damiano2.jpgDamiano: nuovi contratti a termine
Stefano Raiola
«La forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato». Da Venezia, dove ieri hanno lanciato ufficialmente «Il manifesto riformista del lavoro», il ministro del lavoro Cesare Damiano, e il presidente della Commissione lavoro del Senato, Tiziano Treu, hanno fatto un passo verso la stabilizzazione dei rapporti del lavoro, con una proposta tesa a rendere più difficili le assunzioni a termine. Sulla questione tuttavia si rischia una spaccatura del sindacato (Cisl e Uil si sono mostrate poco favorevoli alla proposta del ministro del lavoro), oltre all’apertura di un nuovo fronte di scontro con Confindustria.
Partendo dal programma di governo dell’Unione, Damiano ha tracciato quelle che ha definito «le linee guida per il contratto a termine»: con un comunicato diffuso ieri ha spiegato che i rapporti di lavoro a tempo determinato dovranno essere limitati solo a situazioni particolari, motivate «sulla base di un oggettivo carattere temporaneo nelle prestazioni richieste e non dovranno superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa».
Per quanto riguarda la concreta identificazione delle cause che possono giustificare un contratto a termine, Damiano ha lasciato tre mesi di tempo alle parti sociali affinché possano pervenire a un accordo comune. In caso contrario «il governo – ha specificato il ministro – su proposta del ministero del lavoro, si riserva di procedere all’adozione di un provvedimento legislativo. Gli stessi criteri si applicheranno alla definizione delle percentuali di ricorso ai contratti a tempo determinato rispetto al numero dei lavoratori «fissi» presenti in azienda.
Il raggiungimento di un punto comune tra le parti si preannuncia però come un’impresa tutt’altro che semplice, per lo meno stando alle prime reazioni di sindacati e Confindustria.
L’intervento del ministro del lavoro è stato accolto con favore dalla sola Cgil: «Il comunicato sulla riforma del contratto a termine – ha commentato il segretario confederale, Fulvio Fammoni – apre una ulteriore fase del confronto per nuove regole del lavoro e ciò rappresenta una notizia positiva». Critici con il provvedimento invece Cisl e Uil, che hanno parlato di «errore» e di volontà del governo di scavalcare le parti, giudicando esiguo il termine dei tre mesi, e inaccettabile l’intervento legislativo. Scontato il dissenso degli industriali che hanno bocciato senza mezzi termini la riforma annunciata da Damiano. E’ «ingiustificata e inopportuna – ha tagliato corto il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei – l’ipotesi di riforma avrebbe l’effetto di innescare un vasto contenzioso per il solo fatto di fondarsi su pretese disfunzioni dell’attuale disciplina rispetto ai criteri dettati dall’Europa».
Ma da Venezia, dove oggi si chiuderanno gli incontri di riflessione sul futuro del lavoro, Damiano non ha alcun dubbio sulla bontà della proposta come elemento per contrastare la precarietà. Anzi ha rilanciato annunciando altre riforme come la revisione del codice degli appalti (in particolare la clausola del massimo ribasso) e l’introduzione della flessibilità nel sistema previdenziale nazionale, «superando la rigidità introdotta dall’ex ministro del lavoro», il leghista Roberto Maroni (si riferisce al cosiddetto «scalone»). «Vogliamo tornare a logiche di flessibilità – ha spiegato infine Damiano – considerare la questione dei lavori usuranti e vogliamo anche superare il divieto di cumulo tra stipendio e pensione».