filename.jpgApprovato il disegno di legge Turco per agevolare la terapia del dolore.

Sarà anche più facile importare farmaci a base di canapa indiana Massimo Barra (Cri):  «Abbattuto un tabù»
Eleonora Martini
 Sarà più facile prescrivere farmaci a base di oppiacei per combattere il dolore, e non solo per i malati terminali. E, in prospettiva, potrebbe snellirsi la procedura d’importazione di farmaci a base di Thc, il principio attivo della marijuana, già in commercio nelle farmacie olandesi, canadesi, statunitensi, belghe, tedesche e del Regno unito. Inseguendo un suo vecchio pallino, il ministro della Salute Livia Turco ha portato sul tavolo, e verso l’approvazione, in Consiglio dei ministri un ddl che affronta il problema annoso dei pazienti italiani dell’inaccessibilità ad una giusta terapia del dolore, e che sarà discusso nelle prossime settimane in Parlamento.

Contemporaneamente, a sottolineare il carattere tutt’altro che antiproibizionista, il Consiglio di ministri ha approvato un provvedimento, sempre su proposta di Livia Turco, che vieta la vendita e la somministrazione di tutti gli alcolici negli autogrill autostradali 24 ore su 24 (mentre attualmente è vietata la sola somministrazione di superalcolici dalle 22 alle 6).

Provvedimenti, questi, che hanno suscitato, rispettivamente, da un lato le critiche feroci della destra, e dall’altro qualche voce di dissenso da parte degli antiproibizionisti. Che ritengono il divieto sugli alcolici «un atto più simbolico che concreto – come dice Alessandro Buccolieri dell’Mdma (movimento di massa antiproibizionista) – Chi guida non deve bere, ma non lo si può negare a chi non ha questo compito. Anche perché chi vuole potrà rifornirsi prima dell’ingresso in autostrada. Bene farebbero invece a fare più informazione e prevenzione».Ben accetto invece da parte del mondo scientifico e dei pazienti, – in un sondaggio on line di Repubblica, a favore il 94% – il ddl sulla teparia del dolore, che prevede una semplificazione della prescrizione dei farmaci oppiacei. Il medico potrà finalmente usare il ricettario normale anziché quello speciale, difficile da reperire e da compilare. I farmaci potranno essere prescritti non solo per patologie oncologiche, ma anche per malattie croniche o invalidanti o per «pazienti pluritraumatizzati», insomma, per il «trattamento del dolore severo», come spiega la relazione illustrativa del ddl. Cosa che peraltro non comporta ulteriori spese a carico dello stato, in quanto «i farmaci in esame sono caratterizzati da costi di produzione e di vendita notoriamente contenuti», e assai inferiori a quelli degli analgesici di uso comune. Viene inoltre semplificato l’aggiornamento periodico dell’elenco dei farmaci oppiacei che avverrà per decreto ministeriale, senza dover ricorrere a modifiche legislative, e vengono abolite tutta una serie di certificazioni (idoneità al lavoro, idoneità fisica per lo sport, ecc.) che i cittadini non saranno più obbligati a richiedere. «In tutto circa 5,5 milioni di certificati inutili con un gran risparmio di tempo e soldi», sostiene il ministero. Per ultimo, vengono inseriti nella tabella specifica delle sostanze stupefacenti ad uso terapeutico i due principi attivi della cannabis: il delta-8 e il delta-9- tetraidrocannabinolo.   Che cosa vuol dire? «Semplicemente che non occorreranno più ordinanze ministeriali, come avvenuto finora, (anche da parte dell’ex ministro Francesco Storace, ndr) per permettere l’importazione dall’estero di farmaci, sintentici o naturali, contenenti Thc – spiega Giuseppe Vaccari, responsabile droghe dei Ds – Ma le ditte produttrici potranno fare richiesta di registrazione all’Aifa (l’agenzia del farmaco, ndr) in modo da snellire le procedure d’importazione. Non è il cavallo di troia per aprire alla legalizzazione della cannabis, si parla di un farmaco e non è l’unico a base di stupefacenti. Vogliamo essere un paese moderno che tiene il passo con il mondo».Eppure, immemore dell’ordinanza di Storace, Maurizio Gasparri (An) accusa il governo di voler «regalare la droga». «Basta che uno parli di cannabis e succede il finimondo – ribatte Turco – ma la terapia del dolore non ha nulla a che vedere con gli spinelli». «L’Italia è al 103° posto nel mondo per quantità di morfina usata – spiega Massimo Barra, presidente della Croce Rossa e direttore di Villa Maraini- perché da noi vige la retorica del valore salvifico del dolore». Barra accoglie con grande entusiasmo il ddl, ma chiede «che sia rispettato anche il loro dolore dei tossicomani, che non è virtuale e non è di serie B».