Una sentenza che nega i gravi fatti accaduti. Chiesti 76 anni, condannati in 15 a 24.

Grazie alla prescrizione, nessuno pagherà

 

Quindici condannati e 30 assolti dopo 11 ore di Camera di consiglio. Quando il giudice Delucchi legge la lunga sentenza sono in molti a scuotere la testa nei banchi occupati dalle parti civili e dai loro legali. Un calcolo sommario arriva a contare 24 anni complessivi comminati a un terzo dei 45 imputati, pene quasi tutte condonate, aggravanti tutte escluse. E nessuno è stato condannato per falso ideologico, l’unico reato che avrebbe resistito alla prescrizione. Una sentenza che nei fatti non riconosce le torture ma soltanto alcuni maltrattamenti specifici. «Ma le torture ci sono state - spiega Sara Busoli, uno dei legali di parte civile - lo dimostra il fatto che sono stati trasmessi alla Procura gli atti delle testimonianze di alcuni poliziotti e di alcuni sanitari dell’Amministrazione penitenziaria». Insomma le torture ci furono, le polizie e il Dap hanno provato a coprirle.

La concessione delle provvisionali, ossia l’anticipo del risarcimento danni che dovrà essere deciso in separato giudizio, stanno a significare che questa è una sentenza complessa da leggere a vari livelli. Il primo è certamente legato alla lunghezza della Camera di consiglio. Per molti osservatori è stato un modo per eludere i Tg di prima serata. Il Tribunale era sorvegliato da decine di poliziotti e carabinieri con i blindati posteggiati in maniera discreta, ma pronti a fronteggiare ogni evenienza. Poche le parti civili presenti visto che la sentenza è stata repentinamente anticipata - era prevista per lunedì prossimo - per scampare all’emendamento ammazzaprocessi in aula, tra il pubblico, molti genovesi che hanno preso parte alle iniziative di questi anni per verità e giustizia. Tra gli altri il consigliere comunale Prc Antonio Bruno, il neosegretario Paolo Scarabelli e l’eurodeputato Vittorio Agnoletto all’epoca portavoce del Genoa Social Forum. Read the rest of this entry »

Istat: per la prima volta dal 2002 calano i consumi delle famiglie in termini reali (soprattutto al Sud) Spesa alimentare ferma a 466 euro al mese in media, scelta “low cost” per un terzo degli italiani

Roberto Farneti

A furia di tagliare il potere d’acquisto di salari e pensioni, l’Italia sta tornando agli anni ‘50, quando comprarsi un paio di scarpe nuove o mangiare carne “rossa” era un privilegio per pochi. Può sembrare un’iperbole, ma i dati diffusi ieri dall’Istat parlano chiaro: ormai, per arrivare alla fine del mese, le famiglie italiane sono costrette a stringere la cinghia. La parola d’ordine per almeno un terzo dei nuclei (il 50% al Sud) è “risparmiare”, il che vuol dire limitare gli acquisti all’indispensabile e comunque scegliere i prodotti che costano meno.
Si riduce il tenore di vita dell’italiano medio ma a rimetterci è l’intera economia, come testimoniano le stime sulla bassa crescita del nostro Prodotto interno lordo. Alla scarsa competitività di buona parte delle nostre imprese sui mercati internazionali, si somma la mancata spinta della domanda interna, come ha ammesso di recente anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. 
E’ di ieri l’ennesimo campanello d’allarme: per la prima volta dal 2002, fa sapere l’Istat, nel 2007 la spesa media mensile per i consumi è calata in termini reali. Il calcolo è presto fatto: se in valori assoluti le statistiche hanno registrato un aumento dei soldi spesi - 2480 euro, 19 in più rispetto al 2006, pari allo 0,8% - è sufficiente depurare il dato dagli effetti indotti dalla dinamica inflazionistica (+1,8%) per capire che ci troviamo di fronte a una flessione negli acquisti. Read the rest of this entry »

Certamente la Signora Lanzillotta, il Signor Bersani e tutti coloro che in seno all’ex-governo di centro sinistra si sono battuti (e sono stati in tanti) per la liberalizzazione/privatizzazione dei servizi idrici, sono felici. Finalmente sono riusciti, grazie ai Signor Tremonti, Alemanno e Berlusconi, a realizzare il loro sogno di vedere la concorrenza, la competititività, la performance commerciale, la dimensione industriale, la creazione di ricchezza per il capitale privato (ma anche pubblico: si pensi ai dividendi per i Comuni azionisti!) orientare il governo dei servizi pubblici locali.
Che bello, si diranno crogiolandosi al calore dell’articolo sulle liberalizzazioni del nuovo decreto legge 112 del 25 giugno 2008, ora tutto è più chiaro e conforme agli imperativi della modernizzazione dell’economia italiana per adeguarla ai canoni della globalizzazione dei mercati finanziari mondiali! A partire dall’entrata in vigore del decreto, la gestione dell’acqua deve essere affidata, via gara pubblica, principalmente a due tipi di impresa, quella a capitale privato e quella a capitale misto (dove il capitale privato non puo’ essere inferiore al 30%). Anche se l’affidamento ad un’impresa «pubblica» in house non sparisce formalmente, esso sarà possibile solo nelle situazioni che non consentono un efficace ed utile ricorso al mercato, adeguatamente motivate all’Antitrust con un’analisi di mercato e una valutazione comparativa con l’offerta privata. Ad ogni modo, tutti gli appalti acquisiti con affidamenti in house senza gara cesseranno la loro efficacia al più tardi il 31 dicembre 2010. Read the rest of this entry »

di Giorgio Cremaschi 
La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, espresse calde lacrime di cordoglio nell’assemblea di insediamento, perché il giorno prima in una delle sue fabbriche era morto un lavoratore travolto da una catasta di tubi. C’era da pensare, c’era da prevedere che tutte le strutture aziendali del gruppo fossero messe sotto pressione e subissero le necessarie strigliate per impedire il ripetersi di simili traumi. E invece poche settimane dopo, proprio nel più importante stabilimento del gruppo, lo stesso tipo di incidente: un lavoratore abbattuto da una massa di ferro. Ma allora, l’ipocrisia con la quale si diffonde il pubblico cordoglio ogni volta che c’è una strage sul lavoro non solo è insopportabile, ma non è neppure in grado di determinare quei minimi comportamenti che indurrebbero a non esagerare, a stare un po’ attenti almeno sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Del resto, lo stesso è successo in Sicilia, dopo la strage di Catania. Un solo giorno dopo, un lavoratore precario in appalto all’Enel è morto. Sembra incredibile persino che alla Thyssenkrupp, pochi mesi dopo la strage di Torino, un altro lavoratore in appalto sia morto mentre lavorava all’interno dello stabilimento di Terni. Solo pochi giorni dopo che in pompamagna era stato siglato dagli enti locali e dalle parti sociali un protocollo sulla sicurezza. Read the rest of this entry »

Il Presidente della Bolivia si rivolge al Parlamento europeo, alla vigilia del voto sulla direttiva contro gli stranieri: Se sarà approvata - dice - saltano i trattati commerciali e cambiano le condizioni di ingresso nei paesi andini

Evo Morales*

EVO MORALESFino alla prima metà del secolo XX, l’Europa fu un continente di emigranti. Decine di milioni di europei partirono verso le Americhe con l’intento di colonizzare, di sfuggire alla miseria, alle crisi finanziarie, alle guerre, ai totalitarismi ad alle persecuzioni inflitte alle minoranze etniche.
Oggi sto seguendo con inquietudine il processo d’approvazione della cosiddetta “direttiva rimpatrio”. Il testo, approvato lo scorso 5 giugno dai ministri degli interni dei 27 paesi membri dell’Unione Europea, dovrà essere sottoposto al voto del Parlamento europeo il 18 giugno. Ho l’impressione che questa direttiva indurisca in maniera drastica le condizioni di detenzione e d’espulsione degli emigranti senza documenti, indipendentemente dal loro tempo di permanenza nei paesi europei, dalla loro condizione lavorativa, dai loro legami familiari, dalla loro volontà d’integrazione e dal raggiungimento della stessa. Gli Europei giunsero in massa nei paesi latino americani ed in America settentrionale, senza visto e senza alcuna condizione imposta dalle autorità. Furono sempre i benvenuti, e continuano ad esserlo, all’interno dei nostri paesi che assorbirono la miseria economica dell’Europa e le sue crisi politiche. Vennero nel nostro continente per sfruttare le ricchezze locali e trasferirle in Europa con un altissimo costo per le popolazioni originarie d’America. Read the rest of this entry »

Francesca Marretta

Londra
L’Irlanda ha votato «nil» al referendum sul Trattato di Lisbona con il 53,4 per cento di voti contrari contro il 46,6 per cento a favore. Una bocciatura non imprevista del testo firmato nel 2007 dai leader dell’Unione europea e ratificato da diciotto paesi su ventisei, che propone una versione rivista della Costituzione europea già respinta nel 2005 da francesi e olandesi.
L’esito della scelta democratica di circa il 40 per cento dei tre milioni di cittadini irlandesi aventi diritto al voto, ha provocato un terremoto politico in Europa ed ha avuto come immediata reazione una flessione dell’euro, che ieri ha toccato nei confronti del dollaro Usa il minimo mensile a 1,5307. 
Effetto delle turbolenze politiche in vista nei cieli d’Europa, i cui governi sembrano aver avuto come prima reazione un monito di disappunto, ma non inviti alla riflessione sull’espressione democratica di cittadini europei. Eppure la campagna per il “si” al Trattato in Irlanda ha messo insieme un ampissimo schieramento di governo e opposizione. Il “no” al Trattato è stata una battaglia politica del partito nazionalista irlandese di sinistra Sinn Fein, attivo in Eire e Ulster, e del movimento di opinione Libertas guidato dall’imprenditore Declan Ganley.

Un fattore che dovrebbe indurre forse una considerazione più rispettosa dell’esito della consultazione popolare. 
Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, che vede nel voto «la fine del Trattato di Lisbona», ha invitato il premier irladese Brian Cowen ad «ottenere ora un miglior accordo non solo per l’Irlanda ma anche per il resto d’Europa», sottolineando che «il no è la base per un nuovo negoziato» ed è il segno che «la gente vuole un’Europa sociale ed un trattato più democratico». 
Concetti confermati a Liberazione dall’esponente di punta dello Sinn Fein ed Eurodeputata nel gruppo della Sinistra Europea Barbara de Brùn, secondo la quale l’affluenza alle urne del 40% non è affatto bassa (come hanno indicato diversi analisti europei, ndr.), dato che in Irlanda per consultazioni elettorali l’affluenza è stata minore.  Read the rest of this entry »

Quando la riunione plenaria conclusiva si è aperta con cinque o sei ore di ritardo ed è stata subito interrotta, s’è sentito il sapore della farsa. Della farsa, o quanto meno del caos che regnava all’interno del palazzo della Fao se comincia una plenaria senza la delegazione europea. Erano le 18 e 50, e l’imbarazzante stallo ancora non si era risolto. Riprendono, alle 19 e 30, con la protesta dei delegati che, sostengono «non sono stati sufficientemente informati». Alle 20 l’approvazione del rapporto del Comitato plenario, il primo documento finale della Conferenza, viene bloccato dall’Argentina, che non vuole vedersi imposte regole sulle restrizioni all’export. Poi Cuba e Venezuela parlano di «supposta maggioranza» per ben due volte, e i toni sono durissimi. «E’ disdicevole continuare così, non pensiamo più a quelli che soffrono» tuona il delegato del Congo. 

E’ in questo clima che viene approvata la dichiarazione finale, dopo 72 ore di trattative e l’opposizione dell’Argentina ha fatto aggiungere la sua dissociazione, in coda al documento: un clima da Wto, ovvero da organizzazione mondiale del commercio, che non ci si aspettava certo di trovare all’interno del palazzo di un’organizzazione dovrebbe occuparsi della fame nel mondo. Così, dopo la passerella dei capi di Stato, i vergognosi banchetti e le photo opportunity, ieri alla Fao è stato il giorno della resa dei conti.

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Checchino Antonini
Disastro ambientale, danneggiamento e deviazione di acque, deturpamento di bellezze naturali, associazione a delinquere per il traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi: il catalogo dei reati tirato fuori dai carabinieri del Noe, il nucleo del controllo ecologico, è impressionante al punto che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, alla luce dei primi esiti dell’operazione “Black river”, ha “titolato” così: «Una Gomorra subappenninica». Il “fiume nero” è quello che scorre sotto il cumulo di 500mila tonnellate di rifiuti di qualsiasi tipo accatastati illegalmente nell’alveo del Cervaro, un torrente che dall’appennino scorre verso il Gargano. A Castelluccio dei Sauri, meno di venticinque chilometri da Foggia, i carabinieri hanno scoperto una discarica abusiva grande come otto campi di calcio, 330mila metri cubi, la più grande d’Europa.

Una massa enorme che, se smaltita correttamente avrebbe imposto una spesa di almeno due milioni e mezo di euro. E all’alba di ieri sono scattate 42 ordinanze di sequestro di beni e del laboratorio di analisi utilizzato per le false cerificazioni e gli arresti di dodici imprenditori, il gestore della vicina discarica autorizzata, ma esaurita, di Deliceto, i responsabili di un impianto di frantumazione inerti, Valente snc, e un nugolo di autotrasportatori. «Una regìa condivisa da malavita organizzata e imprenditori senza scrupoli - ha detto Nichi Vendola - capaci persino di alterare il corso naturale di un fiume per lucrare ai danni della popolazione e del territorio della Capitanata».

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Foggia, il sito in grado di ricevere 500 mila tonnellate di spazzatura
è tra le più grandi illegali mai trovate in Europa. Un centinaio gli indagati

Le accuse: traffico illecito e disastro ambientale

Dodici persone, tra cui dieci noti imprenditori foggiani che operano nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, hanno ricevuto questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dai carabinieri del Noe di Bari e Foggia. Avevano messo in piedi una discarica abusiva di circa 500.000 metri cubi, ritenuta dai carabinieri tra le più grandi d’Europa. 

Diversi i reati contestati, a vario titolo, agli arrestati, che ora si trovano agli arresti domiciliari per decisione del gip di Foggia: associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti, disastro ambientale, falso, deturpamento di bellezze naturali, danneggiamento e deviazione delle acque di un fiume. 

L’indagine, avviata alcuni mesi fa, riguarda la gestione di una discarica di rifiuti speciali a Deliceto. Per costruirla sarebbe stato deviato il corso delle acque di un fiume, probabilmente nell’intento di nasconderla durante i controlli aerei. 

Sono in tutto un centinaio le persone indagate nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Foggia. Secondo le prime rivelazioni sembra che siano coinvolte nove società, nei confronti delle quali sono in corso quarantadue provvedimenti di sequestro di beni e attrezzature riconducibili alla presunta attività illecita. 

Il presidente della giunta regionale Toscana Claudio Martini non ha perso le staffe, come molti prevedevano, perché all’ultimo momento «improrogabili impegni» l’hanno tenuto lontano dal dibattito promosso domenica a Firenze, all’interno di Terra Futura, dal Forum toscano e nazionale dei movimenti per l’acqua sulla ripubblicizzazione del servizio idrico in Toscana e in Italia, partendo da importanti esperienze europee che hanno deciso che l’acqua non può essere considerata una merce.
Certo, di motivi – diciamo così – per rendere Martini almeno inquieto ne sono emersi molti in quella discussione. Il primo sta nel fatto che la giunta regionale ha approvato a maggioranza una proposta di legge di riordino dei servizi pubblici, che ora andrà in discussione in consiglio, che di fatto, se verrà approvata, sancirà la privatizzazione del servizio idrico in Toscana, consegnandolo nelle mani di Acea e Suez, mentre le testimonianze emerse nella discussione di domenica [da Parigi, Bruxelles e Siviglia] ci consegnano una realtà assai diversa e in controtendenza. Read the rest of this entry »

 

Abbiamo deciso di rompere il silenzio dopo aver letto l’ultimo manifesto, firmato Forza Nuova, in cui si riassume,in pochi punti,la posizione dell’ organizzazione neofascista che invita la cittadinanza a mobilitarsi per la costituzione di ronde di vigilanza e di controllo. Un modo semplice e “fai da te”,per liberarsi degli extracomunitari e dei rom e per riacquistare il controllo e la sicurezza del nostro territorio. Una soluzione,quella proposta da Forza Nuova, incostituzionale che creerebbe un clima di tensione e aumenterebbe il senso di sfiducia che il cittadino già nutre nei confronti dell’istituzione pubblica. Sia la situazione locale che quella nazionale è davvero preoccupante. Si è abusato del termine immigrazione, non più affiancato ad accoglienza e integrazione ma a criminalità e xenofobia. Si è abusato del termine sicurezza, un’esigenza trasversale, che oggi trova riparo nel giustizialismo,inteso,in modo pratico,come: “Tuteliamoci con le nostre armi”.

La paura,il bisogno di sicurezza e l’allarmismo creato dai mass-media ha provocato confusione e odio nei confronti dello straniero che,ora,è divenuto capro espiatorio e unico portatore di criminalità e violenza. Come dire,“L’uomo nero del terzo millennio”! Read the rest of this entry »

Roberto Farneti
A Taranto ci si ammala sempre di più di tumore e il mancato rispetto dell’ambiente da parte dell’Ilva continua ad essere tra le principali cause dell’inquinamento cittadino. Dopo il recente ultimatum di Regione Puglia e ministero dell’Ambiente, che minacciano di chiudere la fabbrica siderurgica se non si ridurrà la quantità di diossina emessa dai camini, un’altra inquietante vicenda viene alla luce grazie alla magistratura. Mercoledì scorso i carabinieri del Noe di Lecce sono entrati nello stabilimento dell’Ilva di Taranto dove hanno sequestrato circa 16mila tonnellate di pet-coke (carbone da petrolio), importato dagli Stati Uniti e destinato alla miscelazione con carbone fossile per la produzione di coke siderurgico. Il legale rappresentante dello stabilimento è stato anche denunciato per aver depositato il pet-coke su area priva di autorizzazione allo smaltimento nel sottosuolo di acque di dilavamento, per assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e per gestione illecita del rifiuto, in quanto destinato ad un impiego diverso da quello previsto. Il valore del pet-coke sequestrato è di circa due milioni di euro. Read the rest of this entry »

«Razzismo e populismo»L’Europa difende i rom dal pogrom all’italiana

In Italia c’è un’emergenza, l’emergenza razzismo. Si parla del nostro paese in Europa e sono stati nominati esplicitamente i pogrom, i campi di sterminio e le deportazioni, nella seduta straordinaria che il parlamento di Strasburgo ha dedicato al «caso Italia». Si parla degli attentati incendiari di Napoli, di Ponticelli- «dove lo Stato ha delegato alla camorra il compito di sloggiare i rom dalla città», come ha ricordato Claudio Fava - e delle deportazioni di massa, delle razzie e dei maltrattamenti contro i rom. 

E alla fine della seduta, e proprio sulla base di quel che sta accadendo in Italia, l’Europarlamento ha chiesto «con forza l’adozione di una direttiva per difendere i cittadini da ogni tipo di discriminazione». Una «protezione sociale specifica» è stata inoltre chiesta per i cittadini rom.


Duro, durissimo il commissario per gli Affari sociali Vladimir Spidla che, nel corso dell’intervento di apertura al dibattito, ha di fatto liquidato e stigmatizzato tutte le decisioni che il governo Berlusconi si appresta a varare in materia di sicurezza e in materia di rom e romeni residenti in Italia. Read the rest of this entry »

nichi VendolaIl fuoco è tornato. Violento e purificatore. Illumina la processione nottambula dei rancori e dei pregiudizi. Incenerisce la retorica degli “italiani, brava gente”. Divampa nella neo-lingua italiana, ormai libera da ogni forma di sorveglianza e di auto-controllo, visto che il nuovo lessico del trash televisivo unifica la nazione e le classi sociali. Sputa le sue lingue incandescenti sull’uomo nero e sulla sua intera etnia: rom, rumeni, sinti, tutti assunti a fattispecie lombrosiana di quella antropologia criminale con la quale abbiamo inzuppato immaginario e senso comune. Ecco dunque il fuoco che condanna all’esorcismo e alla cenere quella macchia extra-umana, quello “zingaro ladro di bambini” che risorge come un antico rimosso nello spigolo sporco della nostra più malata modernità. Eccolo il Medioevo che avanza, corredato da Internet e da You Tube, mentre l’establishment tutto finge di non vedere. Eccola la legalità bipartizan che osserva imperturbabile l’opera scientifica di pulizia etnica messa in campo dagli eserciti camorristi nello sterminato hinterland partenopeo. Complimenti all’Italia riconciliata nel galateo parlamentare, dove si celebra non tanto la fine della “guerra civile” simulata che ha reso urlata e viscerale la politica al tempo dell’avvento di Berlusconi, ma dove si rende solenne l’esaurimento forzoso della politica come spinta conoscitiva e trasformatrice degli assetti sociali dominanti, dove si canta il de profundis alla politica intesa come alternativa, passione civile, persino utopia. Read the rest of this entry »

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, Vito Palazzolo e Tano Badalamenti decidono che è l’ora di far saltare in aria Peppino Impastato.

Giornali, magistrati e politici si inventarono tesi meschine, tra cui il suicidio, nonostante la ricostruzione dell’assalto, del pestaggio e della deflagrazione fosse evidente. Peppino condusse una vita contro, per 30 anni, da quando rinnegò il regime mafioso della sua famiglia, fino alla lotta al fianco dei contadini e all’agrodolce missione socioculturale di Radio Aut.

 

Badalamenti è morto di vecchiaia 3 anni fa, nel Massachusetts, mentre scontava una condanna di 45 anni - dal 1987 - per Pizza Connection. Solo nel 2002, in Italia, venne ritenuto colpevole dell’omicidio Impastato.

La causa di Peppino, ancora oggi, seppur resa popolare dalle tante dediche provenienti dal mondo delle arti, è rimasta una bandiera di pochi. La sua storia non è - e mai sarà - un fatto tradizionale, non è patrimonio di questa o quella parte politica, non deve nemmeno lontanamente sfiorare il rischio di diventarne un’insegna.

 

I funerali di Peppino Impastato

E’ invece una lezione di grande civilità; non c’è davvero altro da dire, su Peppino, se non che il suo fosse un coraggio mosso da un forte senso della collettività. Quando la mafia si appropria degli spazi e dei tempi vitali, è lo stesso concetto di essere umano che si svuota di significato.

29 anni fa moriva Peppino Impastato.
Perché le sue azioni, come quelle di tante altre vittime della mafia, non sfumino, anno dopo anno, nel commiato e nella commozione, ma restino degli esempi di dignità, chiediamo a tutti voi di ricordarvene anche per il resto dell’anno. Nelle vostre scelte, nelle vostre responsabilità, nelle vostre coscienze.

 

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