mafia10.jpgBanche, fabbriche e uffici chiusi oggi a Napoli in segno di protesta contro la criminalità. Sindacati e associazioni in piazza. La protesta delle tute blu

L’avevano annunciato durante i giorni caldi dell’emergenza criminalità a Napoli: una grande manifestazione per chiedere sicurezza del territorio, lotta all’evasione scolastica, confisca dei beni alla camorra, sviluppo economico, della ricerca e delle nuove tecnologie. Dopo alcune settimane oggi è tutto pronto e organizzato da Cgil, Cisl e Uil: un corteo regionale che partirà alle 9.30 da piazza Mancini, attraverserà il centro storico e si fermerà in piazza Dante, accompagnato da uno sciopero di 8 ore. Nell’intera Campania resteranno chiusi uffici pubblici, fabbriche, scuole, banche, uffici postali e non ci saranno mezzi di trasporto per mandare due segnali, il primo al governo affinché intervenga a Napoli, ma anche nell’intero Mezzogiorno, il secondo alla città stessa. Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, infatti, saranno in piazza con i napoletani e interverranno nel comizio conclusivo per affermare che il sindacato non «abbandona» la regione. «Vogliamo dare voce – ha detto Michele Gravano, segretario generale Cgil Campania alla società civile che vuole costruire una sfida all’invadenza della criminalità e al suo potere economico, finanziario e militare». Sconfiggere, marginalizzare le organizzazioni criminali è un presupposto non solo alla convivenza civile, ma anche allo sviluppo e alla «fiducia» delle imprese per investire nel territorio. «La presenza dei clan – ha precisato il segretario della Cisl campana, Pietro Cerrito – provoca un disagio sociale che frantuma le classi. Sono tanti, infatti, i giovani, che decidono di lasciare questa regione». Mentre è necessario, secondo Anna Rea della Uil, un controllo capillare dell’area: «Non possono esserci zone d’impunità. C’è bisogno di una presenza visibile delle forze dell’ordine in tutti i quartieri per garantire sicurezza». L’iniziativa è stata salutata con entusiasmo. Tante le adesioni, dai rettori delle Università campane alle associazioni di categoria, dal mondo dello spettacolo a quello dello sport. Il corteo sarà aperto da uno striscione unitario dei sindacati dedicato alla legalità, prevista la partecipazione dei comuni campani con i loro gonfaloni e dei lavoratori di tutte le province. A seguire la manifestazione anche un nutrito gruppo di artisti di strada che coloreranno le strade. «Si tratta di una mobilitazione importante che deve essere accompagnata dalle necessarie misure di intervento di politica industriale. Questi due aspetti, ovvero la repressione dell’illegalità e la crescita produttiva e occupazionale, sono decisivi non solo per
la Campania ma per il futuro dell’insieme del nostro Paese». A sostenerlo è Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, durante un convegno promosso dall’organizzazione dei metalmeccanici. Un momento di discussione «dovuto» in una provincia atterrita dalla crisi industriale, soprattutto del polo tecnologico, e percossa dalla camorra. Le due iniziative infatti si guardano perché, come ha sostenuto Michele Colamonici, segretario Fiom Caserta, nella relazione introduttiva, «risolvere le crisi industriali, garantire reddito e lavoro a migliaia di lavoratori coinvolti, rilanciare gli investimenti industriali in ricerca ed innovazione, determinare una nuova occupazione tutelata, qualificata, stabile per consentire la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi è una condizione essenziale per sconfiggere la pervasività nell’economia della criminalità organizzata e i fenomeni di degrado sociale e civile in Campania e nel Mezzogiorno». In provincia di Caserta solo nel 2005 si sono persi 4000 posti di lavoro nel settore industriale e attualmente sono oltre 3.500 i metalmeccanici a rischio. Una fotografia, questa, che chiede interventi immediati. Come è stato più volte ricordato dai sindacalisti durante il confronto – al quale hanno partecipato Maurizio Mascoli, segretario Fiom Campania, Alfonso Gianni, sottosegretario del ministero dell’industria, Renzo Polesel, Unione industriali, Raffaele Lieto, segreteria Cgil Campania – non solo in termini di finanziamenti pubblici, incentivi alle imprese e messa in campo di ammortizzatori sociali, ma soprattutto in «limiti» legislativi alla spregiudicatezza degli industriali. In alcuni casi dei «veri banditi», come li ha definiti Franco Capobianco, assessore provinciale. La cosa sicura è che in Terra di lavoro negli ultimi tempi si è prodotta un’ecatombe del polo tecnologico con la chiusura di Italtel, Olivetti, Texas e Face Standard. Attualmente solo nella società Ixfin che ha dichiarato il fallimento ci sono 900 lavoratori in Cigs, ma anche in Flextronics e in Finmec la situazione non cambia. Al corteo per la legalità le tute blu oggi ci saranno anche per dire basta.