header.png 

Hanno rinviato una manifestazione prevista proprio il 20 ottobre per partecipare al corteo di Roma. Ma torneranno comunque in pista il primo dicembre per chiedere che le risorse idriche non finiscano in mani private. Sono i movimenti che hanno raccolto 400 mila firme a sostegno dell’acqua pubblica. E che ora chiedono all’Unione la moratoria delle privatizzazioni 

Guglielmo Ragozzino 

Per il primo dicembre è stata convocata a Roma una manifestazione «per l’acqua pubblica e gli altri beni comuni, a sostegno della legge d’iniziativa popolare e della gestione democratica e partecipativa». La decisione è del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. In un primo tempo la data prescelta era quella del 20 ottobre, ma poi si è preferito spostare la data. «Il Forum, conseguentemente alle caratteristiche che da sempre si è dato, ha invitato quanti sono intenzionati a partecipare (alla manifestazione del 20 ottobre) e a immettere in quella mobilitazione i contenuti della nostra campagna».

Il movimento per l’acqua e per i beni comuni coincide solo in parte con quello, contro i mali della precarietà, che si esprimerà il 20 ottobre. Entrambi hanno, per così dire, obiettivi forti ed è importante che si conoscano a fondo e che possano reciprocamente appoggiarsi, rilanciare i temi, diffondere le informazioni.

Le lotte per l’acqua pubblica si sono svolte quest’anno in decine di situazioni; questo ha consentito la raccolta di 400 mila firme in calce alla proposta di legge d’iniziativa parlamentare. Le scatole di firme sono state portate il 7 luglio al presidente della camera dei deputati, Fausto Bertinotti, per ottenere un rapido avvio di una procedura parlamentare. Bertinotti ha trasmesso lettere e incarico alla Commissione Ambiente e al suo presidente Ermete Realacci, capo storico di Legambiente e deputato della Margherita. Dopo aver sollecitato la calendarizzazione da parte di Realacci con una bellissima lettera in cui scrivono che «l’inserimento della proposta di legge d’iniziativa popolare sull’acqua tra le priorità di discussione nei lavori della Commissione da Lei presieduta sarebbe una prima risposta positiva alle aspettative non solo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua che l’ha promosso, bensì delle oltre 400 mila cittadine e cittadini che, apponendo la propria firma a sostegno, hanno dimostrato di credere ancora nella possibilità di partecipazione in prima persona per cambiare la realtà circostante», il Forum ha ottenuto la prima discussione per il 3 ottobre. Ora occorre che tutti i deputati favorevoli alla sorte dell’acqua, a quella che si può chiamare la democrazia idrica, si diano da fare. Sono un bel numero, come ricorda Emilio Molinari in questa pagina; potrebbero diventare una forza considerevole, quasi imbattibile.

I parlamentari che hanno interesse per l’acqua pubblica si sono spesso riuniti in una associazione al tempo stesso informale e importante; ora potrebbero assumere una scaletta programmatica di pochi gradini e che viene proposta dall’ultima riunione-conferenza stampa dei portavoce del Forum che si è tenuta giovedì a Roma.

Uno dei partecipanti, Corrado Oddi della Funzione pubblica nazionale della Cgil, riassume così i punti essenziali. In primo luogo la manifestazione romana del primo dicembre «con corteo». Sarà l’occasione per tenere all’ordine del giorno dei movimenti (e nell’agenda della politica) un problema concreto che rischia in ogni momento di essere accantonato. Per esempio sarà l’occasione per un primo controllo sull’andamento della discussione in Parlamento, dopo l’apertura del 3 ottobre. Un secondo aspetto riguarda la moratoria. Era stata assicurata perfino nel disegno di legge Lanzillotta sui beni pubblici da spubblicizzare. Sotto la spinta delle propaggini parlamentari e governative del movimento per l’acqua, era entrata a far parte della terza «lenzuolata» messa a punto da Pierluigi Bersani, il ministro per lo sviluppo economico. La lenzuolata ha poi perduto il vento, nella bonaccia del Senato, e si è fermata, con tutta l’acqua dentro. Dice Oddi che deve essere ritirata fuori subito, senza rimanere impastoiata nel lenzuolone.

Stralciata dal decreto Bersani, l’acqua pubblica deve entrare nella finanziaria, con tematiche decisive, quali il risparmio idrico, la gestione delle riserve in rapporto all’agricoltura. Sembra indispensabile anche un fondo nazionale per la ristrutturazione idrica, gestito in un piano poliennale di recupero degli acquedotti, di cui tutti lamentano le perdite enormi, in molte regioni italiane, senza fare niente per porvi rimedio. Oddi ricorda anche che già nel Dpef era previsto un intervento per la riabilitazione del sistema idrico nazionale, ma senza indicazione di spesa, era poco più di una raccomandazione. Questi sono dunque i tre punti centrali del movimento dell’acqua. Poi le richieste essenziali che da molte parti arriveranno alla grande manifestazione del 20 ottobre, saranno tantissime, forti, rigorose, allegre, creative. Saranno un diluvio.