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E intanto i lavoratori restano in un angolo
Andrea Capocci*

Non è colpa di un´inserzione a pagamento dei COBAS se la manifestazione «Stop Precarietà Ora» si è trasformata in un appuntamento scomodo per il governo di centro-sinistra. Chi ha frequentato i movimenti in questi anni poteva immaginarselo.
L´opposizione alle «leggi-vergogna» (Maroni, Bossi-Fini, Moratti) non si è mai limitata ad un anti-berlusconismo di maniera, ma ha puntualmente individuato le responsabilità politiche trasversali. Chi ha manifestato contro le riforme del lavoro e delle politiche migratorie non difendeva certo il pacchetto Treu o i Cpt della legge Turco-Napolitano, opera di un altro governo «amico».
Identica la situazione nell´università e nella ricerca: la riforma Moratti, piuttosto che precarizzare il settore, sanciva una condizione preesistente al governo Berlusconi. Il 70% dei 55 mila precari dell´università, ad esempio, sono quei docenti co.co.co. introdotti con la riforma Berlinguer-Zecchino. La lotta contro la riforma Moratti, perciò, chiedeva e chiede una riorganizzazione complessiva del sistema, che investisse didattica e ricerca; riforme da decidere in Parlamento, certo, ma anche risorse da stanziare in Finanziaria, senza le quali nessuna riforma è possibile.
Il ragionamento è davvero semplice: si possono chiedere nuovi diritti per chi studia e lavora nell´università e negli enti di ricerca solo se, allo stesso tempo, si combattono i tagli contenuti nella finanziaria, che allontanano ancora i laboratori italiani dagli standard europei. Tanto più forte è il nesso tra riforme e politica economica per i precari, tanto più incomprensibili appaiono i «distinguo» sui toni e i dietro-front apparsi in questi giorni. Le organizzazioni sindacali sono impegnate su molti tavoli, e le partite più dure sembrano giocarle tra loro. Ma così facendo, le loro agende politiche si allontanano dalla realtà.
Nel mezzo, rimangono le precarie e i precari che nelle piattaforme ufficiali si riconoscono sempre meno. Con gli altri, anche il precariato dell´università sarà in piazza oggi 4 novembre e, di nuovo, il 17, una giornata davvero particolare: si annunciano mobilitazioni degli studenti, dei sindacati di base e persino dei confederali dell´università e della ricerca, salvo nuovi dietro-front. In queste due occasioni porteranno in piazza rivendicazioni di nuovo welfare, di casa e di servizi, di formazione e di cultura (temi forse di qualche attualità?), per dare ospitalità a chi non ha seguito l´ultimo reality show, «Sindacalisti su Marte». Life is now.
*Rete dei ricercatori precari