci sono i disagi sofferti da comunità sempre più insofferenti nei confronti di chi ha poca o nulla attenzione per il rispetto dei costumi locali e delle regole che garantiscono una pacifica convivenza e favoriscono la vera integrazione. Non intendo giustificare atteggiamenti razzisti; ma ho il dovere di farmi carico del disagio di chi vive in strade, piazze o quartieri meno puliti e meno tranquilli proprio a causa della presenza di immigrati. Per tale ragione continuo a chiedere maggiori controlli preventivi sui flussi di ingresso e sulla programmazione colturale delle aziende. Ciò non ci esime dall’organizzare un’accoglienza adeguata a garantire standard accettabili di vivibilità – sottolinea Valentino – ma qui si fanno i conti con la cultura punitiva insita nella legge Bossi-Fini“, perché “chi ha progettato e realizzato i CPT non poteva certo investire denaro per riqualificare immobili rurali abbandonati“. E in Puglia “i CPT hanno sottratto risorse all’estensione della rete di accoglienza al di là dei confini salentini, così che
la Puglia mostra il duplice volto della solidarietà, nel Salento-vetrina regionale, e dell’emarginazione, nella Capitanata sempre più cafona e dei cafoni
“.
Qualcosa sta cambiando. Nella Puglia di Nichi Vendola e, mi permetto di aggiungere, Elena Gentile, assessore regionale alla Solidarietà, è stata avviata una specifica programmazione finanziaria che avvia l’uscita dall’emergenza – conclude il sindaco di Cerignola – La vergogna per quanto letto nella Sua inchiesta resta, ma le tessere che compongono il mosaico sociale e amministrativo di questa vicenda sono tante e il loro colore diverso. E’ di questo che Le chiedo di tener conto nel narrare la difficile realtà vissuta nelle nostre campagne“.