Alfonso Pecoraro Scanio *

I cambiamenti climatici sono sempre più avvertiti come un’ emergenza planetaria. Il film di Al Gore su questo tema, dal titolo significativo An Inconvenient Truth (Una scomoda verità), sta spopolando negli Stati uniti e inchioda l’ amministrazione Bush e le industrie inquinanti a responsabilità gravissime.

Da questa parte dell’Oceano, in Italia, gran parte della politica e degli organi di informazione stentano ancora a cogliere l’enormità della sfida che tutta la comunità scientifica, i movimenti e le associazioni ambientaliste ed ecologiste ci indicano come prioritaria per il benessere e la salute di tutti.

In questo contesto assai poco confortante da mesi il Ministero dell Ambiente insiste per una svolta rispetto al disastro della politica anti-Kyoto perseguita per cinque interminabili anni dal governo targato centrodestra.
Lo scorso luglio abbiamo presentato il piano per le emissioni 2008-2012 con l’obiettivo di ridurre
la C02 emessa da circa 1200 industrie.
 

Solo minacciando un altro scontro nel governo, il ministero dello Sviluppo economico ha accettato di ridurre da 224 a 200 milioni di tonnellate le quote di CO2 assegnate alle industrie italiane, mentre altri 6 milioni dovranno acquistarle a titolo oneroso.
Novità di questo Piano, i fondi ricavati dalla vendita delle quote aggiuntive andranno per l’efficacia energetica e per le riduzioni di anidride carbonica dovuti a contesti non industriali come la mobilità sostenibile urbana.

Avrei certamente voluto un taglio ancora più coraggioso ma è indiscutibile che un cambio di rotta c’è stato e ci consentirà di presentarci a Nairobi il prossimo mese alla Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici per chiedere a Stati uniti e Australia, in quanto economie formate, e a Cina, Brasile e India, in qualità di economie in transizione con grande potenziale di impatto in termini di emissione, di attuare subito i tagli previsti dal protocollo di Kyoto, decisione questa indispensabile e urgente da prendere con coraggio per frenare il surriscaldamento del pianeta.

Inoltre, abbiamo ridotto la quota di crediti di emissioni acquistabili fuori dall Italia del 50%, arrivando al 25% sul settore termoelettrico ma dobbiamo vigilare anche su questo versante, a livello europeo e internazionale, per evitare che il mercato delle quote si traduca in una forma di neo-colonialismo. Un ulteriore riflessione è però necessaria.
Dobbiamo considerare che il settore industriale è responsabile per meno del 40% delle emissioni totali. Il Governo si sta impegnando in quest’ottica, come dimostra
la Legge finanziaria in discussione, per intervenire anche negli altri settori dove si annidano sprechi e inquinamento.

Fra questi sicuramente assumono grande importanza quelli dell edilizia e dei trasporti e
la Finanziaria offre alcune prime risposte utili nella direzione del risparmio e dell’ efficienza energetica e per favorire i sistemi di trasporto pubblico e privato con combustibili a minore impatto ambientale.

E’ evidente che nella lotta al surriscaldamento terrestre il Governo deve svolgere al meglio la propria parte, ma va anche ribadito il ruolo fondamentale che tutti i cittadini devono avere per ridurre il proprio contributo di CO2.
E’ fondamentale la consapevolezza che la questione riguarda tutti, imprese e consumatori. E’ in gioco la salvezza del Pianeta, la nostra casa comune. Alla politica spetta il compito di indicare la strada, a ciascuno il dovere di fare la propria parte, a cominciare anche dai piccoli gesti quotidiani.

In presenza di ciò sarà più facile condizionare positivamente anche le attività dei maggiori inquinatori.
* ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare