«La Sinistra? O riparte dai movimenti o non è»

Castalda Musacchio
attac-internazional.gifCastalda Musacchio
«Credo che il segnale della scorsa manifestazione di sabato sulla ripubblicizzazione dell’acqua, come quello degli altri cortei, e penso a Genova alla bella protesta delle donne alla prossima tre giorni vicentina, dicono una cosa chiara: la costruzione della sinistra o riparte dai movimenti o semplicemente non è». Marco Bersani, esponente di Attac Italia, in vista dei prossimi Stati Generali a Roma l’8 e il 9 dicembre entra direttamente nel merito del dibattito tutto aperto e tutto ancora da scrivere sulla Sinistra che sarà. «Il movimento – avverte – ha posto un problema fortissimo e urgente di democrazia. E di questo la Sinistra dovrà necessariamente tener conto».

Sabato e domenica prossima a Roma gli Stati generali della Sinistra. Sei uno degli esponenti più noti all’interno del movimento: dunque qual’è il tuo auspicio in vista di questo appuntamento?
Credo che vi siano tanti segnali, e numerosi che sono stati lanciati: penso all’ultima manifestazione di sabato sulla ripubblicizzazione dell’acqua ma anche agli ultimi cortei di Genova e delle donne, che dicono una cosa lampante: la costruzione della Sinistra o riparte dai movimenti o semplicemente non è. E penso che tutto ciò che il movimento da Genova in poi ha seminato dimostri quanto questo sia vivo e visibile.

Alcuni sostengono il contrario. Dicono semplicemente che il movimento non esiste più. Sei d’accordo?

Assolutamente no. Penso che abbia semplicemente attraversato varie fasi. C’è stata la prima fase direi della “grande unitarietà” dei luoghi di decisione, vissuta con intensità dato anche il momento politico che si stava vivendo; una seconda fase che qualcuno chiama di crisi ma che in realtà è stata una stagione di grande fermento perché il movimento ha trovato terreno fertile e ha continuato a vivere nei territori. Si è semplicemente seminata l’idea che un altro mondo è possibile e che questo poteva essere ricostruito sulle lotte territoriali. L’ultima fase è quella che stiamo vivendo e ci dice chiaramente che le vertenze territoriali che sono numerosissime pongono un problema fortissimo di democrazia. Vale a dire: il movimento è riuscito a mettere in crisi l’idea stessa della democrazia rappresentativa.

In che senso?
Una volta le vertenze territoriali venivano considerate marginali, localistiche, oggi evidenziano al contrario che c’è un problema decisionale. Di chi prende le decisioni, a che livello si deve situare la possibilità di decidere, come è possibile consentire la partecipazione di tutti al processo democratico. Ecco credo che la futura Sinistra debba partire da questo tema centrale, altrimenti avrà perso il suo nesso con la realtà.
In fondo anche la partecipazione delle primarie hanno dimostrato questo. Non credi?
La mia impressione è che le vere primarie siano sempre sui programmi. Se ci si abituasse a una consultazione continua e permanente sui temi che riguardano tutti, anche la capacità di incidere a livello parlamentare acquisterebbe una forza inedita.

Dunque il tema portante per la Sinistra è la democrazia partecipativa?
Penso proprio di sì. E non sono affatto d’accordo su chi continua a dire che esiste una crisi della politica. Se mai non ci si rende conto, in queste analisi, di quanto la democrazia rappresentativa abbia perso il suo mordente nelle società moderne. Del resto basta guardare anche all’ultima manifestazione di sabato per capire quanto ciò che dicono i cittadini è che la vera crisi, se c’è, è della rappresentanza. La democrazia rappresentativa non basta più. E’ necessario sperimentare forme nuove di politica e partecipazione. Il mio auspicio è che questo tema, del nuovo rapporto democratico, sia il principale ai prossimi Stati Generali.In questo senso davvero la manifestazione per la ripubblicizzazione dell’acqua è stata simbolica…
Come movimento abbiamo portato a casa un primo risultato che è quello della moratoria. Ma è vero: quella manifestazione ha avuto il grande merito culturale di rompere un paradigma evidenziando due elementi. Il primo è che in campo sono scesi i
cittadini, i fruitori dei servizi, accanto a loro hanno manifestato i lavoratori che sono quelli che producono e, infine, gli enti locali che sono quelli che dovrebbero garantire l’accesso ai diritti. Potrebbe essere proprio l’unificazione di questi soggetti, se generalizzata, a diventare decisiva nelle vertenze sulla ripubblicizzazione.

Dunque parteciperete con convinzione ai prossimi Stati Generali?
Diciamo pure che saremo osservatori attenti socialmente.