Il No al ddl Lanzillotta”

*  Antonio Bonanese Segr. Gener. Fp Cgil Foggia

**  Beppe di Brisco Attac Italia comitato di Foggia

untitled1.jpgL’attuale modello di sviluppo – energivoro,consumistico,individualista,iniquo – che sopravvive su una appropriazione sregolata di risorse e sulle disuguaglianze è oggi in profonda crisi.Il primato del Mercato e il dominio delle politiche neoliberiste mette in pericolo L’ambiente, la coesione sociale, le istituzioni. Ci sono dei limiti a questo sviluppo che sono dati da un Ambiente che non si può massacrare, da una coesione sociale che non si può distruggere, da beni comuni, dai quali dipende la nostra sopravvivenza che non potranno mai essere ridotti a merce. 

Gran parte del peso di questo nostro modello di sviluppo ricade sul Sud del mondo come nel Mezzogiorno, al quale viene impedito di trovare  la strada al proprio futuro, e sulle future generazioni,che rischiano di pagare con conflitti,povertà e degrado i nostri comportamenti. In questo contesto è proprio il ruolo dell’intervento pubblico che và rilanciato, diversamente da quanto propone il decreto legge Lanzillotta ( in esame alla Camera e in fase d’approvazione), con il quale si intende dare una ulteriore accelerazione liberalizzatrice in tema di servizi pubblici.   

La conferma di servizi pubblici di qualità è condizione indispensabile per rendere concreti i diritti fondamentali del cittadino, attraverso i quali è possibile raggiungere obiettivi di coesione sociale, uguaglianza, sviluppo sostenibile e parità di trattamento dei lavoratori. Dopo più di un ventennio di sbornia ideologica di mercato,liberismo e privatizzazioni, l’intervento e la spesa pubblica possono essere lo strumento di una vera economia diversa: la ricerca,il welfare,l’uso della leva fiscale, la programmazione, il controllo dei mercati e la regolamentazione della concorrenza possono essere gli strumenti di una economia sostenibile;

Non si tratta ovviamente di statalismo,ma di una sfera pubblica che attinge dalla dinamica del protagonismo degli attori sociali. In questo contesto gli Enti locali possono avere un ruolo fondamentale nel rilanciare uno “ Spazio pubblico”  i cui principi fondanti garantiscono l’universalità e l’accessibilità dei servizi utili ai cittadini, il controllo democratico degli stessi e la tutela dell’utente. E’ necessario, quindi, un quadro giuridico non solo nazionale ma di ampio respiro europeo, che ridimensioni fortemente gli effetti della liberalizzazione come programma, inserisca i servizi pubblici di qualità quale modello sociale per le autorità locali al fine di rispondere adeguatamente ai bisogni veri dei propri cittadini.

 Il “Mercato” ,dal nostro punto di vista non è stato il Toccasana. 

Con la pubblicazione dell’inchiesta “ 15 anni dopo: pubblico è meglio “ curata da FP-CGIL, Attac Italia, Arci e Rete Nuovo Municipio, abbiamo affrontato gli effetti dei processi di liberalizzazione e di privatizzazioni dei servizi pubblici avvenuti in questi anni, fuori da qualsiasi posizione ideologica abbiamo dimostrato come tali processi non hanno prodotto un miglioramento della qualità dei servizi offerti né un abbassamento dei costi. anzi spesso ha palesato tutta la sua inefficienza e ha alimentato disuguaglianza, malfunzionamenti, riduzione dell’offerta sociale. 

Va rifiutata L’aziendalizzazione privatistica della fornitura dei servizi come la stessa Ministra Linda Lanzillotta sostiene a favore di una gestione pubblico sociale dei Beni Comuni della comunità. Il ritorno dello “ Spazio pubblico” e sociale (soprattutto se arricchito di nuovi istituti di partecipazione e di forme sempre più ricche e democratiche di cittadinanza solidale) diventa fondamentale anche nell’azione degli Enti locali, nella promozione di una qualità sociale dello sviluppo delle nostre Comunità.