Verdi, Prc e Pdci in rivolta anche sul ddl Lanzillotta:

«Così com’è non passerà mai»

Per il Professore il memorandum con i sindacati è stato siglato e ora «si deve obbedire»

Matteo Bartocci
Roma – Il Manifesto

Dopo la finanziaria (che ancora non si sa com’è fatta) avanti tutta con la riforma delle pensioni (di cui al momento c’è solo il memorandum firmato con i sindacati). Perché? Perché il governo italiano è «riformista» e perché lo vuole l’Europa. Non contenti dell’oceano di problemi sollevati dal decreto fiscale e dalla prima manovra del governo, Romano Prodi e l’Ulivo aprono non uno ma due capitoli della cosiddetta «fase due» dentro la maggioranza e tra le forze sociali: il primo è la riforma previdenziale, il secondo, non meno scottante, è il ddl Lanzillotta sulla privatizzazione obbligatoria dei servizi pubblici.

Sul primo capitolo, dopo gli affondi dei leader ulivisti, il premier è categorico: «Quando si firma un protocollo che dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare il sistema pensionistico si obbedisce, anche perché Almunia (il commissario Ue agli Affari monetari, ndr) ha insistito molto di più degli osservatori italiani sul rispetto del protocollo dando anche al governo l’obbligo che noi accogliamo molto volentieri di un cammino riformista che dia continuità e vada avanti per tutto il periodo della legislatura».

 Nell’Unione sempre più divisa in un derby tra cosiddetti «riformisti» e cosiddetti «radicali» l’accelerazione del Professore trova il plauso della maggioranza dell’Ulivo, Idv, Udeur e Rosa nel pugno, mentre non convince per nulla l’ala sinistra della maggioranza già frastornata dalle concessioni fatte alla Confindustria. Alle parole del presidente del consiglio, infatti, Prc, Pdci e i Verdi fanno muro. Malumori pesanti però aleggiano anche nella sinistra Ds: «Una campagna di tre mesi sulla futura riforma delle pensioni che terrorizzi tutti – sostiene Gloria Buffo del correntone – non è esattamente quel che ci vuole per rilanciare il centrosinistra e sostenere il governo». Anche Franco Giordano, segretario di Rifondazione, è categorico: «La discussione sulle pensioni deve partire con l’aumento delle pensioni minime, e siamo contrari alla generalizzazione dell’aumento dell’età pensionabile. Il tema vero del dopo finanziaria infatti è come risarcire i lavoratori dipendenti». Stesso tenore per Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi in senato: «La riforma delle pensioni nei fatti significa una loro riduzione e quindi una penalizzazione di chi sta peggio, è inaccettabile». La segreteria del Prc sta preparando una serie di contromosse a più livelli, sia tecnici che di iniziativa politica. Alla battaglia di primavera si andrà con appuntamenti pubblici, di movimento e non solo, e con una serie di studi che sfoceranno in apposite proposte di legge o emendamenti. Il primo fronte caldo è il tema del precariato, al quale seguiranno iniziative su tutto il complesso degli ammortizzatori sociali in modo da essere “pronti” sul tema delle pensioni a febbraio-marzo. Il timore, confessato a microfoni spenti, è che alla fine i sindacati si «sgancino». Urgono così iniziative «autonome» per dare continuità e peso ai malumori crescenti dentro e fuori il partito.Più possibilista invece il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio: «Non credo che la riforma delle pensioni sia l’unica priorità, pensiamo anche a una grande riforma dell’energia e una legge per dare lavoro ai giovani». Mentre il Verde Paolo Cento, sottosegretario all’economia frena: «Credo che accanto al tema delle pensioni si debba aprire una discussione sulla riforma degli ammortizzatori sociali, soprattutto per discutere del reddito sociale da destinare a disoccupati e precari». In sostanza, par di capire, sulla partita previdenziale ognuno sta agitando più bandiere identitarie che comunicando un lavoro concreto. Di avviato, a palazzo Chigi e dintorni, non c’è nulla. Anche perché la trattativa partirà solo a gennaio, dopoil via libera alla finanziaria, dei collegati e del decreto sulla missione in Afghanistan.
Il tempo per discutere non mancherà ma precipitare così i tempi e gli argomenti certo non facilita l’arrivo al vertice dell’Unione previsto per sabato. A complicare le cose ci si è messa anche l’accelerazione sul ddl Lanzillotta relativo ai servizi pubblici. «La privatizzazione obbligatoria non passerà mai – avvisano senza mezzi termini da Rifondazione – quella legge è un manifesto ideologico che non sta nel programma dell’Unione». Anche Verdi e Pdci salgono sulle barricate e il confronto rischia subito di arroventarsi. Le perplessità dell’Anci e della Cgil del resto sono già note.
La Margherita però si prepara a tenere duro: «Quel provvedimento sta nel programma dell’Unione ed è essenziale per rilanciare la crescita del paese», dice Maurizio Fistarol. Mentre la ministra Linda Lanzillotta spiega senza mezzi termini alla convention di Lecco delle Camere di commercio italiane all’estero gli obiettivi che persegue con i collegati in materia di liberalizzazione: «Si ridurranno i costi dei servizi liberando nuove risorse a favore delle imprese». Più realista del re, verrebbe da dire, visto che è lo stesso Luca Cordero di Montezemolo ad ammettere su Repubblica che «le aziende sono la categoria più beneficiata da questa finanziaria.