vauro3omini.jpgIn tanti nel piccolo gioiello del chiostro di Santa Chiara
In giro tra Foggia e Cerignola

Francesco Piccioni
C’è sempre qualcosa di più nel Mezzogiorno. Un di più di soggettività in compagni che vivono in situazioni politicamente difficili, dove masse importanti di popolazione povera vivono tra disincanto, clientelismo taccagno, rassegnazione. L’impegno necessario a mettere in piedi un’iniziativa, farla riuscire, tenere insieme gruppi diversi (le divisioni interne alla sinistra sono presenti e vive dappertutto), rasenta lo stoicismo.
 

A Foggia lo si percepisce già scendendo dal treno e girando per le strade intorno alla stazione. Michele ci prende e ci porta in giro, indicando col dito, ricordando, ricostruendo storie. Nel chiostro di Santa Chiara, un piccolo gioiello, ci aspettano davvero in tanti. Hanno fatto una «raccolta preventiva», militante, che ha messo insieme ben 2.300 euro. Un’enormità, tenuto conto che questa è già la seconda iniziativa per «salvare il mostro», e nella prima ne avevano raccolti 4.000. Una città generosa, indubbiamente. Una città balzata ai dubbi onori delle cronache del lavoro per lo scoop di Fabrizio Gatti su l’Espresso, tra caporalato, lavoro nero e immigrati schiavizzati (all’improvviso capisci a cosa serve il pullman polacco, quello che fa spola tra qui e Varsavia, visto sul piazzale della stazione). La città dove sabato 21 i sindacati confederali saranno in piazza per una manifestazione nazionale contro la piaga del lavoro nero e della relativa evasione fiscale, contributiva e chi più ne ha più ne metta.
Le domande corrono tra pubblico e «intrattenitori». Somigliano a tutte le altre, e anche noi ne poniamo: «cos’è che vi spinge a comprarci? cos’è che vi fa dire ‘stavolta non vi compro più’?». Spiegare la crisi è facile, indicare un progetto o un programma per uscirne, un po’ meno. Ci si interroga sulla legge per l’editoria e i tanti «furbetti» che prosciugano il flusso dei finanziamenti, ma anche sulla testatina «quotidiano comunista» («allontana un certo pubblico oppure lo mantiene vicino?»). Veniamo comunque promossi. Siamo «indispensabili» perché solo noi «diciamo cose di cui gli altri non parlano»; e perché solo noi «non nascondiamo le magagne e i cedimenti anche della sinistra». La fama di rompiscatole, insomma, ci aiuta a vivere.
Rispetto ad altre iniziative stupisce il fatto che si sia riusciti a raccogliere così tanti soldi promettendo soltanto un po’ di dibattito e «tarallucci e vino», che abbondano su un tavolo laterale. Poi Natalia Bonanise dà uno spettacolare saggio di danza del ventre e una compagnia di «artisti in libertà» – tra cui Nicola Priolo, allievo di Matteo Salvatore – fa arrivare altra gente, giovani soprattutto, attirati dalla musica popolare che si sente fin dal corso. Li accoglie l’ologramma del «Che», proiettato sull’unica parete liscia del chiostro.
La mattina di domenica Mimmo, storico attivista ambientalista, ci fa strada verso Cerignola, paese di Giuseppe Di Vittorio, il leader dei braccianti che divenne un segretario della Cgil di statura quasi mitica. La campagna è meno coltivata di quanto si potrebbe, a conferma di una «passività» imprenditoriale più tentata dagli «aiuti» (i finanziamenti europei o nazionali) che dalla produzione. «E pensare che qui cresce il meglio di tante cose…».
La chiacchierata avviene nella villa comunale, con una presenza inattesa anche per gli organizzatori (giovani comunisti, Arci, Ass. Radici, Coop Pietra di scarto). C’è spazio per interrogarsi anche sulle ragioni ideali (ci sono ancora? e quanto?), sul senso della parola «comunista», su Marx e il movimento no global, sul percorso storico di questo giornale. Alla fine smettiamo solo perché la villa chiude all’una e i vigili urbani ci fanno cortesemente capire che è ora di andarsene. Con 500 euro in più. Sabino, il motore dell’iniziativa, ci trascina infine al «Gorizia», che a dispetto del nome propone solo piatti tipici della zona. Antipasti e «assaggini» di primi piatti raggiungono ben presto il risultato di sbarrare la strada ai «secondi». C’è sempre qualcosa di più nel Mezzogiorno.